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La riscossa delle small cap e le prospettive quando scenderanno i tassi

Tassi di interesse in calo, buone prospettive di crescita e prezzi di partenza bassi sono gli ingredienti per la potenziale ripresa, in Italia e all’estero
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Molti listini sono vicini ai massimi storici e il rischio è di farsi travolgere dall’onda dell’entusiasmo perdendo di vista i fondamentali, che nel medio-lungo termine esprimono il valore reale di un titolo quotato in Borsa. Da qui l’importanza di analizzare settori e titoli che sono rimasti indietro negli ultimi mesi, a cominciare dalle small cap, molto penalizzate dai riscatti che hanno coinvolto i Pir (sul listino italiano) e dal rialzo dei tassi.

La crescita a Piazza Affari

A dispetto di una congiuntura incerta, nell’ultimo anno la maggior parte dei listini azionari occidentali è cresciuta sensibilmente e Piazza Affari si è distinta in modo particolare, anche se la tendenza non è stata omogenea, dato che l’indice Ftse Small Cap negli ultimi dodici mesi ha sottoperformato del 25% rispetto al Ftse Mib, che racchiude i 40 titoli più grandi tra quelli quotati a Milano. «L’economia tanto nazionale, quanto globale continua a crescere, ma a fronte delle molte incognite esistenti, gli in…

Molti listini sono vicini ai massimi storici e il rischio è di farsi travolgere dall’onda dell’entusiasmo perdendo di vista i fondamentali, che nel medio-lungo termine esprimono il valore reale di un titolo quotato in Borsa. Da qui l’importanza di analizzare settori e titoli che sono rimasti indietro negli ultimi mesi, a cominciare dalle small cap, molto penalizzate dai riscatti che hanno coinvolto i Pir (sul listino italiano) e dal rialzo dei tassi.

La crescita a Piazza Affari

A dispetto di una congiuntura incerta, nell’ultimo anno la maggior parte dei listini azionari occidentali è cresciuta sensibilmente e Piazza Affari si è distinta in modo particolare, anche se la tendenza non è stata omogenea, dato che l’indice Ftse Small Cap negli ultimi dodici mesi ha sottoperformato del 25% rispetto al Ftse Mib, che racchiude i 40 titoli più grandi tra quelli quotati a Milano. «L’economia tanto nazionale, quanto globale continua a crescere, ma a fronte delle molte incognite esistenti, gli investitori nell’ultimo anno si sono concentrati sulle società più grandi, tendenzialmente considerate più solide; tuttavia questo approccio non considera il fatto che ogni titolo fa storia a sé», sottolinea Antonio Amendola, senior fund manager di AcomeA Sgr, a valle di una ricerca ad hoc sulle small cap di Piazza Affari.

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«Peraltro i titoli italiani a bassa capitalizzazione sono stati penalizzati più di altri negli ultimi mesi perché sono maturati i cinque anni necessari per ottenere la defiscalizzazione di molti fondi Pir e questo ha portato a una pioggia di riscatti, circa 3 miliardi di euro nell’intero 2023». Per un investitore che si muove con una prospettiva di medio periodo, aggiunge l’esperto, gli elementi da tenere in considerazione nella scelta dei titoli da inserire in portafoglio dovrebbero essere altri: «Basso debito, margini a doppia cifra, presenza internazionale, capacità di offrire prodotti o servizi di nicchia e management di prima categoria». Il tutto a fronte di multipli che non esprimono il reale potenziale dell’azienda.

A questo proposito, AcomeA ha preso come parametro il Pvgo (Present Value of Growth Opportunity), misura del valore che una società può creare reinvestendo gli utili futuri all’interno ed è calcolato come la differenza tra il prezzo attuale e il valore che non considera prospettive di crescita. Se il Pvgo è basso, significa che il titolo incorpora solo in minima parte le prospettive di crescita futura della società. «Attualmente le società del Ftse Small cap con unPvgo attraente sono il 40% del totale, contro il 13,8% dei titoli a media capitalizzazione e il 12,5% delle Blue Chip», spiega Amendola.

I titoli più promettenti

Detto dello scenario generale, l’esperto indica alcuni dei titoli più promettenti, a cominciare da Biesse, società industriale che opera nel settore delle macchine da taglio. Si tratta di un leader a livello internazionale, con un’ottima posizione di cassa. Nell’ultimo anno il titolo è rimasto sostanzialmente stabile e presenta multipli tipici di un’azienda in difficoltà a fronte invece di fondamentali robusti e in crescita». Meno nota al grande pubblico è Fine Foods, «che opera in un settore ad altissima crescita, quello della farmaceutica, nutraceutica e cosmetica, diventato strategico in seguito alla pandemia di Covid. Negli Usa è stato da poco completato l’acquisto di un’azienda che opera nel suo stesso settore al prezzo di 16 volte l’Ebitda, mentre la realtà italiana scambia alla metà», aggiunge Amendola.

Menzione anche per Eurogroup Laminations, che si occupa della costruzione e produzione di statori e rotori per i motori elettrici. «Opera in un settore al centro della transizione energetica e conta tra i clienti quasi tutti i principali operatori del settore» sottolinea, nonostante abbia multipli di Borsa molto sacrificati. Anche a livello internazionale si ragiona sul potenziale di recupero delle small cap. Per Curt Organt, portfolio manager di T. Rowe Price, in questa fase le società a minore capitalizzazione si trovano a subire oltremodo l’avversione al rischio da parte degli investitori. «Siamo a livelli che non si vedevano da decenni, eppure l’economia globale cresce a ritmo sostenuto», dice. Secondo diverse analisi, alla base della diffidenza da parte degli investitori vi sarebbe soprattutto il timore di un ritorno dell’inflazione, che andrebbe a pesare sui margini aziendali. «Solitamente si ritiene che le aziende più piccole abbiano una capacità limitata di esercitare un potere di fissazione dei prezzi. In realtà, molte di quelle operano in settori scarsamente serviti o di nicchia, come il fintech, i giochi per computer, l’e-commerce e l’energia verde, e quindi dispongono di un potere di fissazione dei prezzi maggiore di quanto le loro dimensioni potrebbero suggerire. Quando queste aziende iniziano a subire pressioni inflazionistiche, a causa di colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento, aumenti salariali o a causa dell’aumento dei costi di produzione, sono in grado di trasferire questi costi più elevati ai clienti, contribuendo così a proteggere i loro margini di profitto».

Dello stesso avviso è Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, secondo il quale la prudenza delle banche centrali nel tagliare i tassi sta generando un’eccessiva diffidenza verso le società a minore capitalizzazione, tradizionalmente più dipendenti dal credito bancario. In realtà la casa di gestione si attende che le small cap di Wall Street quest’anno avranno una crescita della profittabilità dell’8% superiore rispetto ai titoli del Russell 500 e questo, combinato a multipli sensibilmente più contenuti, apre spazio a una rivalutazione delle quotazioni.

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