Sgarbo di Fitto: un fedelissimo a Bruxelles
di Liana MilellaIl ministro per gli Affari europei, per le politiche di coesione e per il PNNR Raffaele Fitto
(ansa)ROMA — Cosa c’è di meglio, per fare l’ennesimo torto alla Corte dei conti, che scegliere un magistrato per un incarico di prestigio che le toghe contabili non hanno indicato? Detto fatto, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto è riuscito a farlo. Perché ha scelto per la Corte dei conti europea una toga che lui conosce assai bene, in quanto giusto un anno fa ha nominato Carlo Alberto Manfredi Selvaggi capo della struttura di missione del suo dicastero.
Si erano conosciuti in Puglia, i due. Fitto, leccese di origine, ex governatore, da sempre legato alla terra in cui suo padre Salvatore è stato presidente della Regione; Manfredi Selvaggi, classe 1968, nato a Campobasso, inviato lì come procuratore regionale della Corte. E dev’essere stato amore a prima vista. Perché quando al ministero, per seguire la complicata partita del Pnrr è stato necessario scegliere un capo, Fitto ha pensato subito a lui, al suo amico Carlo Alberto.
Ma ora la scelta per la Corte europea fa rumore, …
ROMA — Cosa c’è di meglio, per fare l’ennesimo torto alla Corte dei conti, che scegliere un magistrato per un incarico di prestigio che le toghe contabili non hanno indicato? Detto fatto, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto è riuscito a farlo. Perché ha scelto per la Corte dei conti europea una toga che lui conosce assai bene, in quanto giusto un anno fa ha nominato Carlo Alberto Manfredi Selvaggi capo della struttura di missione del suo dicastero.
Si erano conosciuti in Puglia, i due. Fitto, leccese di origine, ex governatore, da sempre legato alla terra in cui suo padre Salvatore è stato presidente della Regione; Manfredi Selvaggi, classe 1968, nato a Campobasso, inviato lì come procuratore regionale della Corte. E dev’essere stato amore a prima vista. Perché quando al ministero, per seguire la complicata partita del Pnrr è stato necessario scegliere un capo, Fitto ha pensato subito a lui, al suo amico Carlo Alberto.
Ma ora la scelta per la Corte europea fa rumore, e ce n’è traccia nell’interrogazione della responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, una che non fa mai sconti al governo, che racconta i dettagli. La Corte aveva indicato due nomi, «il presidente della sezione di controllo per gli affari comunitari Giovanni Coppola, e la presidente di sezione Maria Annunziata Rucireta, con dieci anni alla spalle da capo di gabinetto proprio alla Corte europea». Una selezione rigorosa che accerta perfino se il candidato abbia una fluente conoscenza di inglese e francese. E tra le voci c’è quella che uno degli handicap di Manfredi Selvaggi sia di avere una padronanza non proprio perfetta dell’inglese.
Violata la parità di genere, mentre la Corte aveva scelto un uomo e una donna. Scelta obbligata? Nella ridda dei pettegolezzi c’è quello di una qualche improvvisazione o inefficienza nella gestione dei fondi europei in cui torna utile la presenza di un membro italiano “amico”. Ma la nostra Corte contabile e quella europea temono un’”infiltrazione” troppo politica che può inquinare le indagini.
E non è il migliore viatico che Manfredi Selvaggi arrivi dall’ufficio di Fitto e dal suo lavoro sul Pnrr per continuare ad occuparsene in altra veste alla faccia del conflitto d’interessi.