ROMA – Andrea Simoncini, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Firenze. Questa vicenda dell’equo compenso, in realtà chiama in causa questioni cruciali per la democrazia.
«È così. Il mondo della comunicazione è cambiato, ha un volto nuovo. Non comprenderlo comporta dei rischi gravi per la libertà d’informazione e la circolazione delle idee. Quale partito votare, che azioni acquistare, quale strada imboccare per andare a casa: come prendiamo, mi chiedo, tutte queste decisioni?».
Le prendiamo, immersi nell’ambiente digitale.
«Dove dominano alcuni giganti, che sono lo strumento perché ogni informazione assuma una forma. Con questi giganti devono confrontarsi i soggetti che sono stati e sono tuttora i presìdi della libertà dell’informazione: le nostre tv, le radio, i giornali con i loro siti».
In tv, alla radio, sui giornali, i migliori intellettuali ci arricchiscono con i loro commenti
Il problema è che i rapporti di forza sono impari.
«Sono straordinariamente sbilanciati. Gli editori escono dalla stagione del Covid, che è stata una traversata nel deserto. Eppure continuano a impiegare i migliori intellettuali del Paese che ci arricchiscono con le loro opinioni, gli inviati nei tanti teatri di guerra del mondo, le giornaliste e i giornalisti che fanno le domande scomode a chi esercita il potere».
Intanto i colossi della Rete corrono verso profitti milionari.
«Per questo è impossibile invocare la parità delle parti e il principio dell’uguaglianza dei contratti tra il giornalismo professionale e i signori del web».
I signori del web obiettano: noi non ci appropriamo certo dei contenuti giornalistici. Al contrario, noi segnaliamo questi contenuti alle persone procurando traffico aggiuntivo ai siti degli editori.
«E un argomento strumentale. I social non sono certo la leva per potenziare l’audience dei siti editoriali. In molti casi i social decretano la vita o la morte di questi siti. Parlo delle grandi testate, ma soprattutto delle piccole. I social detengono le autostrade dell’informazione, che tutti siamo obbligati a percorrere, pena la nostra invisibilità. Viviamo un’era dominata da poteri privati».
Doveroso tutelare le opere dei fotografi, dei registi, dei compositori e degli influencer
Rischiano la vita gli editori, ma anche i singoli autori.
«Pensiamo ai fotografi, ai registi, agli influencer, ai compositori, agli scrittori, ai giovani cronisti free lance. Queste menti generano un contenuto originale. Il contenuto finisce in Rete. E i giganti del web vendono la pubblicità, lucrando un guadagno. Ecco perché l’Europa, giustamente, reclama un compenso per queste menti. Nessuno discute che social e motori di ricerca aumentino i profitti riproducendo quelle opere esclusive, ma è altrettanto doveroso ricompensare chi le ha prodotte»