Il governo mette le mani su dati e appalti di Inps, Inail e Istat
di Valentina ConteROMA — Le mani del governo Meloni sui dati di Inps, Inail e Istat. E sugli appalti miliardari che servono a digitalizzare e modernizzare i tre istituti, al momento guidati da presidenti non operativi o parzialmente operativi.
Quelli di Inps e Inail non operativi perché ancora in attesa del nuovo cda e poi del direttore generale: Gabriele Fava e Fabrizio D’Ascenzo. Quello di Istat, solo un presidente “facente funzioni”: Francesco Maria Chelli, in scadenza a fine marzo con tutto il cda, mentre la riconferma dell’uscente Gian Carlo Blangiardo non ha trovato i voti in Parlamento.
Come nasce 3-I
In un momento di così grande incertezza e di stallo politico sulle nomine dei vertici dei tre più importanti Istituti pubblici del Paese, Palazzo…
ROMA — Le mani del governo Meloni sui dati di Inps, Inail e Istat. E sugli appalti miliardari che servono a digitalizzare e modernizzare i tre istituti, al momento guidati da presidenti non operativi o parzialmente operativi.
Quelli di Inps e Inail non operativi perché ancora in attesa del nuovo cda e poi del direttore generale: Gabriele Fava e Fabrizio D’Ascenzo. Quello di Istat, solo un presidente “facente funzioni”: Francesco Maria Chelli, in scadenza a fine marzo con tutto il cda, mentre la riconferma dell’uscente Gian Carlo Blangiardo non ha trovato i voti in Parlamento.
Come nasce 3-I
In un momento di così grande incertezza e di stallo politico sulle nomine dei vertici dei tre più importanti Istituti pubblici del Paese, Palazzo Chigi ha messo gli occhi – e anche gli uomini e le donne di sua fiducia – sulla società per azioni 3-I, dalle tre iniziali di Inps, Inail e Istat. Nata come progetto Pnrr durante il governo Draghi “per lo sviluppo, la manutenzione e la gestione di soluzioni software e di servizi informatici a favore degli enti previdenziali e delle pubbliche amministrazioni centrali”, dice la legge istitutiva 79 del 29 giugno 2022.
L’attuale presidente di 3-I, Gennaro Terracciano ha sostituito Claudio Anastasio, costretto alle dimissioni dopo le rivelazioni di Repubblica su una mail interna inviata ai dipendenti in cui citava frasi roboanti di Mussolini che rivendicava il delitto Matteotti.
Lo Statuto stravolto
Ebbene Terracciano – già avvocato amministrativo e avvocato di Stato, molto stimato da Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi – il 5 febbraio scorso ha presentato al cda di 3-I una proposta di modifica dello Statuto della società che ha però spaccato il cda ed è stata respinta.
In 44 pagine con i due testi a fronte, quello vigente e l’altro modificato, si interviene in modo diffuso e chirurgico togliendo ove possibile l’aggettivo “esclusivo”. Limando e riducendo così il “controllo analogo”, ovvero i poteri di controllo del ministero del Lavoro e dei tre enti azionisti: Inps con il 49%, Inail al 30% e Istat al 21%.
In questo modo il vero e unico padrone di questa scatola per ora vuota, ma poi crocevia di milioni di dati e miliardi di appalti (solo la gara Inps per i servizi applicativi vale 1,9 miliardi), sarebbe Palazzo Chigi, visto che presidente e direttore generale di 3-I sono nominati dal presidente del Consiglio. E qui la vicenda si intreccia con l’altra ancora non risolta delle nomine Inps.
La regia di Fazzolari
Perché quest’operazione vada in porto c’è bisogno di una forte sponda tra Inps e 3-I, soprattutto tra i direttori generali. Il regista della sponda è il sottosegretario di Chigi e braccio destro di Meloni, Giovanbattista Fazzolari. In 3-I è già arrivato a dicembre Stefano Acanfora che da dirigente della Regione Lazio aveva dato una consulenza da 166 mila euro a Fazzolari nel 2017. Notizia pubblicata dal quotidiano Domani e mai smentita.
All’Inps, come scritto in più occasioni da Repubblica, Fazzolari vorrebbe mettere nella cruciale casella di direttore generale la sua fedelissima Valeria Vittimberga, attuale capo della direzione acquisti dell’Istituto, già nel Fronte della gioventù. Il duo Acanfora-Vittimberga metterebbe a terra non solo una 3-I a disposizione di Palazzo Chigi. Ma una 3-I che ingloberebbe gli attuali tre servizi informatici degli enti, compreso il trasferimento dei loro addetti.
Il controllo della politica
Eventualità mai contemplata dal progetto originario che parlava di “ottimizzazione, fluidità, condivisione delle banche dati, interoperatività, realizzazione di economie di scale, riduzione del ricorso a forniture esterne”.
Si definisce così il controllo diretto della politica e della sua massima espressione, la Presidenza del Consiglio dei ministri, sugli Istituti che custodiscono le anagrafiche di 16 milioni di pensionati, 23,7 milioni di lavoratori, 1,8 milioni di disoccupati, 4,5 milioni di imprese. Insomma, degli italiani.