Fondi Esg il grande freddo sulla raccolta globale
di Alessandro CicognaniA tirare il freno a mano ci hanno pensato direttamente gli investitori. E per la prima volta nella loro storia, la raccolta netta globale dei fondi sostenibili è finita sottozero. Le cifre raccolte nel report stilato da Morningstar sono lampanti: nell’ultimo trimestre del 2023 i gestori di tutto il mondo hanno dovuto registrare deflussi netti dagli strumenti green per 2,5 miliardi di dollari. Calato in un orizzonte temporale più lungo, il risultato è l’esito di un’inversione di rotta cominciata già dalle primissime settimane del 2022, quando la raccolta netta gennaio-marzo, seppur ancora positiva, era crollata quasi del 60% rispetto al trimestre precedente. Alla fine dell’anno, i fondi sostenibili avevano capitalizzato “appena” 161 miliardi di dollari, contro i 650 miliardi totali del 2021. Il consuntivo 2023 è un ulteriore salasso: nei dodici mesi la raccolta netta si è fermata a poco più di 62 miliardi di dollari.
Lo stop in tutto il mondo
E poco importa da quale sponda dell’Ocea…
A tirare il freno a mano ci hanno pensato direttamente gli investitori. E per la prima volta nella loro storia, la raccolta netta globale dei fondi sostenibili è finita sottozero. Le cifre raccolte nel report stilato da Morningstar sono lampanti: nell’ultimo trimestre del 2023 i gestori di tutto il mondo hanno dovuto registrare deflussi netti dagli strumenti green per 2,5 miliardi di dollari. Calato in un orizzonte temporale più lungo, il risultato è l’esito di un’inversione di rotta cominciata già dalle primissime settimane del 2022, quando la raccolta netta gennaio-marzo, seppur ancora positiva, era crollata quasi del 60% rispetto al trimestre precedente. Alla fine dell’anno, i fondi sostenibili avevano capitalizzato “appena” 161 miliardi di dollari, contro i 650 miliardi totali del 2021. Il consuntivo 2023 è un ulteriore salasso: nei dodici mesi la raccolta netta si è fermata a poco più di 62 miliardi di dollari.
Lo stop in tutto il mondo
E poco importa da quale sponda dell’Oceano si guardi il mercato. Lo stop è stato brusco sostanzialmente dappertutto. L’Europa, è vero, ha mostrato qualche segnale di maggiore resilienza, avendo chiuso anche l’ultimo trimestre dell’anno scorso con flussi netti positivi per 3,3 miliardi di dollari (tutto merito dei fondi passivi, che hanno raccolto 21,3 miliardi; al contrario gli attivi sono stati dissanguati per 18 miliardi), ma sono ben lontani i 132 miliardi medi dei trimestri 2021. Al contrario gli investitori statunitensi sembrano aver “abbandonato” la finanza green già da parecchio tempo. I 5 miliardi di raccolta negativa da ottobre a dicembre ne sono la testimonianza. È il quinto trimestre consecutivo in rosso per i fondi sostenibili a stelle e strisce.
I flussi netti sui prodotti Esg
Un’analisi sui perché, come si intuisce dalle parole di Hortense Bioy, responsabile della ricerca sulle strategie sostenibili di Morningstar, deve inevitabilmente partire dal contesto. «Tassi di interesse, inflazione e timori di recessione sono tre fattori che hanno contribuito all’abbassamento dei flussi». Ma non basta, «è lecito presumere – aggiunge Bioy – che alcuni investitori abbiano adottato un approccio più cauto agli investimenti Esg l’anno scorso a seguito delle prestazioni deludenti nel 2022», come conseguenza diretta di panieri tipicamente poco esposti alle aziende energetiche tradizionali (che hanno beneficiato dei prezzi energetici elevati a seguito della guerra in Ucraina) e sovrappesati verso i settori tecnologici, il cui slancio è ripartito solo nel 2023, o nelle industrie delle rinnovabili, i cui conti ad alto indebitamento sono stati particolarmente gravati dai maggiori costi di finanziamento. Sugli Stati Uniti pesa, inoltre, la continua politicizzazione delle pratiche Esg, che ha contribuito ad affievolire l’appetito degli investitori. «E questo – assicura Bioy – continuerà almeno fino alle elezioni presidenziali di novembre».
Perchè non si investe
Il 26 gennaio, un sondaggio realizzato da Morgan Stanley ha aggiunto un’ulteriore tessera al mosaico delle criticità, indicando la scarsa informazione quale ostacolo primario agli investimenti sostenibili. I dubbi dei risparmiatori si concentrano tutti qui: mancanza di trasparenza e fiducia nei dati riportati; preoccupazione sull’autenticità delle azioni sostenibili intraprese (“greenwashing”); mancanza di strumenti per misurare l’impatto sostenibile. Già l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) si era accorta che qualcosa non andava in questo senso e a novembre 2022 aveva proposto delle modifiche più restrittive ai requisiti per i fondi sostenibili. Modifiche che dovrebbero essere applicate a metà di quest’anno, con un effetto che la società di risparmio gestito Dws, sentita da Bloomberg, ha stimato in questi termini: «La maggior parte dei fondi interessati dalla norma dovrà affrontare disinvestimenti fino al 3%». C’è da dire che negli ultimi anni il desiderio di una pennellata di “verde” aveva spinto i gestori agli eccessi, inondando il mercato a suon di 300 nuovi fondi al mese che si dichiaravano sostenibili, molti dei quali articolo 8 e 9 (i primi promuovono caratteristiche Esg, i secondi perseguono obiettivi specifici). Gli esami del regolatore avevano però verificato come tali affermazioni spesso non fossero effettivamente giustificate. In molti casi, gli strumenti si limitavano a escludere tabacco e armi.
Eft sostenibili a due velocità
Se il 2022 aveva deluso per le performance, l’anno scorso è stato più generoso: ci sono Etf sostenibili che hanno reso tra il 50 e il 60%. E in generale, nel 2023 l’indice Euro Stoxx Esg Leaders 50 ha performato il 6% in più rispetto allo Stoxx Europe 600. Provando allora a parlare ai risparmiatori, il senior manager di Pictet AM Marco Ghilotti pone l’accento sulla «pazienza che deve sottendere un investimento Esg, nel senso di porsi in un’ottica di lungo periodo, anche oltre i cinque anni. Il problema – ammette – è che le generazioni adulte rimangono tutt’oggi meno sensibili a questi temi e tendono a impostare i portafogli sulla base di rendimenti anche di più breve termine. Dall’altra parte c’è una generazione Z molto attenta, ma con meno risparmi da investire». Proprio la finanza, secondo Ghilotti, giocherà allora sempre più un ruolo fondamentale nello sviluppo di un’economia reale sostenibile. In che modo? «Costruendo portafogli – afferma – con aziende che siano effettivamente in fase di miglioramento Esg. Gli strumenti per fare le valutazioni ci sono, sia dal punto di vista ambientale che di governance». È l’immagine di un futuro in cui scienza e finanza vanno a braccetto.