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Assogrocery, primo contratto per i lavoratori delle piattaforme con Cgil, Cisl e Uil

(reuters)
Gli shopper, che portano la spesa a domicilio, sono inquadrati come autonomi, e a regime percepiranno 13,50 l’ora. Previste maternità, malattia, e l’indennità di disponibilità
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ROMA – Non sono lavoratori dipendenti, ma hanno diritto a un’indennità oraria che a regime arriverà a 13,50 lordi, a un’indennità di disponibilità di 1,30 euro, malattia, maternità, maggiorazione domenicale e festiva, e anche un bonus “spesa scomoda”, per chi è costretto a carichi pesanti o a consegne in edifici senza ascensore. Sono i diritti degli shopper, i lavoratori che effettuano le consegne della spesa a domicilio, secondo il nuovo contratto sottoscritto da Assogrocery con i sindacati Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uiltemp-Uil, e con una delegazione del sindacato autonomo di settore.

Un contratto che fa conquistare ai confederali uno spazio che era conteso da sigle spesso nate all’impronta, per far fronte all’esigenza del momento, o ritenute, anche da qualche sentenza di tribunale, non adeguatamente rappresentative, come nel caso del contratto dei rider firmato da Assodelivery e Ugl nel 2020. “E’ un compromesso, ma credo che sia un buon compromesso”, afferma Roberta Turi, segretaria …

ROMA – Non sono lavoratori dipendenti, ma hanno diritto a un’indennità oraria che a regime arriverà a 13,50 lordi, a un’indennità di disponibilità di 1,30 euro, malattia, maternità, maggiorazione domenicale e festiva, e anche un bonus “spesa scomoda”, per chi è costretto a carichi pesanti o a consegne in edifici senza ascensore. Sono i diritti degli shopper, i lavoratori che effettuano le consegne della spesa a domicilio, secondo il nuovo contratto sottoscritto da Assogrocery con i sindacati Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uiltemp-Uil, e con una delegazione del sindacato autonomo di settore.

Un contratto che fa conquistare ai confederali uno spazio che era conteso da sigle spesso nate all’impronta, per far fronte all’esigenza del momento, o ritenute, anche da qualche sentenza di tribunale, non adeguatamente rappresentative, come nel caso del contratto dei rider firmato da Assodelivery e Ugl nel 2020. “E’ un compromesso, ma credo che sia un buon compromesso”, afferma Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil-Cgil. “Siamo soddisfatti, abbiamo costruito un sistema di tutele che è frutto della condivisione della trattativa con i lavoratori”, dice Alessandro Angelini, vicepresidente di Assogrocery.

Per l’organizzazione datoriale c’è l’orgoglio di aver portato al tavolo, fino alla conclusione dell’accordo, i sindacati maggiormente rappresentativi. Un risultato che tre anni fa, nel 2021, non era stato possibile raggiungere: il contratto era stato siglato, ma con una rappresentanza sindacale autonoma, costituita ad hoc. “E’ stato un primo passo, che ci ha portati dove siamo adesso. – rileva Angelini – Gli shopper non sono figure subordinate: una volta capito questo, tutto è andato in discesa”.

Il nodo per i lavoratori delle piattaforme è sempre stato questo, anche a Bruxelles, dove pochi giorni fa è stata affossata, a causa principalmente dell’opposizione di Francia e Germania, la direttiva che prevedeva una presunzione di lavoro subordinato, con inversione dell’onere della prova a carico del datore di lavoro. “Parlare in modo generale di quello che vogliono i lavoratori è sempre complicato – obietta Turi – non c’è dubbio che una parte degli shopper ci tiene a mantenere un rapporto di lavoro autonomo, mentre un’altra parte aspira invece a un rapporto di lavoro subordinato”.

L’accordo appena siglato però si pone l’obiettivo di garantire anche ai lavoratori autonomi diritti fondamentali, fino a questo momento previsti solo per i dipendenti, prendendo atto che quella dei lavoratori delle piattaforme è una terra di mezzo che non può essere abbandonata a se stessa, in attesa che prevalga una o l’altra delle forme contrattuali tradizionali. E così c’è la terza via di un lavoratore autonomo, che viene garantito, almeno dalle clausole del contratto, anche rispetto alle possibili costrizioni dell’algoritmo, e che non viene abbandonato a se stesso nei momenti in cui si ha bisogno di maggiore tutela, come la maternità o la malattia. E che ha diritto a un compenso che tenga conto dello sforzo e del tempo: la prestazione convenzionale viene commisurata a un’ora, dunque se la consegna va oltre la maggiore durata si riflette nel compenso.

All’algoritmo, spiega Angelini, viene data “visibilità e trasparenza”. Previsto e disciplinato l’obbligo di formazione, arrivano anche i diritti sindacali, e ci sono anche le norme su infortuni e sicurezza sul lavoro.

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