Ora l’Europa teme Trump e i nuovi dazi Usa: “Mantengano gli impegni”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — C’è una parola che formalmente non compare nelle previsioni economiche della Commissione, ma che è sostanzialmente presente e sta diventando oggetto di discussione e di confronto tra i 27 Stati dell’Unione: è la parola dazi. Associata a Donald Trump.
Perché in caso di vittoria del leader repubblicano alle elezioni americane del novembre prossimo, non ci sarà solo un effetto sulla politica di Difesa dell’Ue e della Nato, ma anche uno tsunami nelle relazioni commerciali tra i Paesi dell’Occidente.
Nel quadriennio 2016-2020 l’ex Tycoon Usa aveva imposto severi dazi alle importazioni dall’Unione europea. Un valore che oscillava intorno a 10 miliardi l’anno. Se si replicasse la medesima situazione, l’impatto sull’export dell’Unione e sulla già debole crescita europea anche nel 2025 sarebbe decisivo.
Il sentiment degli investitori
Del resto, le stesse stime di Palazzo Berlaymont fanno riferimento alle tensioni internazionali, alla guerra in Ucraina e al conflitto mediorientale. …
BRUXELLES — C’è una parola che formalmente non compare nelle previsioni economiche della Commissione, ma che è sostanzialmente presente e sta diventando oggetto di discussione e di confronto tra i 27 Stati dell’Unione: è la parola dazi. Associata a Donald Trump.
Perché in caso di vittoria del leader repubblicano alle elezioni americane del novembre prossimo, non ci sarà solo un effetto sulla politica di Difesa dell’Ue e della Nato, ma anche uno tsunami nelle relazioni commerciali tra i Paesi dell’Occidente.
Nel quadriennio 2016-2020 l’ex Tycoon Usa aveva imposto severi dazi alle importazioni dall’Unione europea. Un valore che oscillava intorno a 10 miliardi l’anno. Se si replicasse la medesima situazione, l’impatto sull’export dell’Unione e sulla già debole crescita europea anche nel 2025 sarebbe decisivo.
Il sentiment degli investitori
Del resto, le stesse stime di Palazzo Berlaymont fanno riferimento alle tensioni internazionali, alla guerra in Ucraina e al conflitto mediorientale. Ma anche alle prossime tornate elettorali.
«Il 2024 — si legge nel documento della Commissione — sarà storico in termini di numero di persone che voteranno alle elezioni in tutto il mondo, con l’incertezza politica che peserà sul sentiment degli investitori». Non solo.
Ancora l’esecutivo europeo osserva: «Lo slancio della crescita economica globale è destinato a rimanere sostanzialmente intatto. Si prevede che le importazioni globali dall’esterno dell’Ue miglioreranno nel 2024, man mano che i volumi del commercio globale si normalizzeranno, a seguito delle forti oscillazioni post-pandemia. Ciò dovrebbe creare un ambiente favorevole alla crescita delle esportazioni». Appunto, «dovrebbe».
L’avviso di Gentiloni
Se non intervengono fattori nuovi che modificano le aspettative. E Trump è sicuramente uno di questi. «È cruciale — ha così osservato il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni — che qualsiasi amministrazione Usa mantenga l’impegno nel quadro multilaterale globale e nel partenariato con l’Europa e con i Paesi del G7. Questo è il quadro su cui si basa l’ordine internazionale e che dobbiamo sostenere e mantenere».
«Credo — ha aggiunto — che forme di competizione tra partner e alleati siano normali». Tra l’altro va considerato che, per motivi diversi, anche altri Paesi che in genere sollecitano il buon andamento dell’Economia, come la Cina e il Giappone, stanno vivendo un momento difficile.
Una situazione, dunque, che sta diventando oggetto di analisi tra le Cancellerie europee. Che di fatto si sta trasformando in un invito a tutti i 27: non sostenere l’elezione di Donald Trump.
Un messaggio che, in particolare da Parigi e Berlino, sta cominciando a partire verso tutte le altre capitali. A cominciare da Roma.
I rapporti di Meloni
Perché il governo italiano fino ad ora è apparso neutrale nei confronti della sfida ormai in corso a Washington. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non ha mai nascosto i suoi rapporti con il fronte più conservatore del Partito Repubblicano a stelle e strisce.
Ha spesso partecipato alle convention del Cpac, i conservatori americani, e nel 2020 diceva: «Trump può piacere o meno, ma i risultati che ha ottenuto a livello economico sono straordinari e gli porteranno la rielezione. Sono un buon insegnamento per noi: perché alla fine la ricetta di Trump è stata lo shock fiscale, investimenti pubblici, taglio delle tasse, soldi sugli investimenti, difesa del prodotto, difesa dell’azienda. Ed è decisamente una ricetta molto simile a quella che FdI propone in Italia».
Sicurezza e Difesa
Parole che ora assumono un significato ben più rilevante. L’ordine del giorno del prossimo consiglio europeo di fine marzo si basa al momento su tre punti: Ucraina, Medio Oriente, Sicurezza e Difesa. Tre temi che connettono l’Ue agli Usa.
E anche in quell’occasione è probabile che la domanda che verrà posta alla premier italiana sarà: con chi stai? Perché l’eventuale elezione di Trump avrà pesanti ripercussioni anche sul Pil dell’Ue. Compreso quello italiano che già quest’anno è destinato a crescere meno della media europea.
I dazi trumpiani potrebbero quindi essere la pietra tombale sulle aspirazioni di ripresa economica convincente almeno il prossimo anno. A Palazzo Chigi il messaggio sta per arrivare.