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La pensione dei Millennials intrappolata nei valori soglia sempre più alti. Colpa del governo Meloni e dell’inflazione

(agf)
La manovra ha alzato i moltiplicatori. L’indicizzazione li ha fatti volare. Complicato uscire a 64 o 67 anni. Traguardo a 71 anni o più. La Cgil: “Servono retribuzioni altissime per compensare. Dopo le donne, il governo punisce anche i giovani”
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ROMA – Si complica la pensione per i Millennials. Il governo Meloni ha reso l’uscita di quanti hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 ancora più difficile, se non impossibile. Il vincolo fortissimo è il multiplo dell’assegno sociale. Una sorta di valore soglia minimo alla pensione: se non ce l’hai, lavori fino a 71 anni o più.

Ebbene questo multiplo è indicizzato all’inflazione. E in questi due anni è salito a dismisura, mentre gli stipendi rimanevano al palo. Non solo. Il governo Meloni ha anche aumentato quel multiplo. Portando l’asticella a livelli quasi impossibili da raggiungere. A conti fatti, dice la Cgil, servono altri 224 mila euro di retribuzioni solo per compensare l’impennata del valore soglia.

Cosa dice la legge Fornero

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ROMA – Si complica la pensione per i Millennials. Il governo Meloni ha reso l’uscita di quanti hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 ancora più difficile, se non impossibile. Il vincolo fortissimo è il multiplo dell’assegno sociale. Una sorta di valore soglia minimo alla pensione: se non ce l’hai, lavori fino a 71 anni o più.

Ebbene questo multiplo è indicizzato all’inflazione. E in questi due anni è salito a dismisura, mentre gli stipendi rimanevano al palo. Non solo. Il governo Meloni ha anche aumentato quel multiplo. Portando l’asticella a livelli quasi impossibili da raggiungere. A conti fatti, dice la Cgil, servono altri 224 mila euro di retribuzioni solo per compensare l’impennata del valore soglia.

Cosa dice la legge Fornero

Andiamo per ordine. Il multiplo arriva con la riforma Fornero. I post 1996 per andare in pensione di vecchiaia - 67 anni, ma l’età si allunga con la speranza di vita - dovevano avere una pensione di almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Per la pensione anticipata con 64 anni e 20 di contributi, dovevano poter avere una pensione da 2,8 volte l’assegno sociale.

Il multiplo di per sé era già molto alto. Ma se consideriamo che negli anni l’assegno sociale è stato rivalutato all’inflazione, la soglia di accesso alle due forme di pensionamento è cresciuta di conseguenza. Basta guardare la sequenza dell’assegno sociale: valeva 460 euro nel 2021, poi 468 euro nel 2022, ha sfondato i 507 euro nel 2023 e quest’anno vale 534 euro.

Per accedere alla vecchiaia serviva una pensione di 690 euro nel 2021 e 761 euro nel 2023. Per l’anticipata, siamo passati in tre anni da 1.288 euro a 1.420 euro di valore soglia. Quest’anno la situazione è peggiorata ancora. Perché oltre all’impennata dei prezzi, il governo ha cambiato i moltiplicatori.

Cosa dice la manovra Meloni

Il governo Meloni fa due cose, nella sua seconda legge di Bilancio. Abbassa il moltiplicatore per la vecchiaia portandolo da 1,5 volte a 1 volta l’assegno sociale. Ma alza a 3 volte quello per la pensione anticipata a 64 anni (solo per madri con figli si scende a 2,8 o 2,6 se con tre figli). Nel frattempo però l’assegno sociale è volato perché indicizzato all’inflazione.

Ormai siamo a 534 euro. Quindi per uscire con la vecchiaia il valore soglia della pensione deve essere pari a 534 euro, tanto quanto vale l’assegno sociale. Per andare in pensione anticipata occorre avere una pensione da 1.602 euro (se uomini o donne senza figli). Roba da ricchi. A ben vedere anche l’abbassamento del governo Meloni del moltiplicatore a 1 per la vecchiaia non migliora di tanto le cose.

Lo studio Cgil

Calcola la Cgil – nello studio coordinato da Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali del sindacato – che solo negli ultimi due anni di super inflazione (l’assegno viene adeguato ogni anno all’aumento dei prezzi dell’anno prima), l’assegno sociale è salito del 13,5%. Mentre le retribuzioni crescevano solo del 4,4% (dati Istat). Una differenza di 9 punti.

Per recuperare questa differenza, un Millennial dovrebbe assicurarsi altri 224.500 euro di retribuzione aggiuntiva fino alla pensione. Così da versare 74 mila euro di contributi e far crescere la pensione di 294 euro al mese, tanti quanti occorrono per bilanciare l’aumento della soglia. Difficile, se non impossibile. Risultato: addio pensione anticipata.

E per alcuni mestieri pagati poco, come ad esempio un lavoratore delle pulizie a part-time a 6 ore al giorno e 600 euro al mese, anche addio alla pensione di vecchiaia a 67 anni perché sotto soglia (440 euro di pensione maturata), anche se il governo Meloni (vantandosene) l’ha abbassata.

Non resta che lavorare fino a 71 anni, limite di età suscettibile all’allungo per la speranza di vita, ma senza soglia di accesso. In molte professioni però, quelle più dure e precarie, la speranza di vita è più basse di altre. Si rischia di non vederla neppure, la pensione. “Dopo aver penalizzato le donne, il governo punisce anche i giovani”, dice Lara Ghiglione, segretaria confederale Cgil. “Poveri al lavoro e sempre più poveri in pensione”.

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