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Bruxelles taglia le stime sul Pil. “L’Italia crescerà solo dello 0,7%”

Economia in frenata in tutta l’eurozona. Le nuove previsioni della Commissione lontane dal +1,2 previsto dal governo. L’ex premier Draghi rilancia il debito comune: “Serve una visione comune della Difesa, l’Europa coordini le sue spese”
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ROMA – L’economia dell’Ue frena, ma l’Italia ancora di più. E le previsioni del governo sulla crescita del Pil hanno sempre meno possibilità di concretizzarsi. Del resto Bruxelles dice 0,7%, contro l’1,2% del governo di destra a Roma.

Così, nella giornata in cui arrivano le nuove stime europee, di fronte a un’Europa minacciata dai “duri isolazionisti” è Mario Draghi che prova a dare una sterzata.

Nel giorno in cui la Commissione europea prende atto di un rallentamento più forte di quello previsto appena tre mesi fa, l’ex governatore della Bce indica una direzione di marcia che va ben oltre la questione contingente della “sforbiciata” alle stime sul Pil contenuta nelle “previsioni di inverno” appena pubblicate.

Il perimetro è più ampio, fino a coinvolgere la questione ucraina. Da Washington, per ricevere il premio Volcker alla carriera, Draghi offre la sua ricetta.

Quasi un manifesto programmatico per i nuovi vertici che guideranno l’Europa dopo il voto di giugno. In controluce c’è anc…

ROMA – L’economia dell’Ue frena, ma l’Italia ancora di più. E le previsioni del governo sulla crescita del Pil hanno sempre meno possibilità di concretizzarsi. Del resto Bruxelles dice 0,7%, contro l’1,2% del governo di destra a Roma.

Così, nella giornata in cui arrivano le nuove stime europee, di fronte a un’Europa minacciata dai “duri isolazionisti” è Mario Draghi che prova a dare una sterzata.

Nel giorno in cui la Commissione europea prende atto di un rallentamento più forte di quello previsto appena tre mesi fa, l’ex governatore della Bce indica una direzione di marcia che va ben oltre la questione contingente della “sforbiciata” alle stime sul Pil contenuta nelle “previsioni di inverno” appena pubblicate.

Il perimetro è più ampio, fino a coinvolgere la questione ucraina. Da Washington, per ricevere il premio Volcker alla carriera, Draghi offre la sua ricetta.

Quasi un manifesto programmatico per i nuovi vertici che guideranno l’Europa dopo il voto di giugno. In controluce c’è anche un suo possibile ruolo, ma l’ex presidente del Consiglio si tiene lontano dal toto-nomi, preferendo le proposte. "L’emissione di debito comune per finanziare gli investimenti - suggerisce- amplierebbe lo spazio fiscale collettivo a nostra disposizione, allentando così almeno in parte la pressione sui bilanci nazionali”.

Più Europa. Modello eurobond, solidarietà comune in stile Recovery Fund, la maxi-iniezione da 750 miliardi che nel 2020 unì i Paesi dell’Ue in una risposta comune contro il Covid. Se la risposta alla crisi dell’euro è stato il bazooka del “whatever it takes”, ora - è la traccia - tocca alla politica fiscale fare quello che ha fatto la politica monetaria.

Per questo l’ex numero uno della Banca centrale europea si aspetta "deficit pubblici persistentemente più alti”. Parola d’ordine: investimenti comuni. Come sulla difesa. “C’è un forte bisogno di coordinare le nostre spese - sottolinea in un’intervista dopo il suo intervento - per evitare i duplicati e gli sprechi, d’altra parte dobbiamo investire su alcuni settori della difesa e tutto questo è possibile solo con una visione comune della difesa e della politica estera”. Un monito che guarda all’Ucraina: “L’Ue - ricorda - rappresenta l’ancora per Kiev”.

Ma la traccia che mette in guardia dai Paesi isolazionisti (“ogni Paese in Europa è troppo piccolo da solo”) si estende ancora all’economia. Debito comune significa “alleggerire” i bilanci dei singoli Stati.

Parole che suonano bene per l’Italia, stretta tra una crescita che le ultime stime Ue vedono in caduta, con il Pil tagliato da 0,9 a 0,7% quest’anno (1,2% nel 2025), sotto la soglia psicologica dell’1%, lontano dall’1,2% che il governo Meloni ha indicato l’autunno scorso nella Nadef.

Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni allontana la manovra correttiva, altrettanto fa il Mef, ma il Pil in discesa complica il cantiere per la Finanziaria dell’anno prossimo, preceduta dall’incognita della procedura per deficit eccessivo.

"Il piano fiscale che dovrà essere messo a punto nel nuovo contesto del Patto di stabilità sarà impegnativo e verosimilmente non permetterà di attuare le riduzioni fiscali che facevano parte del pacchetto di misure dell’ultima legge di bilancio e della delega fiscale”, spiega Stefania Tomasini, senior partner di Prometeia.

Si fa più a rischio la proroga del taglio del cuneo fiscale e dell’Irpef. E, avverte l’economista Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche, “se non si accelera sul Pnrr per bilanciare la coda della spesa per il Superbonus, il Pil può ridursi ancora di più”.

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