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Il governo in affanno sul Pnrr. Al decreto per l’attuazione mancano 3 miliardi e le regole sui ritardi

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ROMA - Di clausole di responsabilità da ammorbidire e di coperture ancora ballerine. Eccola la traccia tormentata del decreto “collage” per l’attuazione del nuovo Pnrr, dopo il via libera dell’Europa alla revisione voluta dalla destra al governo.

Da Palazzo Chigi si invocano i tempi supplementari, quindi un rinvio del via libera in Consiglio dei ministri. L’ennesimo. “Meglio andare alla prossima riunione che chiudere in fretta e male”, spiegavano ieri sera fonti di governo alla vigilia del Cdm in programma oggi.

Cautela, perché questo non è un decreto Pnrr qualsiasi, come quelli che l’hanno preceduto: è il provvedimento che può rilanciare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Al contrario, se la spinta non ingranerà, inaugurare la stagione della conta dei…

ROMA - Di clausole di responsabilità da ammorbidire e di coperture ancora ballerine. Eccola la traccia tormentata del decreto “collage” per l’attuazione del nuovo Pnrr, dopo il via libera dell’Europa alla revisione voluta dalla destra al governo.

Da Palazzo Chigi si invocano i tempi supplementari, quindi un rinvio del via libera in Consiglio dei ministri. L’ennesimo. “Meglio andare alla prossima riunione che chiudere in fretta e male”, spiegavano ieri sera fonti di governo alla vigilia del Cdm in programma oggi.

Cautela, perché questo non è un decreto Pnrr qualsiasi, come quelli che l’hanno preceduto: è il provvedimento che può rilanciare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Al contrario, se la spinta non ingranerà, inaugurare la stagione della conta dei danni.

Ma dietro la prudenza si nascondono i problemi. Le coperture, innanzitutto. Ieri una lunga giornata di calcoli al Mef per mettere in fila i circa 19 miliardi che servono a dare attuazione ai nuovi investimenti (RepowerEU in testa) e a quelli rimodulati.

Le risorse vanno anticipate: le prossime rate del Pnrr compenseranno l’esborso. Ma tirare fuori i soldi non è facile. Il grosso è stato individuato, attingendo dal Fondo Sviluppo e Coesione e dal Piano nazionale complementare (Pnc), il fondo “gemello” del Pnrr.

Ma mancano 2-3 miliardi: non si escludono tagli di spesa per completare il quadro delle coperture. Che invece sorridono ai Comuni: i progetti cancellati dal Pnrr saranno rifinanziati.

In tutto 10 miliardi: circa 8,5 (piccole opere e rigenerazione urbana) ricaricati sul bilancio pubblico, a cui facevano riferimento prima di essere travasati nel Pnrr; il resto dovrebbe arrivare dal Pnc.

Ma il “collage” deve misurarsi anche con l’ammorbidimento della clausola di responsabilità che il governo vuole per tutti i soggetti attuatori che sono in ritardo. Altri tasselli sono invece già al loro posto: anticipi al 30% per i Comuni, mentre salta la quota obbligatoria (30%) delle assunzioni da riservare a giovani e donne per le imprese vincitrici di appalti.

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