L’assegno unico fa crescere l’Isee: “Molte famiglie tagliate fuori dai bonus”
di Valentina ConteROMA – Le famiglie chiedono al governo Meloni di cambiare l’Isee. Da quando ingloba anche l’assegno unico per i figli, l’indicatore cresce e così in diversi casi taglia fuori molti nuclei da altri benefici e bonus. La richiesta di modifiche profonde all’unico strumento che esiste in Italia per disciplinare l’accesso alle prestazioni del welfare non è nuova. Ma ora diventa pressante. La prossima settimana il Forum delle associazioni familiari guidato da Adriano Bordignon presenterà un documento preciso con le richieste da inoltrare a Palazzo Chigi.
Le storture dell’indice che misura la situazione economica e patrimoniale di ogni famiglia è solo l’ultima goccia. La luna di miele del governo con le associazioni e più in generale con il mondo del terzo settore sembra ormai finita. Dopo due anni e due manovre deludenti che hanno inciso poco e male, in modo episodico, con bonus a tempo e pieni di paletti.
D’altro canto le aspettative delle famiglie nei confronti di questo governo erano alti…
ROMA – Le famiglie chiedono al governo Meloni di cambiare l’Isee. Da quando ingloba anche l’assegno unico per i figli, l’indicatore cresce e così in diversi casi taglia fuori molti nuclei da altri benefici e bonus. La richiesta di modifiche profonde all’unico strumento che esiste in Italia per disciplinare l’accesso alle prestazioni del welfare non è nuova. Ma ora diventa pressante. La prossima settimana il Forum delle associazioni familiari guidato da Adriano Bordignon presenterà un documento preciso con le richieste da inoltrare a Palazzo Chigi.
Le storture dell’indice che misura la situazione economica e patrimoniale di ogni famiglia è solo l’ultima goccia. La luna di miele del governo con le associazioni e più in generale con il mondo del terzo settore sembra ormai finita. Dopo due anni e due manovre deludenti che hanno inciso poco e male, in modo episodico, con bonus a tempo e pieni di paletti.
D’altro canto le aspettative delle famiglie nei confronti di questo governo erano altissime: dalla promessa del quoziente famigliare alle politiche sulla natalità per contrastare l’inverno demografico. Promesse elettorali rimaste slogan. Anzi, in manovra è saltata l’Iva agevolata su latte, pannolini, seggiolini.
E la decontribuzione per le lavoratrici taglia fuori le precarie, le autonome, le collaboratrici domestiche. E chi non ha figli oppure uno solo e vorrebbe formare o allargare la famiglia. Senza parlare del bonus nido, aumentato solo per alcuni, quando la premier Meloni prometteva «asili nido gratis per tutti».
Se dunque il quoziente famigliare sembra scomparso dall’orizzonte del governo, le famiglie chiedono almeno di aggiustare l’Isee. Da quando è arrivato l’assegno unico per i figli nel marzo 2022, l’Indicatore lo ha inglobato. Con il risultato che molte famiglie sono uscite da altri bonus nazionali o locali: trasporti, bollette, nido, benzina e così via. Ecco perché chiedono di rivederlo.
Di dare meno peso alla prima casa. E maggior peso ai figli. In molti ricordano le promesse della ministra della Famiglia e della natalità Eugenia Roccella a fine 2022: «Assegno unico per tutti, non sarà legato all’Isee». Non è successo. Anzi, secondo un recente questionario dell’Associazione famiglie numerose, nove famiglie su dieci hanno visto aumentare il loro Isee e sei su dieci temono di perdere altre agevolazioni.
Una grana per questo governo. L’ultima di una serie, visto il contrasto con gli agricoltori, base considerata vicina dal governo Meloni e per questo affidata al suo ministro “cognato” Francesco Lollobrigida. Non solo trattori. In poche settimane le critiche all’operato dell’esecutivo si sono moltiplicate.
Ha iniziato la Caritas con il suo Rapporto annuale di novembre in cui accusa il governo di essersi scordato dei poveri, di preferire interventi spot come la carta alimentare gestita sempre da Lollobrigida, di adottare criteri arbitrari per definire chi è occupabile o meno, di dimezzare la platea del Reddito di cittadinanza per fare solo cassa.
Critiche ora fatte proprie da tutta l’Alleanza contro la povertà e quindi dalle associazioni laiche come cattoliche, dai sindacati, dai Comuni dell’Anci, dal Terzo Settore. «Troppi esclusi dall’Assegno di inclusione», scrivono in un comunicato di qualche giorno fa. Il loro sito si apre con la scritta: «In Italia 5,6 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Cittadini senza accesso ai beni primari, come cibo e medicine».
C’è poi il Patto per un nuovo welfare, una rete di 60 organizzazioni, che ha scritto alla premier dopo l’approvazione del primo decreto attuativo della riforma per la non autosufficienza. «Stanziamo un miliardo, non lasciamo indietro nessuno», esulta Meloni. Poi si scopre che non sono risorse fresche e che la metà andrà solo a 25 mila anziani gravissimi e poverissimi. Una goccia nel mare. Il problema va oltre le scarse risorse, scrive il Patto che chiede di rivedere il decreto: «Manca un progetto credibile e condiviso».
Le famiglie, infine. Il Forum torna a farsi sentire forte e chiaro. Un altro scricchiolio per questo governo.