Zaccaro: “I controlli Ue sono corretti: abuso d’ufficio e legge bavaglio, zone franche per i potenti”
di Liana MilellaROMA — «In Europa le regole e i controlli valgono per tutti. In Italia pare che la politica voglia creare zone franche per qualcuno». Non ha dubbi Giovanni “Ciccio” Zaccaro, giudice della Corte d’Appello di Roma e segretario di “Area democratica per la giustizia”.
Lei che ne dice, il governo rispetta lo “stato di diritto”? Perché la Ue ha dei dubbi…
«Dobbiamo abituarci a non dare per scontate certe conquiste e anche ad accettare controlli e giudizi in sede sovranazionale».
A scorrere i quesiti si scopre che Bruxelles sa già cosa non va qui da noi. Tant’è che chiedono perché l’Italia voglia abolire l’abuso d’ufficio...
«In Europa è normale pensare che più potere qualcuno detiene, più deve essere assoggettato al controllo di legalità e dell’opinione pubblica. Qui sembra invece che si vogliano creare zone franche per i colletti bianchi e limitare il diritto dell’opinione pubblica di essere informata».
ROMA — «In Europa le regole e i controlli valgono per tutti. In Italia pare che la politica voglia creare zone franche per qualcuno». Non ha dubbi Giovanni “Ciccio” Zaccaro, giudice della Corte d’Appello di Roma e segretario di “Area democratica per la giustizia”.
Lei che ne dice, il governo rispetta lo “stato di diritto”? Perché la Ue ha dei dubbi…
«Dobbiamo abituarci a non dare per scontate certe conquiste e anche ad accettare controlli e giudizi in sede sovranazionale».
A scorrere i quesiti si scopre che Bruxelles sa già cosa non va qui da noi. Tant’è che chiedono perché l’Italia voglia abolire l’abuso d’ufficio...
«In Europa è normale pensare che più potere qualcuno detiene, più deve essere assoggettato al controllo di legalità e dell’opinione pubblica. Qui sembra invece che si vogliano creare zone franche per i colletti bianchi e limitare il diritto dell’opinione pubblica di essere informata».
Inviterebbe Nordio a fare marcia indietro alla luce di un fulmine europeo?
«Dico solo che non saranno più puniti gli amministratori che decidono in pieno conflitto d’interessi e sarà possibile per un professore promuovere il figlio, o per un magistrato affidare un incarico alla fidanzata».
Lei è contro il “bavaglio” di Costa?
«È una norma pericolosa perché sottrae ai cittadini il controllo sulle motivazioni dei giudici ed è inutile perché le informazioni sugli arresti saranno comunque diffuse».
Ecco la domanda insidiosa che ci arriva da Bruxelles, se è necessario separare le carriere.
«Serve solo a creare pm che vorranno condanne a tutti i costi, con danni per i cittadini, soprattutto quelli che non si possono permettere i grandi avvocati».
Finirà che i pm dipenderanno dal governo?
«Questo rischio c’è».
I tecnici Ue sanno tutto sulla futura prescrizione e sullo sgarbo fatto alle Corti d’appello cui è stata negata la norma transitoria…
«È l’ennesima riforma che creerà uno sconquasso nell’organizzazione degli uffici. Non ho ancora capito perché hanno respinto l’idea della norma transitoria che avrebbe aiutato a organizzare il lavoro ed evitato una difformità interpretativa a livello nazionale».
Hanno dubbi sul fascicolo delle performance, un dossier su ogni toga, un libro nero con i processi persi…
«È giusto monitorare la professionalità del magistrato. Ma è sbagliato farlo avendo come parametro la sorte delle sue decisioni nei gradi successivi. Avremmo colleghi che preferiscono scelte conformiste che non scontentino la parte processuale più potente».
Lei è stato tra i primi a denunciare le inefficienze del processo penale telematico e ora la Ue chiede al governo cosa sta combinando in vista del Pnrr.
«Lo vogliono sapere soprattutto i pm e i gip italiani che per colpa del cattivo funzionamento del nuovo sistema impiegano ore per fare quello che prima facevano in pochi minuti».