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Giorgia Favaro, ad McDonald’s Italia, “Abbiamo azzerato il gender gap sui salari. E ora apriamo nuovi ristoranti al Sud”

Secondo un’analisi di Althesys, per ogni euro di fatturato generato in Italia, McDonald’s redistribuisce 3,3 euro divisi fra famiglie, Stato e altre imprese. Nel 2023 ci sono state 48 nuove aperture per un totale oggi di 700 ristoranti, 5.000 assunzioni per una forza lavoro complessiva di 35.000 dipendenti
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MILANO – Crescita a doppia cifra del fatturato nel 2023 rispetto al mercato di riferimento, 48 nuove aperture per un totale oggi di 700 ristoranti, 5.000 assunzioni per una forza lavoro complessiva di 35.000 dipendenti.Succede che, nei periodi di crisi, si ricorra alla leadership femminile. È un fenomeno comune che prende il nome di «scogliera di cristallo». Ma non riguarda Giorgia Favaro, amministratrice delegata di McDonald’s Italia dal 15 gennaio scorso, prima nel suo genere a raggiungere il vertice, chiamata a gestire un’azienda in grado di prosperare nonostante il quadro macroeconomico complesso e incerto. A fronte delle difficoltà delle famiglie, pesantemente colpite dall’aumento del costo della vita, McDonald’s - dice la Ceo - «punta su un’offerta accessibile anche per chi ha un potere di acquisto limitato».Favaro ha due figli adolescenti, un marito, radici a Scorzè, nell’entroterra di Venezia, una laurea in Business Administration e una carriera in Italia e all’estero in multi…

MILANO – Crescita a doppia cifra del fatturato nel 2023 rispetto al mercato di riferimento, 48 nuove aperture per un totale oggi di 700 ristoranti, 5.000 assunzioni per una forza lavoro complessiva di 35.000 dipendenti.Succede che, nei periodi di crisi, si ricorra alla leadership femminile. È un fenomeno comune che prende il nome di «scogliera di cristallo». Ma non riguarda Giorgia Favaro, amministratrice delegata di McDonald’s Italia dal 15 gennaio scorso, prima nel suo genere a raggiungere il vertice, chiamata a gestire un’azienda in grado di prosperare nonostante il quadro macroeconomico complesso e incerto. A fronte delle difficoltà delle famiglie, pesantemente colpite dall’aumento del costo della vita, McDonald’s - dice la Ceo - «punta su un’offerta accessibile anche per chi ha un potere di acquisto limitato».Favaro ha due figli adolescenti, un marito, radici a Scorzè, nell’entroterra di Venezia, una laurea in Business Administration e una carriera in Italia e all’estero in multinazionali quali Procter&Gamble, Reckitt Benckiser, Danone e Vodafone, prima dell’approdo in McDonald’s dove si è occupata di marketing e ha coperto la carica di Field Service Director Sud.Crede in una «leadership partecipativa che valorizzi le specificità individuali al di là delle gerarchie e dia spazio e voce a tutti i punti di vista e a tutte le competenze».

Quali sono gli obiettivi per il 2024?

«Raccolgo un testimone pesante perché abbiamo chiuso un anno record. Ho l’ambizione di continuare a consolidare la crescita e confido in un altro esercizio positivo. Per il prossimo futuro prevediamo di aprire una cinquantina di nuovi ristoranti l’anno soprattutto al Sud, nelle province e nelle periferie, in cui siamo a volte l’unico presidio aperto in quartieri dove la notte è tutto chiuso. Quest’anno puntiamo ad assumere altre 5.000 persone. Vogliamo poi continuare a creare valore sociale ed economico sul territorio: secondo un’analisi di Althesys, per ogni euro di fatturato generato in Italia, McDonald’s redistribuisce 3,3 euro divisi fra famiglie, Stato e altre imprese».

Chi sono i lavoratori di McDonald’s Italia?

«Si tratta di una popolazione eterogenea, grazie a una politica inclusiva: c’è una buona percentuale di immigrati e di persone con disabilità. Le donne rappresentano il 62% dei dipendenti, il 50% dei direttori di ristoranti e il 50% del team manageriale. Abbiamo da diversi anni azzerato il gender pay gap e offriamo annualmente un milione di ore di formazione. Nell’ottica di favorire la meritocrazia, nell’ultimo triennio il 50% dei dipendenti è stato promosso o spostato di ruolo per accrescere le competenze.Inoltre molti dei nostri licenziatari sono partiti come impiegati nei ristoranti, sono cresciuti in azienda per poi decidere di diventare imprenditori».

Le grandi dimensioni e la capillarità di un’azienda comportano delle responsabilità verso il territorio in cui opera. Cosa fa McDonald’s Italia in questo senso?

«Abbiamo varie attività in atto che porteremo avanti anche in futuro. Sul fronte della violenza di genere, entro fine mese sarà estesa a tutto il territorio nazionale l’iniziativa “Non sei sola, lasciati aiutare” in collaborazione con i centri antiviolenza, con l’affissione nei bagni dei ristoranti dell’adesivo con il Numero Nazionale Antiviolenza e Stalking (1522).Con il progetto “Sempre aperti a donare”, nato durante la pandemia insieme al Banco Alimentare e alla Comunità di Sant’Egidio, l’anno scorso abbiamo offerto 217.000 pasti coinvolgendo 300 nostri ristoranti.Abbiamo lanciato giornate di raccolta dei rifiuti abbandonati nell’ambiente, utilizziamo packaging riciclabile al 100% e, con Altroconsumo, abbiamo sviluppato una campagna per la corretta differenziazione.Mi piacerebbe che, nel corso del mio mandato, i valori di McDonald’s - inclusione, accessibilità e comunità - fossero percepiti come attributi caratterizzanti del marchio da un’opinione pubblica sempre più ampia.».

Le donne CEO in Italia sono ancora una minoranza. Lei è riuscita a tenere insieme carriera e famiglia. È stato difficile?

«La mia realizzazione professionale è possibile anche perché mio marito condivide con me al 50%, come è giusto che sia, tutte le incombenze familiari. Con l’arrivo dei figli ci siamo assunti, ora lui ora io, le responsabilità a seconda dei periodi e delle esigenze di ognuno. Sono consapevole di essere stata aiutata e mi rendo conto che non è la normalità ma sarebbe ora che lo fosse per tutte».

Che lo voglia o no, Giorgia Favaro è un modello. Quale consiglio darebbe a una giovane donna che si affaccia sul mondo?

«Le direi che possiamo diventare quello che vogliamo e che non siamo l’etichetta che ci hanno appiccicato addosso. Questo vale per tutti ma il genere femminile è più soggetto al giudizio altrui».

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