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Il paradosso del governo che riduce gli strumenti per controllare i cantieri

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini

 
Dopo aver provato a tagliare le ore di formazione, l’ultima idea è eliminare l’obbligo di usare il badge. Intanto l’ispettorato ha un vuoto d’organico. E dopo 16 mesi, la riforma della sicurezza promessa resta nel limbo
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ROMA — L’ultima clamorosa idea del governo Meloni è di abolire l’obbligo di badge per gli operai dei cantieri edili, almeno quelli che non sono in appalto o in subappalto. Nel Paese in cui muoiono di lavoro e sul lavoro in media tre persone al giorno, da anni, sembra un paradosso eliminare uno strumento di contrasto al nero e di tutela per la sicurezza di tutti. Non lo è. Tutto scritto nel ddl Lavoro in discussione alla Camera. In linea con la filosofia di questo governo sul tema: semplificare e non disturbare chi fa.

A nulla sembra valere il parere negativo dell’Inail, Istituto vigilato dal ministero del Lavoro autore del ddl. Quella norma «finirebbe per avere delle inevitabili ricadute sugli standard di sicurezza, costituendo un oggettivo arretramento rispetto alle politiche di contrasto al lavoro irregolare». Più di così, si muore. E infatti. La deputata pd Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro, è pronta a presentare un emendamento soppressivo di quello che considera una «norma…

ROMA — L’ultima clamorosa idea del governo Meloni è di abolire l’obbligo di badge per gli operai dei cantieri edili, almeno quelli che non sono in appalto o in subappalto. Nel Paese in cui muoiono di lavoro e sul lavoro in media tre persone al giorno, da anni, sembra un paradosso eliminare uno strumento di contrasto al nero e di tutela per la sicurezza di tutti. Non lo è. Tutto scritto nel ddl Lavoro in discussione alla Camera. In linea con la filosofia di questo governo sul tema: semplificare e non disturbare chi fa.

A nulla sembra valere il parere negativo dell’Inail, Istituto vigilato dal ministero del Lavoro autore del ddl. Quella norma «finirebbe per avere delle inevitabili ricadute sugli standard di sicurezza, costituendo un oggettivo arretramento rispetto alle politiche di contrasto al lavoro irregolare». Più di così, si muore. E infatti. La deputata pd Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro, è pronta a presentare un emendamento soppressivo di quello che considera una «norma indecorosa».

Lo scontro Landini-Salvini

«Mille morti all’anno, ma il governo ha reintrodotto il subappalto», tuona il leader Cgil Maurizio Landini. «Le parole di Landini sono disgustose», risponde una nota della Lega che difende il nuovo Codice degli appalti firmato Matteo Salvini. Codice che ha esteso anche al settore pubblico quanto si verifica nel settore privato, il subappalto a cascata senza limiti. Nel caso di Firenze però non c’entra. Era un appalto privato, chissà quante volte subappaltato.

Le catene infinite dei subappalti

Più si allunga la catena, più è difficile controllare chi fa cosa, quali contratti si applicano, se si fa formazione. Non è un caso che alcuni dei lavoratori coinvolti nella tragedia avevano il contratto da metalmeccanici anziché da edili, così da evitare la formazione obbligatoria e altri obblighi di sicurezza. Ma chi controlla? L’Ispettorato nazionale del lavoro è stato lasciato in un limbo dal ministero. Le assunzioni in corso sono ancora quelle decise dal governo Draghi con Orlando ministro.

Mancano gli ispettori del lavoro

C’è un vuoto in organico di oltre mille ispettori: 600 tecnici, esperti di sicurezza, e 490 del lavoro. Chi vince i concorsi scappa perché la paga è bassa. Quando il governo Meloni ha deciso di pagare finalmente gli arretrati della perequazione 2020-21-22 ha scomputato agli ispettori il “bonus Covid” una tantum erogato da Draghi: due scioperi. Esiste una graduatoria di ispettori del lavoro da cui si potrebbero attingere subito 400 figure, ma il ministero non si muove. E la graduatoria scade a maggio. Dopo si deve rifare il concorso. Altro tempo perso, mentre i lavoratori muoiono.

Cosa ha fatto il governo Meloni: poco o nulla

In sedici mesi questo governo non ha trovato il tempo di fare la riforma della sicurezza sul lavoro che la ministra Calderone aveva promesso alle parti sociali a metà gennaio del 2023, un tavolo con 40 sigle. Nulla. Ministra che ora dice, di fronte alla tragedia di Firenze: «Valutiamo altri interventi». Il decreto 81, il Testo unico sulla sicurezza, rimane intoccato: i sindacati temono le “semplificazioni” del governo e preferiscono il nulla alle briglie sciolte.

Di aggravare le pene, neanche a parlarne: strano per un governo giustizialista. No anche a una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro. Sì però al taglio delle ore di formazione obbligatorie sulla sicurezza. Calderone ci ha provato, come ha raccontato Repubblica a metà settembre, portandole da 16 a 10 nei cantieri ad alto rischio, come edilizia e siderurgia. Il no dei sindacati ha fatto rimettere nel cassetto l’accordo Stato-Regioni sulla sicurezza.

In questo nulla solo ritocchi chirurgici sulle assicurazioni per gli studenti che fanno gli stage nel programma di alternanza scuola-lavoro nel decreto Primo Maggio. E sui risarcimenti ai parenti delle vittime sul lavoro, ancora parametrati al reddito della famiglia perché la legge in vigore (il testo unico sull’assicurazione sul lavoro) è addirittura del 1965, quando a Sanremo vinceva Bobby Solo, con “Se piangi, se ridi”. Qui si piange.

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