Ora Leo vuole scovare gli evasori sui social. Ma il Garante per la privacy dice no
di Giuseppe ColomboROMA - Dal Fisco “amico” alla caccia agli evasori sui social. Idee e capriole della destra al governo. Pur di provare a liberarsi dalle accuse di strizzare l’occhio a chi non paga le tasse, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo - regista della riforma fiscale - lancia l’Agenzia delle entrate in versione Grande Fratello: “Stiamo lavorando, con l’Agenzia e Sogei, al cosiddetto data scraping, cioè considerare i dati sul tenore di vita che professionisti e imprenditori pubblicano sui social”.
E quindi le foto alle Maldive o al tavolo di un ristorante stellato in mano alle Entrate, che verificherà se sono in linea con il reddito dichiarato da chi le ha pubblicate.
Materiale da utilizzare assieme alla proposta che verrà presentata al contribuen…
ROMA - Dal Fisco “amico” alla caccia agli evasori sui social. Idee e capriole della destra al governo. Pur di provare a liberarsi dalle accuse di strizzare l’occhio a chi non paga le tasse, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo - regista della riforma fiscale - lancia l’Agenzia delle entrate in versione Grande Fratello: “Stiamo lavorando, con l’Agenzia e Sogei, al cosiddetto data scraping, cioè considerare i dati sul tenore di vita che professionisti e imprenditori pubblicano sui social”.
E quindi le foto alle Maldive o al tavolo di un ristorante stellato in mano alle Entrate, che verificherà se sono in linea con il reddito dichiarato da chi le ha pubblicate.
Materiale da utilizzare assieme alla proposta che verrà presentata al contribuente che aderirà al concordato preventivo biennale: il “discusso” patto che congela le imposte per due anni. Aperto a tutti, anche a chi ha una pagella fiscale debole, quindi un sospetto evasore.
Ma la giravolta è complessa. La Lega dice no. Furioso, Matteo Salvini. Manda avanti i suoi, in testa il consigliere economico Armando Siri, per respingere quella che viene definita una "caccia alle streghe”.
L’intenzione di Leo, quindi, rischia di restare un annuncio. A maggior ragione, tenendo conto di come il Garante per la privacy avrebbe accolto la proposta del fedelissimo di Giorgia Meloni. Non c’è ancora una presa di posizione ufficiale, ma più fonti hanno spiegato a Repubblica che, se consultata, l’Authority è intenzionata a respingere l’idea.
Un segnale in tal senso è già arrivato, seppure passato sotto traccia. Basta leggere il parere sul decreto legislativo, poi sdoppiato, che contiene sia il concordato preventivo biennale così come le nuove norme sull’accertamento.
Il parere, datato 11 gennaio, è positivo, ma nel testo figurano anche alcune condizioni. Una riguarda l’esclusione delle informazioni "pubblicamente disponibili” da quelle che le Entrate possono utilizzare per i controlli sui contribuenti: la raccomandazione è stata raccolta dal governo.
Una contraddizione rispetto alla volontà di usare il materiale pubblicato sui social? In realtà, la fattispecie in questione, spiegano fonti dell’esecutivo, ha a che fare con le banche dati, non con Internet.
Ma le informazioni pubblicate sui social - è invece il ragionamento del Garante - rientrano di fatto tra quelle disponibili pubblicamente. Al pari di quelle contenute negli archivi, non possono quindi finire nella disponibilità dell’Agenzia delle entrate per gli accertamenti.
A sostegno di questa tesi, fonti dell’Authority portano due motivazioni. La prima è l’inaffidabilità di immagini e video che compaiono su Facebook o Instagram. Insomma potrebbero essere falsi. La seconda ragione è la violazione della privacy degli utenti: il tema della riservatezza, infatti, riguarda anche la finalità della pubblicazione.
Leo si dice fiducioso, il tentativo era stato già abbozzato dal governo Draghi. Poi l’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce è caduto. Ma i dubbi del Garante sono rimasti sempre gli stessi.
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