Economia

Gara del Lotto, una scommessa pericolosa

Gara del Lotto, una scommessa pericolosa

Un miliardo sul piatto per arrivare a una soluzione, ma il Governo non vuole scontentare i concessionari

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Costantemente a caccia di liquidità, l’attenzione del Governo torna a concentrarsi sulla gara del Lotto, storica gallina dalle uova d’oro per le casse erariali. La concessione attualmente in essere scade a novembre del 2025 ma il Governo ha fretta e fa sapere, per bocca di Guido Quintino Liris di Fratelli d'Italia, relatore del provvedimento in Commissione Bilancio al Senato, di voler procedere speditamente verso l'assegnazione della concessione “al fine di conseguire rilevanti benefici in termini di gettito erariale…”.

Le ipotesi al vaglio al momento riguarderebbero un aumento della base d’asta: l’upfront fee, ovvero l’assegno immediatamente esigibile che il vincitore della gara si impegna a versare allo Stato, o un ipotetico ribasso dell’aggio (il compenso del concessionario), oggi fissato al 6%. Per l’attuale concessione, l’aggiudicataria Lottomatica, oggi IGT, sborsò, nel 2016, 700 milioni. Oggi, secondo gli addetti ai lavori, la concessione potrebbe arrivare a valere fino a un miliardo di euro di upfront; una cifra monstre, non alla portata di tutti, e infatti in molti, più che riconoscere allo Stato una cifra simile, starebbero lavorando sotto traccia ad un taglio dell’aggio.

Chiaro che un importo così importante, da versare immediatamente e in un’unica soluzione spaventi molti, resta però da capire perché mai lo Stato, che dei giochi é storicamente il “banco”, dovrebbe accettare di agire sull’aggio, partecipando di fatto attivamente alla “scommessa” dei concessionari sulla concessione. Meglio insomma un uovo (da un miliardo di euro) oggi, o una gallina (tutt’altro che certa) domani? Già, perché la raccolta è ovviamente una scommessa soggetta in un periodo così lungo (9 anni) a mille accadimenti, mentre, come detto, la base d’asta va invece pagata immediatamente. Di più, aumentare l’upfront, assicurerebbe allo Stato una partnership con un soggetto motivato a far cassa per tutta la durata della concessione.

Qualcosa dovrebbe aver insegnato in tal senso l’esperienza dell’ultima gara, quella del Superenalotto (2019), quando il concessionario vincitore, scommettendo su un aggio irrisorio (0,5%), ha finito per penalizzare se stesso, senza peraltro rinforzare le casse dello Stato. Il legislatore dovrebbe avere come obiettivo tenere aggio e base d’asta in perfetto equilibrio tra loro, massimizzando le entrate per le casse dell’erario e corrispondendo a chi si assume gli obblighi e i rischi d’impresa, una contropartita equa. Anche perché, il miliardo di euro da incassare rappresenta un anticipo dell’aggio che il concessionario prima o poi recupererà proprio attraverso la gestione della concessione. La raccolta, invece, è un dato storico, e a nessuno e’ dato sapere a priori che successo avrà. Legare quei “benefici in termini di entrate erariali” all’andamento della raccolta assomiglia insomma a una scommessa molto pericolosa e, soprattutto, trasformerebbe lo Stato da banco a spregiudicato giocatore.

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