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Etiopia a tutto elettrico: è il primo Paese a dire stop all’importazione di auto a motore termico

Addis Abeba mette al bando l’ingresso di veicoli non green. Sullo sfondo il flirt con la Cina, che punta al mercato africano per espandere le vendite di auto elettriche
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Alzi la mano chi l’avrebbe mai detto. L’Etiopia sorpassa all’ultimo diversi Paesi, ad iniziare dalla Norvegia, con l’obiettivo di essere il primo Stato a mettere al bando le auto termiche, consentendo solo la vendita di vetture elettriche. Da quando? “Da subito”, è la risposta il Ministro dei Trasporti e della Logistica, Alemu Sime. «La decisione è stata presa: le auto non potranno entrare in Etiopia a meno di non essere elettriche» ha detto il 29 gennaio presentando il rapporto semestrale al Comitato permanente per lo sviluppo urbano e i trasporti della Camera dei rappresentanti del popolo. E c’è chi già guarda con interesse alla questione, come la Cina e i suoi produttori di auto alla ricerca di mercati dove espandersi. L’Etiopia, che intrattiene rapporti commerciali importanti e intensi con la Cina, potrebbe rappresentare il punto di ingresso delle vetture a batterie made in Pechino in Africa.

Alzi la mano chi l’avrebbe mai detto. L’Etiopia sorpassa all’ultimo diversi Paesi, ad iniziare dalla Norvegia, con l’obiettivo di essere il primo Stato a mettere al bando le auto termiche, consentendo solo la vendita di vetture elettriche. Da quando? “Da subito”, è la risposta il Ministro dei Trasporti e della Logistica, Alemu Sime. «La decisione è stata presa: le auto non potranno entrare in Etiopia a meno di non essere elettriche» ha detto il 29 gennaio presentando il rapporto semestrale al Comitato permanente per lo sviluppo urbano e i trasporti della Camera dei rappresentanti del popolo. E c’è chi già guarda con interesse alla questione, come la Cina e i suoi produttori di auto alla ricerca di mercati dove espandersi. L’Etiopia, che intrattiene rapporti commerciali importanti e intensi con la Cina, potrebbe rappresentare il punto di ingresso delle vetture a batterie made in Pechino in Africa.

Da quello che si capisce il Paese africano vuole bloccare le importazioni di vetture con motore termico, anche se in realtà non sono stati chiariti i termini del piano, né se l’Etiopia riuscirà a stoppare l’ingresso di vetture e benzina nei prossimi mesi. Anche perché nel 2025, ad esempio, il divieto scatterà in Norvegia, anticipando di dieci anni l’Europa.

Non è solo un problema di inquinamento, che esiste e va affrontato, soprattutto nelle città, come Addis Abeba. Il Paese vuole mettere un freno alla spesa in combustibili fossili e derivati dal petrolio, su cui impegna circa 6 milioni di dollari all’anno. Meglio buttarsi sulle fonti rinnovabili, che non mancano, e sono a più buon mercato. Non mancano problemi infrastrutturali. La metà della popolazione, vuol dire 60 milioni su 120, non è raggiunta dalla corrente elettrica. Ma il 95% del fabbisogno elettrico è coperto grazie all’eolico, 1 milione di megawatt, e all’idroelettrico, 50 mila megawatt. Entro la fine del 2024 andrà a regime la diga di Gerd, Grand Ethiopian Renaissance Dam: ha una capacità di oltre 6 GW e una produzione annua stimata in quasi 20 TWh. Il più grande impianto idroelettrico dell’Africa. E non mancano progetti per realizzare campi fotovoltaici: il sole è un’altra fonte sicura.

La corrente elettrica non dovrebbe mancare. Peccato che non ci sia una rete di colonnine sufficiente per sostenere la transizione rapida annunciata da Sime, a meno di corposi investimenti stranieri. D’altronde pure la diffusione delle auto a benzina e diesel è minima in Etiopia: una media di 3 ogni 1000 abitanti. In aiuto all’Etiopia potrebbe arrivare la Cina. Il Paese africano potrebbe diventare la testa di ponte per invadere con le vetture made in Pechino molti altri Stati del continente, accelerando così il processo di transizione. L’Etiopia prevede un aumento degli investimenti diretti esteri dalla Cina. Lelise Neme, commissario della Commissione per gli Investimenti dell’Etiopia, durante l’ultimo Invest Ethiopia 2023” ad Addis Abeba, che ha raccolto oltre 100 gruppi in arrivo dalla Cina, ha detto che gli interventi del Paese del Dragone stanno ancora aumentando. “Mi aspetto che gli investimenti cinesi in Etiopia raddoppino a breve. Ci aspettiamo molto dalla Cina, soprattutto nei settori manifatturiero, delle energie rinnovabili e dell’agricoltura”, ha detto Neme.

D’altronde sono già sparite da Addis Abeba le vecchie Fiat 124 con marchio Lada importate dall’Urss quando l’Etiopia era comunista. Facevano da taxi. E hanno lasciato spazio ai taxi giallo-blu prodotti in Cina. Ora sarà la volta dell’elettrico? Saliem Fakir, direttore esecutivo dell’African Climate Foundation, sottolinea che “mentre i veicoli cinesi dominano nella maggior parte dei mercati africani, la diffusione dei veicoli elettrici è bassa a causa della mancanza di elettricità affidabile e di altri ostacoli associati ai veicoli elettrici”. Vero.

L’offensiva dei produttori cinesi

Tuttavia i produttori di Pechino di veicoli elettrici, come BYD, Geely, Dongfeng Motor, Great Wall Motor, SAIC Motor, Haval e JAC Motors si stanno espandendo in Africa. Vendono veicoli in mercati come Sudafrica, Ruanda, Egitto, Etiopia, Zimbabwe, Ghana, Marocco e Nigeria. E l’Africa è considerato un mercato strategico anche dai produttori occidentali. Gli autobus di Byd sono già una realtà. L’azienda keniota di veicoli elettrici BasicGo fornisce pullman a batteria in collaborazione proprio con Byd. Gli autobus vengono importati in Kenya parzialmente assemblati da Byd e completati nel sito Associated Vehicle Assemblers di Mombasa, dove in futuro verranno assemblati completamente. Un processo che si potrebbe adattare anche alle vetture.

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