Ex Ilva, arriva il commissario. Urso: “Gara veloce e nuovi soci”
di Raffaele LorussoROMA – All’ex Ilva arriverà un solo commissario. Per la nomina è questione di giorni. Forse di ore. Il governo ha fretta. Le diffide di ArcelorMittal, socio di maggioranza di Acciaierie d’Italia, non destano preoccupazione. Né la richiesta di concordato depositata al tribunale di Milano dalla società. Alle aziende dell’indotto e ai sindacati, incontrati ieri a Palazzo Chigi in due momenti distinti, l’esecutivo ribadisce che non c’è più tempo da perdere. «L’amministrazione straordinaria prevale su ogni altra procedura ed è quello che faremo nelle prossime ore», chiarisce il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Insieme con lui, partecipano al tavolo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e i ministri Giancarlo Giorgetti, Elvira Calderone e Raffaele Fitto.
Almeno per il momento, dunque, il governo nominerà un solo commissario, che prenderà in carico l’azienda per garantirne la continuità e assicurarne il rilancio. Quanto al prescelto, Urso chiarisce che «dov…
ROMA – All’ex Ilva arriverà un solo commissario. Per la nomina è questione di giorni. Forse di ore. Il governo ha fretta. Le diffide di ArcelorMittal, socio di maggioranza di Acciaierie d’Italia, non destano preoccupazione. Né la richiesta di concordato depositata al tribunale di Milano dalla società. Alle aziende dell’indotto e ai sindacati, incontrati ieri a Palazzo Chigi in due momenti distinti, l’esecutivo ribadisce che non c’è più tempo da perdere. «L’amministrazione straordinaria prevale su ogni altra procedura ed è quello che faremo nelle prossime ore», chiarisce il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Insieme con lui, partecipano al tavolo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e i ministri Giancarlo Giorgetti, Elvira Calderone e Raffaele Fitto.
Almeno per il momento, dunque, il governo nominerà un solo commissario, che prenderà in carico l’azienda per garantirne la continuità e assicurarne il rilancio. Quanto al prescelto, Urso chiarisce che «dovrà essere una persona che conosce bene l’azienda e abbia competenze nel settore siderurgico perché non c’è altro tempo da perdere». Sul tavolo del ministro ci sono alcuni nomi. A circolare con insistenza sono quelli di Alessandro Danovi, Giovanni Bruno, Marco Costantini, Andrea Zoppini, Gianluca Brancadoro e Giovanni Fiori. Il governo chiarisce anche che l’obiettivo, da raggiungere rapidamente, è la vendita dell’acciaieria. Da questo punto di vista, l’ottimismo non manca, anche se le difficoltà di carattere tecnico-giuridico rischiano di essere tante. «Si procederà con una gara nel minor tempo possibile perché si sono già fatti avanti numerosi investitori italiani e stranieri», spiega Urso.
Alle imprese dell’indotto e ai segretari di Fiom Cgil, Fim Cisl, Ugl e Usb i rappresentanti dell’esecutivo ribadiscono la volontà di tutelare sia i crediti maturati nei confronti di Acciaierie d’Italia, come previsto nel decreto approvato recentemente, sia i livelli occupazionali. «Ci sarà un ammortizzatore unico», hanno promesso. Ma diventa cruciale la vendita in tempi relativamente brevi. L’acquisto degli impianti dell’Ilva dalla procedura di amministrazione straordinaria è fondamentale per il rilancio dell’acciaieria in quanto la renderebbe bancabile. Dalle carte della composizione negoziata tentata al tribunale di Milano si evince che già due anni fa, nel marzo 2022, Acciaierie d’Italia chiese il dissequestro al tribunale di Taranto. Il provvedimento venne negato perché fu ritenuto imprescindibile non solo la conclusione del piano ambientale «ma anche la verifica dei livelli di inquinamento dello stabilimento a regime, ossia - scrissero i giudici del capoluogo jonico - quando sarà possibile aumentare la produzione a 8 milioni di tonnellate l’anno».
Sulla base di queste prescrizioni i commissari dell’Ilva, nella loro memoria al tribunale di Milano, hanno scritto che era impossibile comprare gli impianti entro il 31 maggio 2024. Per questo i giudici milanesi hanno bocciato il piano della composizione negoziata che prevedeva l’acquisto degli impianti.
Ieri, però, fonti interne all’Ilva hanno fatto sapere che «in base al decreto Fitto dello scorso anno gli impianti dell’ex Ilva possono essere ceduti anche in pendenza del sequestro». Una possibilità di cui non avevano fatto cenno nella memoria al Tribunale di Milano. Secondo quel testo dovrebbero essere, però, gli stessi commissari a chiedere un nuovo dissequestro al tribunale di Taranto. Solo in caso di respingimento può attivarsi la società in base al decreto Fitto. Insomma, chiunque abbia gli impianti in affitto non può agire da solo, ma deve passare dai commissari o dal tribunale.
I sindacati, accolgono con favore l’uscita di scena di ArcelorMittal e chiedono al governo di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’occupazione. I segretari di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, Michele De Palma, Roberto Benaglia e Rocco Palombella, auspicano che si intervenga subito con opere di manutenzione che «non possono essere più rinviate». E avvertono: il prestito di 320 milioni del decreto Salva Ilva non sono sufficienti. Ma il decreto, ha detto il governo, può essere modificato anche in fase di conversione per garantire la continuità produttiva.