✕

Ex Ilva, l’ad Morselli: “Il problema dell’azienda è la liquidità, ma c’è enorme eccesso di personale”

L'ad di Acciaierie d'Italia, Lucia Morselli (ansa)

Ascolta l'audio

In audizione in commissione Industria al Senato la manager prova ad allontanare l’amministrazione straordinaria: “L’unica soluzione è il negoziato con il governo”. Lunedì 19 i sindacati convocati a Palazzo Chigi
3 minuti di lettura

Il problema dell’ex Ilva è la liquidità. L’azienda “è viva, ancora produce, ha gli impianti in efficienza e paga gli stipendi”. In audizione in commissione Industria del Senato, l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, prova ad allontanare l’ipotesi dell’amministrazione straordinaria. “La situazione non è drammatica”, spiega, anche se, ammette, “abbiamo un enorme eccesso di personale”. Esuberi, a suo dire, legati per lo più al calo della produzione, che l’anno scorso si è fermata a tre milioni di tonnellate. Un’audizione attesa, quella dell’ad. Non soltanto dai sindacati e dalle aziende dell’indotto.

Anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, poco prima dell’arrivo di Lucia Morselli, dice “ascolteremo, seguiamo i lavori della commissione con grande attenzione”. Secondo l’ad, tutto ruota intorno alla mancanza di liquidità, che nasce dal fatto che l’azienda non è proprietaria degli stabilimenti e degli impianti, di cui è soltanto affittuaria. Lucia Morselli insiste sulla trattativ…

Il problema dell’ex Ilva è la liquidità. L’azienda “è viva, ancora produce, ha gli impianti in efficienza e paga gli stipendi”. In audizione in commissione Industria del Senato, l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, prova ad allontanare l’ipotesi dell’amministrazione straordinaria. “La situazione non è drammatica”, spiega, anche se, ammette, “abbiamo un enorme eccesso di personale”. Esuberi, a suo dire, legati per lo più al calo della produzione, che l’anno scorso si è fermata a tre milioni di tonnellate. Un’audizione attesa, quella dell’ad. Non soltanto dai sindacati e dalle aziende dell’indotto.

Anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, poco prima dell’arrivo di Lucia Morselli, dice “ascolteremo, seguiamo i lavori della commissione con grande attenzione”. Secondo l’ad, tutto ruota intorno alla mancanza di liquidità, che nasce dal fatto che l’azienda non è proprietaria degli stabilimenti e degli impianti, di cui è soltanto affittuaria. Lucia Morselli insiste sulla trattativa fra ArcelorMittal e il governo, l’unica strada da seguire, a suo giudizio, per assicurare un futuro alle acciaierie. “Il problema – osserva – è capire che cosa si vuole fare di questa azienda, rispettandone il valore, che è altissimo. La soluzione non passa mai attraverso i decreti e sempre attaverso le persone e la volontà di fare il meglio e proteggere la società e chi ci lavora”.


Sull’intenzione del governo di commissariare Acciaierie d’Italia, estromettendo di fatto il socio privato ArcelorMittal, l’ad usa toni perentori. “Voi – dice agli esponenti del mondo politico - oggi state lavorando a un decreto che potrebbe consentire una via d’uscita, prevedendo che i soci possano intervenire chiamando l'amministrazione straordinaria, in assenza di una scelta fatta dall'istituto preposto a questo che è il cda”. Nessun dubbio sul fatto che “questo decreto ha l'obiettivo di cancellare tutte le possibilità intermedie previste dal codice della crisi e dà la possibilità di usarne uno solo, l'amministrazione straordinaria”. Per questo, ricorda, “abbiamo chiesto al tribunale di Milano, che non e' campo di battaglia e ha confermato questa possibilità di eliminare tutte le misure intermedie di gestione della crisi: è una sentenza che noi rispettiamo, ma che ha gettato l'azienda in una profonda incertezza”.


La radiografia dei debiti

L’ad si sofferma anche sui debiti accumulati da Acciaierie d’Italia. “Si parla di 3,1 miliardi di debiti – rileva -. La composizione negoziata non è del gruppo, ma su una delle sue società, ovvero quella operativa. Questo debito di cui si parla è in massima parte intercompany, verso la società capogruppo, per circa un miliardo. Poi c'è un miliardo di debito che dovremmo pagare nel caso in cui dovessimo comprare gli impianti. Di fatto, il debito vero di questa società ammonta a un po’ meno di 700 milioni, di è cui scaduto solo la metà. Solo il 18 per cento di questi 3 miliardi è debito scaduto”.

Lunedì i sindacati a Palazzo Chigi

Le dichiarazioni dell’ad non convincono i sindacati, che continuano a chiedere una soluzione che rilanci le acciaierie e metta in sicurezza i posti di lavoro. Dopo aver minacciato di autoconvocarsi a Palazzo Chigi in mancanza di una convocazione da parte del governo, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb sono saranno ricevute lunedì 19 febbraio alla presidenza del Consiglio. Il clima rimane teso. La protesta delle aziende dell’indotto, che minacciano il blocco totale delle forniture se non saranno soddisfatti i loro crediti, potrebbe fare ulteriormente peggiorare la situazione.

Il botta e risposta con Sace

Da questo punto di vista, Acciaierie d’Italia, in una nota, fa sapere di aver dato “sin dalla giornata di ieri disponibilità ad inoltrare a Sace l'elenco delle aziende fornitrici interessate alle misure di sostegno del loro credito verso Acciaierie d'Italia, così come previsto dai provvedimenti del governo attualmente in discussione in sede parlamentare”. Sempre nella giornata di ieri, secondo Acciaierie, “è stato ricevuto da Aigi (associazione a cui aderisce l'80 per cento delle imprese dell'indotto) e immediatamente trasmesso a Sace un elenco di 78 aziende. Ogni ulteriore riscontro da parte delle aziende fornitrici di Acciaierie d'Italia sarà inoltrato a Sace con la medesima tempestività”.

Proprio Sace, però, è di tutt’altro avviso. E in una lettera inviata al ministero delle Imprese, fa notare che la risposta di Acciaierie d’Italia è “non solo parziale, ma incoerente” con le richieste avanzate dal gruppo assicurativo-finanziario controllato dal Mef, “atteso che nel trasmettere circa 70 nominativi su oltre 4.000 dichiarati ieri (1.500 sul sito web) non hanno neanche comunicato quale sia la composizione del debito e se effettivamente siano crediti certi liquidi ed esigibili, se eventualmente ci fossero cessioni già effettuate ad altri istituti, se insistono contestazioni/azioni legali, svuotando di valore la comunicazione”.

Leggi i commenti