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Recuperati 25 miliardi di evasione. Ora il governo plaude l’Agenzia delle entrate

(fotogramma)
Il ministro dell’Economia Giorgetti: “Il ruolo delle Entrate scomodo ma cruciale”. Possibile tesoretto di 4 miliardi per ridurre le imposte
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ROMA - La strategia anti evasione dell’Agenzia delle entrate ora piace al governo. Applaudita in coro perché i dati relativi al 2023 dicono che la macchina guidata da Ernesto Maria Ruffini ha portato 24,7 miliardi nelle casse dello Stato. Mai così tanti. Nel 2022, l’incasso si era fermato 4,5 miliardi più in giù, a 20,2. In ogni caso, una cifra mai raggiunta prima.

Numeri subito “festeggiati” dalla destra, per quanto non sia merito delle misure finora adottate da Palazzo Chigi. Un record dopo l’altro, dunque. E così per un giorno, la destra ha archiviato "il pizzo di Stato”, come Giorgia Meloni, già in sella a Palazzo Chigi, definì le tasse che il Fisco chiede ai piccoli commercianti.

Allora, era lo scorso maggio, tirò una bordata alle Entrate, accusata di fare “più caccia al gettito che lotta all’evasione”. Non fu un attacco isolato. Poco dopo, infatti, arrivarono le considerazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di tagliare i processi per evasione fiscale. …

ROMA - La strategia anti evasione dell’Agenzia delle entrate ora piace al governo. Applaudita in coro perché i dati relativi al 2023 dicono che la macchina guidata da Ernesto Maria Ruffini ha portato 24,7 miliardi nelle casse dello Stato. Mai così tanti. Nel 2022, l’incasso si era fermato 4,5 miliardi più in giù, a 20,2. In ogni caso, una cifra mai raggiunta prima.

Numeri subito “festeggiati” dalla destra, per quanto non sia merito delle misure finora adottate da Palazzo Chigi. Un record dopo l’altro, dunque. E così per un giorno, la destra ha archiviato "il pizzo di Stato”, come Giorgia Meloni, già in sella a Palazzo Chigi, definì le tasse che il Fisco chiede ai piccoli commercianti.

Allora, era lo scorso maggio, tirò una bordata alle Entrate, accusata di fare “più caccia al gettito che lotta all’evasione”. Non fu un attacco isolato. Poco dopo, infatti, arrivarono le considerazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di tagliare i processi per evasione fiscale. E, soprattutto, il concordato preventivo biennale, il patto tra l’Agenzia e le partite Iva che congela le tasse per due anni, ammettendo al tavolo anche i sospetti evasori.

Così, ieri, è toccato per primo al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti elogiare il lavoro dell’Agenzia. Seduto al tavolo insieme al suo viceministro Maurizio Leo, l’ideatore della riforma fiscale, e allo stesso Ruffini, il titolare del Tesoro ha elogiato i risultati presentati dal direttore generale delle Entrate: "Il ruolo dell’Agenzia è scomodo ma cruciale”.

E parole di apprezzamento sono arrivate anche da Leo: "Un ottimo risultato, tutto sta andando nella direzione che vogliamo”. Eppure, per mesi, lo stesso viceministro ha ripetuto che la lotta all’evasione “deve cambiare verso perché abbiamo un tax gap tra 80 e 100 miliardi”.

Anche il tax gap, la propensione all’evasione misurata dalla differenza tra le tasse incassate e quelle attese, è sceso: da 89,5 miliardi del 2016 a 66,5 del 2021, anche se i numeri non considerano contributi, accise e Imu.

Il dato aggregato è ancora consistente, ma la flessione dei tributi che rispondono alla gestione delle Entrate è, in proporzione, più forte ed evidente.

Così come è chiaro che a funzionare è l’intera macchina, con il suo operato “tradizionale”: ben 11,6 dei 24,7 miliardi recuperati arrivano da attività ordinarie. Solo 5,1 miliardi, invece, da misure straordinarie come la rottamazione delle cartelle e la pace fiscale.

È positivo anche il trend del gettito spontaneo, cioè le somme che i contribuenti versano autonomamente al Fisco: sempre l’anno scorso sono aumentate di quasi 27 miliardi rispetto al 2022 (+5%), superando i 536 miliardi.

Insomma i dati sorridono al governo, che passa all’incasso. Dei 24,7 miliardi recuperati dalle Entrate (oltre 31 se si considerano i 6,7 riscattati per conto di altri enti come Inps e Comuni), ci sono 4,2 miliardi che possono tornare molto utili.

Arrivano dall’attività di promozione della compliance, gettito spontaneo che incide sulla riduzione del tax gap, l’elemento da prendere come riferimento per calcolare quante risorse sottratte al “nero” finiranno nel fondo per la riduzione della pressione fiscale.

Se queste risorse non sono già nei tendenziali, potranno essere utilizzate per tagliare le tasse: i conti si faranno ad aprile, con il Documento di economia e finanza.

Nel frattempo il governo lavora a una possibile riapertura della rottamazione quater, che potrebbe riammettere chi è decaduto perché non ha pagato le prime due rate: l’anno scorso sono arrivati 6,8 miliardi.

Il plauso del governo alle Entrate non finisce qui. Insieme alla Guardia di Finanza, l’Agenzia ha bloccato 2,2 miliardi di crediti fittizi legati ai bonus edilizi (in tutto 8,5 miliardi da settembre 2021).

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