Economia

L’industria dell’auto

Elkann: “Puntiamo a rafforzarci in Italia” Meloni attacca Tavares

Il presidente di Stellantis e di Gedi, John Elkann

Il presidente di Stellantis e di Gedi, John Elkann

 (ansa)
Il presidente di Stellantis tende la mano al governo sui piani di sviluppo:

“Impegnati al Tavolo Automotive”. Smentite le voci di nozze con Renault

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Torino — Nessun piano per arrivare alle nozze con Renault e impegno di Stellantis al Tavolo Automotive. Il presidente del gruppo automobilistico italo-francese, John Elkann, smentisce qualsiasi matrimonio. Voci che erano state riprese dal Messaggero. E sfrutta l’occasione per provare a chiudere la querelle con il governo Meloni dopo lo scontro a distanza tra l’amministratore delegato, Carlos Tavares, e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. La premier Giorgia Meloni, impegnata in Giappone, reagisce però attaccando e non sembra voler mettere la parola fine.

«Non esiste alcun piano allo studio riguardante operazioni di fusione di Stellantis con altri costruttori», dice il presidente Elkann, che è anche numero uno del gruppo Gedi che edita Repubblica. Per gli esperti del settore, però, più che la fusione con Renault sono allo studio sinergie tra le case per abbattere i costi e prepararsi alla sfida cinese. «La società - rimarca Elkann - è concentrata sull’esecuzione del piano strategico Dare forward e nella puntuale realizzazione dei progetti annunciati per rafforzare l’attività in ogni mercato dove è presente, inclusa l’Italia». Poi la mano tesa a Meloni: «Stellantis è impegnata al Tavolo Automotive che vede uniti il governo italiano con tutti gli attori della filiera nel raggiungimento di importanti obiettivi comuni per affrontare insieme la transizione elettrica». Come il ritorno a 1 milione di vetture prodotte in Italia.

Dopo, dal Giappone, arrivano le parole di Meloni. «Siamo interessati a ogni forma di investimento che possa produrre posti di lavoro, siamo molto attenti al settore automotive, ne abbiamo parlato anche con i ceo di grandi aziende giapponesi, il rapporto deve essere equilibrato», sottolinea la premier che torna sulla querelle incentivi e rischi per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. «Quello che ho letto mi è parso abbastanza bizzarro», dice Meloni che non è riuscita a recuperare l’intervista originale di Tavares a Bloomberg. «Un manager di quel livello dovrebbe sapere che gli incentivi non possono essere rivolti a una sola azienda e che abbiamo investito negli ecoincentivi». Meloni ripete che il governo ha messo un miliardo. In realtà i soldi sono quelli decisi dall’esecutivo Draghi: 610 milioni per il 2024 più 330 residui del 2022. Il sistema è cambiato: incentivi più ricchi, fino a 13.750 euro, ma non ancora entrati in vigore.

A rendere più polemica la reazione è il vicepremier Matteo Salvini: «Con tutto quello che agli italiani è costata l’ex Fiat, l’attuale Stellantis è l’ultima che può imporre, disporre o minacciare. Lo Stato ci è già entrato 18 volte con i soldi dei cittadini». E il leader di Azione, Carlo Calenda, aggiunge: «Elkann deve dettagliare i piani per investimenti, fabbriche e occupazione. Assicurazioni date quando serviva la garanzia dello Stato e che sono state smentite da Tavares».

Stellantis ha annunciato un mese di cassa integrazione a marzo per i 2.260 operai di Mirafiori a Torino: le linee Maserati e 500 elettrica lavoreranno su un turno. Lo stop è in realtà di sette settimane perché c’è già cassa dal 12 febbraio. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) chiede di «assegnare un altro modello di largo consumo accanto alla 500 e di anticipare i modelli Maserati».

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