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Gli ispettori del lavoro: “Nelle morti non c’è fatalità, ma solo regole violate”

Le croci per ricordare i morti sul lavoro nella manifestazione Cgil-Uil del 17 novembre 2023 a Roma, in piazza del Popolo 
Il racconto dal campo di cosa succede: “Ho visto più di 100 morti nella mia carriera: ogni storia contava. Dietro c’erano famiglie. E tanta rabbia. Una strage silenziosa”
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ROMA — «Siamo pochi e non c’è limite al subappalto. Lì fuori è una giungla. Faccio questo mestiere da più di trent’anni e ho visto purtroppo più di cento morti nella mia carriera, cento caduti. Ogni storia contava. Dietro c’erano famiglie. E tanta rabbia. Tutti incidenti prevedibili. Nelle morti sul lavoro non ci sono fatalità. Solo violazione di regole». Luca, nome di fantasia, è un ispettore di lungo corso. Preferisce l’anonimato.

Sempre di meno e con subappalti a cascata senza limiti

Racconta del disagio di una professione bella e difficile. «Siamo sempre di meno. E nei grandi cantieri si arriva a squadre. Non mi meraviglia che nella tragedia di Firenze ci fossero 30 imprese in subappalto. Ho ispezionato cantieri con 600 imprese al giorno, 3.500 lavor…

ROMA — «Siamo pochi e non c’è limite al subappalto. Lì fuori è una giungla. Faccio questo mestiere da più di trent’anni e ho visto purtroppo più di cento morti nella mia carriera, cento caduti. Ogni storia contava. Dietro c’erano famiglie. E tanta rabbia. Tutti incidenti prevedibili. Nelle morti sul lavoro non ci sono fatalità. Solo violazione di regole». Luca, nome di fantasia, è un ispettore di lungo corso. Preferisce l’anonimato.

Sempre di meno e con subappalti a cascata senza limiti

Racconta del disagio di una professione bella e difficile. «Siamo sempre di meno. E nei grandi cantieri si arriva a squadre. Non mi meraviglia che nella tragedia di Firenze ci fossero 30 imprese in subappalto. Ho ispezionato cantieri con 600 imprese al giorno, 3.500 lavoratori di 21 nazionalità diverse. In un centro commerciale piuttosto grande del Centro Italia lavoravano in 150-200 imprese».

«Noi eravamo in 50-60 ispettori, oltre i Carabinieri. Ci siamo divisi le aree del cantiere, a porzioni. Ognuno fa il suo. Prima certo devi prepararti, con le carte e le banche dati. Poi vai sul campo. E le ispezioni possono durare settimane, anche mesi. Certo, se ci sono rischi immediati, operai in nero, ponteggi malmessi, lavoratori che operano in fossati a rischio smottamento, si chiude. Cantiere sequestrato».

Le norme ci sono. Il lavoro è cambiato

Il lavoro di Luca è cambiato in questi trent’anni. «All’inizio bastavano le norme degli anni ‘50. Poi è arrivata la 626 e infine il Testo unico sulla sicurezza, l’81. Diventato la mia Bibbia: 306 articoli, 53-54 allegati, mille pagine. Le norme ci sono. Anzi siamo avanti rispetto a tanti Paesi, anche se per alcuni settori andrebbero coordinate meglio, penso alle ferrovie e al nautico».

«Il problema non sono le norme. È il lavoro che è cambiato. Prima entravi in un cantiere e sapevi che c’era una ditta con i suoi carpentieri, gli elettricisti, gli operai, i pittori, chi monta i ponteggi. Poi è arrivato il subappalto a cascata. E tutte le regole sono saltate»

Racconta Luca che in un cantiere di un altro centro commerciale ha trovato 11 livelli di subappalti per montare i fan coil, i dispositivi che fanno calore. «L’ultima ditta era di Caserta e aveva 20 dipendenti in nero che facevano avanti e indietro da Caserta tutti i giorni. Se qualcuno si fosse fatto male sul serio, sarebbero stati guai grossi».

Il subappalto a cascata ha cambiato tutto. «Senza limiti. Persino in appalti medi da 10-15 milioni si subappaltano lavori o lavoretti da 1.500 euro. Così è complicatissimo controllare. E noi ispettori siamo pochi. D’altro canto tutti lavorano in questo modo oramai. Non esistono più imprese che fanno tutto».

Pochi ispettori, pagati poco

Il sottodimensionamento degli ispettori tecnici e degli ispettori del lavoro è una triste realtà. Sono poco più di 4 mila, ma ne mancano almeno mille in pianta organica. Per 4,5 milioni di imprese, il 95% sotto i 9 addetti. Lo stipendio di un ispettore è 1.600 euro netti. Per quella cifra deve essere esperto in diritto del lavoro e sicurezza e prendersi la responsabilità di chiudere cantieri, sanzionare e sospendere le aziende. Mestiere, fondamentale e cruciale, pare non più appetibile.

Dice Luca che è «complicato lavorare così. Le aziende appaltanti vogliono monetizzare presto, i costi non devono lievitare. E chi subappalta corre perché prima finisce, prima passa ad un altro ingaggio. E così via. Anche la logistica è fuori controllo. In un supermercato che ho ispezionato c’erano 89 cooperative a prendere le merci, ognuna col suo padroncino e i cottimisti. Come si fa? Si muore per il profitto. Tre-quattro al giorno, compresi i precari, 800-900 mila infortuni all’anno, di cui 15-20 mila mutilati. Una strage silenziosa».

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