Cgil, sette donne su dieci fuori dalla pensione anticipata
di Valentina ConteROMA – Il prossimo anno sette donne su dieci non riusciranno ad accedere alla pensione anticipata. E dovranno restare più a lungo al lavoro, se ce l’hanno. È l’effetto combinato delle strette operate dalle due manovre Meloni su Ape sociale, Opzione donna, Quota 103. E da ultimo anche il taglio degli assegni di 732.300 lavoratori pubblici, dai medici alle maestre, dagli ufficiali giudiziari ai dipendenti degli enti locali.
Il crollo delle anticipate
La Cgil calcola che rispetto all’era Draghi, ovvero al 2022, le pensioni anticipate delle donne già calate del 28% nel 2023 - da 107 mila a 77 mila, come documentato dall’Inps - subiranno un ulteriore dimagrimento di entità simile a 55 mila quest’anno e poi quasi dimezzate a 30 mila annui nel 2025-2026 (20 mila nel privato e 10 mila nel pubblico), quando la revisione dei coefficienti di rendimento degli assegni dei medici e degli altri statali andrà a pieno regime. Il totale …
ROMA – Il prossimo anno sette donne su dieci non riusciranno ad accedere alla pensione anticipata. E dovranno restare più a lungo al lavoro, se ce l’hanno. È l’effetto combinato delle strette operate dalle due manovre Meloni su Ape sociale, Opzione donna, Quota 103. E da ultimo anche il taglio degli assegni di 732.300 lavoratori pubblici, dai medici alle maestre, dagli ufficiali giudiziari ai dipendenti degli enti locali.
Il crollo delle anticipate
La Cgil calcola che rispetto all’era Draghi, ovvero al 2022, le pensioni anticipate delle donne già calate del 28% nel 2023 - da 107 mila a 77 mila, come documentato dall’Inps - subiranno un ulteriore dimagrimento di entità simile a 55 mila quest’anno e poi quasi dimezzate a 30 mila annui nel 2025-2026 (20 mila nel privato e 10 mila nel pubblico), quando la revisione dei coefficienti di rendimento degli assegni dei medici e degli altri statali andrà a pieno regime. Il totale dal 2022 al 2025: -72% di uscite anticipate tra le donne.
«Il taglio del governo Meloni, secondo le nostre stime, è clamoroso per le donne», spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil. Entrando nel merito, spiega Cigna: «Nessuna donna accederà alla nuova Quota 103. Appena 250 riusciranno ad agganciare Opzione donna, di fatto quasi abolita. E altre 3.510 useranno l’Ape sociale. In totale, solo 3.760 donne saranno esonerate dalla legge Fornero».
L’effetto del taglio a medici e altri dipendenti pubblici
A queste vanno aggiunte quelle che dovranno lavorare fino ai 67 anni (età di vecchiaia) per evitare il taglio dei pubblici. Nel caso di medici e infermieri e di tutto il comparto sanitario anche fino a “Quota 46”, allungando di tre anni la permanenza al lavoro. Di fatto una stretta pure della legge Fornero. «Lo diciamo da tempo: questo governo è riuscito nell’impresa di fare peggio della legge Monti-Fornero», dice Lara Ghiglione, segretario confederale Cgil.
Opzione donna, Ape sociale e Quota 103 penalizzate
Opzione donna già nel 2023 era diventata difficilmente accessibile perché riservata solo a determinate categorie (disoccupate, caregivers, disabili). Quest’anno si è alzata anche l’età da 60 a 61 anni da avere entro il 31 dicembre 2023. Stessa cosa su Ape sociale: età allungata a 63 anni e 5 mesi, ovvero 5 mesi in più. Quota 103 (62 anni e 41 di contributi) prevede il ricalcolo contributivo, ha un tetto massimo erogabile, non è compatibile con redditi da lavoro e le finestre di uscita si sono allungate. Un mix micidiale per le donne.