Stato di diritto Ue. Il governo in difficoltà: “Esami di routine”
di Giuseppe Colombo , Liana MilellaROMA – Il governo dà l’ennesimo schiaffo all’Europa. E al contempo tenta anche di contestare Repubblica che lunedì ha anticipato la notizia dell’avvio degli accertamenti in quattro ministeri - Giustizia, Riforme, Imprese e made in Italy, Affari europei - destinati a confluire nel report 2024 sullo “Stato di diritto” in tutti i Paesi Ue.
Sessanta giorni di tempo per chiudere l’annuario, una raffica di quesiti frutto di mesi e mesi di studio e verifiche dei funzionari di Bruxelles proprio finalizzati a capire se le regole dello “Stato di diritto” vengono rispettate in ciascuno Stato, Italia compresa ovviamente.
Ieri il lavoro è partito. Preceduto dai quesiti su cui l’Italia è tenuta a rispondere in quanto partner Ue. Un confronto …
ROMA – Il governo dà l’ennesimo schiaffo all’Europa. E al contempo tenta anche di contestare Repubblica che lunedì ha anticipato la notizia dell’avvio degli accertamenti in quattro ministeri - Giustizia, Riforme, Imprese e made in Italy, Affari europei - destinati a confluire nel report 2024 sullo “Stato di diritto” in tutti i Paesi Ue.
Sessanta giorni di tempo per chiudere l’annuario, una raffica di quesiti frutto di mesi e mesi di studio e verifiche dei funzionari di Bruxelles proprio finalizzati a capire se le regole dello “Stato di diritto” vengono rispettate in ciascuno Stato, Italia compresa ovviamente.
Ieri il lavoro è partito. Preceduto dai quesiti su cui l’Italia è tenuta a rispondere in quanto partner Ue. Un confronto che durerà per ora alcuni giorni. E che sta comportando già e comporterà confronti programmati con orari stabiliti nell’arco della giornata, con i tecnici di ciascun ministero che saranno “interrogati” via via dalla task force europea.
E non si tratta affatto, come vorrebbe far credere palazzo Chigi, di un lavoro di pura routine, di "brevi colloqui”, di “un’attività” che coinvolge tutti e ventisette gli Stati membri “senza distinzione”.
Proprio come dimostrano le 19 domande, tutte molto puntuali e documentate di cui ha dato conto Repubblica, e che ovviamente fanno seguito agli accertamenti dello scorso anno e ai quesiti rimasti aperti.
Un lavoro che Bruxelles effettua in modo differente in ogni Paese, verificando se le singole leggi, ma anche le singole iniziative, rispettano oppure violano palesemente i principi dello “Stato di diritto”, oppure creano le condizioni per una violazione futura.
"Gli argomenti oggetto di analisi sono gli stessi per tutti e riguardano la giustizia, la lotta alla corruzione, la libertà dei media e l’equilibrio tra i poteri”, scrivono le fonti di Palazzo Chigi.
Certo che gli argomenti sono gli stessi - la giustizia, le riforme, l’informazione cartacea e televisiva, la libertà dei cittadini di avere le notizie - ma tutto questo è modulato dalla Ue con differenti quesiti e puntuali domande che riguardano le leggi e i casi dei singoli Paesi, e che sono il frutto di mesi e mesi di accertamenti.
Non solo, sono anche la conseguenza dei colloqui avuti l’anno prima. Un esempio? L’Europa chiede al ministero della Giustizia come sia andata a finire la richiesta di processo disciplinare mossa dal Guardasigilli Carlo Nordio contro i magistrati di Milano che avevano concesso i domiciliari all’oligarca russo Artem Uss.
Ebbene, quel quesito è frutto delle proteste che i giudici, per esempio l’Anm, avevano espresso proprio alla Commissione Ue nel 2023. Quindi nessun rituale, né indagini fotocopia, ma un preciso accertamento sulle leggi italiane per verificare se esse garantiscono il futuro dello “Stato di diritto”.
Non sono colloqui in presenza? Si stupiscono i funzionari Ue dell’osservazione di Chigi perché ormai il collegamento in video è la prassi, perfino per i capi di Stato. Non è "un’ispezione”? I toni delle domande fanno pensare proprio a un accertamento ispettivo puntualissimo.
Ad esempio quando l’Europa vuole conoscere nel dettaglio il piano Casellati sulle riforme costituzionali: "Potete spiegare l’obiettivo di questa riforma e in quale modo migliorerà la situazione alla luce dei timori espressi da molti esperti?”.
O ancora quando i nostri funzionari vengono interrogati sul bavaglio alla stampa e sulla norma di Enrico Costa che vieta ai giornalisti di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare, che potrà essere solo riassunta.
L’Italia deve spiegare perché viene cancellata la legge dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando che rendeva pubblico l’atto giudiziario in cui sono contenuti i motivi del giudice che indaga o arresta una persona.
E poi ecco la decisione di cancellare l’abuso d’ufficio su cui l’Europa continua a insistere perché non ne comprende le ragioni che vanno in direzione opposta alle sue linee di indirizzo contro la corruzione. E non crede al Guardasigilli Nordio quando dice che il nostro codice è pieno di reati per combatterla. Ma la Ue vuole proprio che resti l’abuso d’ufficio di cui invece proprio oggi il Senato voterà la soppressione.
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