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Eni, frena l’utile a fine 2023 con i ribassi di petrolio e metano

(reuters)
Utile annuale a 15 miliardi, -31% sull’anno prima, con prezzi del gas scesi del 65%. La chimica torna in rosso e lima a 149 milioni gli utili del quarto trimestre (-76%). L’ad Descalzi: “Risultati eccellenti nonostante scenario che rimarrà incerto finché l’Europa non avrà una sua energia primaria”
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MILANO – La frenata dei prezzi del petrolio e del gas nel 2023 riduce l’utile netto di Eni nell’esercizio, ma in percentuale inferiore, e lascia comunque un bottino di oltre 15 miliardi di euro al servizio degli azionisti e degli investimenti futuri.

Nel solo quarto trimestre Eni ha realizzato un utile netto di 149 milioni di euro, in calo del 76% rispetto ai 627 dello stesso periodo del 2022 mentre l'utile netto adjusted negli ultimi tre mesi del 2023 è sceso a 1,6 miliardi (-34%). Il risultato netto degli ultimi tre mesi è in linea con le attese del mercato, pur se lievemente inferiore a livello operativo, perché, come ha notato Barclays in una nota, “il contributo superiore alle attese della divisione Gas & Power è stato compensato dalla debolezza del comparto raffinazione”. La divisione Gas & Power ha realizzato un utile operativo di 788 milioni, +21% rispetto alle attese medie degli investitori, grazie alle rinegoziazioni contrattuali nel gas e nel Gnl. La divisione sv…

MILANO – La frenata dei prezzi del petrolio e del gas nel 2023 riduce l’utile netto di Eni nell’esercizio, ma in percentuale inferiore, e lascia comunque un bottino di oltre 15 miliardi di euro al servizio degli azionisti e degli investimenti futuri.

Nel solo quarto trimestre Eni ha realizzato un utile netto di 149 milioni di euro, in calo del 76% rispetto ai 627 dello stesso periodo del 2022 mentre l'utile netto adjusted negli ultimi tre mesi del 2023 è sceso a 1,6 miliardi (-34%). Il risultato netto degli ultimi tre mesi è in linea con le attese del mercato, pur se lievemente inferiore a livello operativo, perché, come ha notato Barclays in una nota, “il contributo superiore alle attese della divisione Gas & Power è stato compensato dalla debolezza del comparto raffinazione”. La divisione Gas & Power ha realizzato un utile operativo di 788 milioni, +21% rispetto alle attese medie degli investitori, grazie alle rinegoziazioni contrattuali nel gas e nel Gnl. La divisione sviluppo e produzione, a fronte di un +6% di idrocarburi prodotti nel trimestre grazie all’entrata a regime dei giacimenti di Baleine (Costa d’Avorio) e dell’impianto Gnl in Congo, registra un utile operativo di 2,43 miliardi (poco sotto le attese). La divisione Enilive, raffinazione e chimica invece perde 87 milioni, il doppio delle attese e contro 379 milioni di utili un anno prima. Stabile il contributo di Plenitude, oltre 110 milioni nel trimestre e 681 nell’esercizio (+11%).

In Borsa l’azienda del Cane a sei zampe cede oltre il 2%, risultando la peggiore tra le blue chip, mentre l’Europ Stoxx del settore idrocarburi è invariato.


Nel 2023 Eni ha registrato una "volatilità dello scenario caratterizzato dalla flessione dei prezzi del petrolio Brent e del gas. In particolare, nella nota sui conti, è indicato il prezzo spot del Gas Italia al Psv (punto virtuale di scambio) a 41 euro a megawattora nel IV trimestre 2023 rispetto ai 95 dello stesso periodo del 2022 (-57%) mentre per l'esercizio 2023 il prezzo indicato è 42 euro rispetto ai 122 del 2022 (-65%). Quanto al Brent, nel quarto trimestre dell'anno scorso è stato indicato a 84,05 dollari al barile, -5% sullo stesso periodo del 2022 e a 82,62 nel 2023 in calo del 18% rispetto ai 101,19 del 2022.

Descalzi: “Risultati eccellenti nonostante scenario incerto”

Comunque soddisfatto l’amministratore delegato Claudio Descalzi. "Il 2023 è stato per Eni un altro anno di eccellenti risultati, nonostante uno scenario incerto e volatile”, ha detto Descalzi. “Abbiamo conseguito ottimi risultati sia finanziari che operativi, progredendo nella nostra strategia di creazione di valore, di decarbonizzazione e di contestuale garanzia di stabilità e affidabilità delle forniture energetiche. Il nostro modello satellitare distintivo si conferma un'efficace leva nell'accelerazione della crescita di valore, contribuendo alla nostra performance in modo sostanziale". Lo scenario, per Descalzi, non è molto propizio per l’Italia e l’Europa: “Vedo ancora qualche anno difficile, per le variabili geopolitiche ma anche a più lungo termine, perché l’Europa non ha ancora una sua energia primaria. Il continente è stato stabile quando aveva la produzione del Mare del Nord in piena crescita, e l’Italia produceva 20 miliardi di metri cubi di gas, tutta energia che lo stabilizzava. Oggi stanno crescendo le rinnovabili, e noi ovviamente ci crediamo come prova quel che stiamo facendo con Plenitude: ma si tratta di energie complementari, non di alternative assolute. Fino a quando il sistema europeo non avrà una propria energia primaria faticherà a realizzare prodotti competitivi e ad esportarli senza indebolirsi”. Il manager milanese, appena entrato nel suo quarto mandato, aggiornerà il piano strategico dell’Eni il prossimo 14 marzo.

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