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Governo con le mani legate, adesso dovrà concordare ogni spesa con Bruxelles

Claudio Gentiloni, commissario europeo per gli Affari economici

 
Le nuove regole del Patto di stabilità appena approvate prevedono che il percorso di rientro dei conti pubblici cominci già a giugno
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BRUXELLES — I conti del governo chiusi in gabbia. Le promesse di spesa e le speranze miracolistiche, un ricordo del passato. Chiuso ormai l’accordo definitivo sul nuovo Patto di Stabilità si apre per l’esecutivo di Giorgia Meloni la stagione della cinghia tirata. Perché le nuove regole, al di là della conferma dei parametri, presentano per l’Italia una certezza: ogni mossa dovrà prima essere vagliata e approvata dalla Commissione. E il percorso del rientro dal deficit e dal debito inizierà molto presto: il prossimo 21 giugno. Insomma l’estate 2024 sarà politicamente ed economicamente surriscaldata per Palazzo Chigi. E questo nonostante l’ultimo testo abbia ricevuto qualche ammorbidimento: un pò più di flessibilità sui tempi di aggiustamento, sconto sugli interessi sul debito fino al 2027, incentivi agli investimenti anche in relazione ai cofinanziamenti. Ma si tratta di miglioramenti limitati e che di certo non modificano il risultato finale.

Bisogna dunque tenere presente quattro da…

BRUXELLES — I conti del governo chiusi in gabbia. Le promesse di spesa e le speranze miracolistiche, un ricordo del passato. Chiuso ormai l’accordo definitivo sul nuovo Patto di Stabilità si apre per l’esecutivo di Giorgia Meloni la stagione della cinghia tirata. Perché le nuove regole, al di là della conferma dei parametri, presentano per l’Italia una certezza: ogni mossa dovrà prima essere vagliata e approvata dalla Commissione. E il percorso del rientro dal deficit e dal debito inizierà molto presto: il prossimo 21 giugno. Insomma l’estate 2024 sarà politicamente ed economicamente surriscaldata per Palazzo Chigi. E questo nonostante l’ultimo testo abbia ricevuto qualche ammorbidimento: un pò più di flessibilità sui tempi di aggiustamento, sconto sugli interessi sul debito fino al 2027, incentivi agli investimenti anche in relazione ai cofinanziamenti. Ma si tratta di miglioramenti limitati e che di certo non modificano il risultato finale.

Bisogna dunque tenere presente quattro date per capire quanto sia complicata la situazione dal punto di vista dei nostri conti pubblici: il prossimo 15 febbraio, il 13 giugno, il 21 giugno e il 20 settembre. Giorni cruciali.

La prossima settimana infatti la Commissione europea renderà pubblici i dati delle previsioni economiche invernali. E secondo alcune anticipazioni non saranno positive. Verrà confermata una contrazione della crescita per quest’anno, per tutta l’Unione e anche per l’Italia. Prospettiva confermata ieri dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta: «Le informazioni recenti non prefigurano una significativa ripresa ciclica nel breve termine». Non solo. Riferendosi alle ultime stime del suo Istituto relative al rialzo del pil dello 0,8 per cento, Panetta ha ammesso: «Alla luce delle informazioni recenti potrebbero risultare ottimistiche». Già solo questo presupposto complica l’azione governativa che ha basato l’ultima manovra economica su una crescita superiore all’1 per cento. I calcoli dunque sono tutti da rifare. L’unico dato positivo che sarà contenuto nelle previsioni di Palazzo Berlaymont riguarderà l’inflazione che si presenta ancora in calo. Offrendo così la speranza che la Bce in primavera abbassi il tasso di sconto.

Questo dunque è il presupposto. La seconda data è quella del 13 giugno. Subito dopo le elezioni europee, infatti, l’esecutivo europeo uscente renderà note le procedure per deficit eccessivo. E l’Italia sarà nell’elenco. Non sarà da sola. Anche la Francia, ad esempio, figurerà nella lista dei “cattivi”. Del resto la decisione della Commissione si basa sulla performance dello scorso anno in cui il nostro Paese ha registrato un disavanzo del 5,3 per cento. Ben oltre il 3 per cento previsto anche dal nuovo Patto di Stabilità. Per il nostro Paese questa “ammonizione” accompagnata da un debito altissimo — con oltre il 140 per cento del Pil è il secondo d’Europa — equivale a intervenire subito senza escludere una manovra correttiva. Altro che misure per aumentare le pensioni o per costruire il Ponte sullo Stretto. Anche perché va tenuto presente che il settore immobiliare-edile è ormai in netta contrazione e che buona parte degli investimenti maggiori sono stati compiuti nel nostro Paese dalle aziende pubbliche che però non sono più in grado di mantenere lo stesso ritmo. E lo hanno dichiarato informalmente ma esplicitamente alla presidenza del consiglio e al ministero dell’Economia.

La terza data è forse quella più importante. Il 21 giugno, dunque, dopo l’infrazione per deficit eccessivo la Commissione europea dovrà presentare, in base al nuovo Patto di Stabilità, gli obiettivi di aggiustamento dei conti pubblici a medio termine. Sostanzialmente verrà indicato come e quanto dovrà ridursi il deficit ma anche il debito, sicuramente per i successivi quattro anni.

A quel punto, entro il 20 settembre, i governi “attenzionati”, e quello italiano lo sarà sicuramente, dovranno formulare i loro Piani pluriennali di spesa. Che dovranno garantire il rispetto in quattro anni, estendibili a 7, del deficit al di sotto del 3 per cento per chi non ha un debito troppo alto e addirittura dell’1,5 del disavanzo strutturale per chi ha soglie debitorie più alte come l’Italia. E in più dimostrare che la traiettoria dello stesso debito sarà sensibilmente in calo. Piani che dovranno essere approvati da Commissione e Consiglio europeo.

Sostanzialmente non si potrà fare nulla senza il permesso di Bruxelles. E nella politica economica del governo italiano di centrodestra significa avere pochissimi margini di manovra rispetto alle promesse compiute poco più di un anno fa. È vero che i Piani pluriennali verranno consegnati alla nuova Commissione la cui composizione e equilibrio politico è ancora tutta da verificare. Ma sperare che ci sia un’inversione di tendenza tale da rendere agevole l’azione della squadra meloniana rientra davero in un calcolo delle improbabilità.

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