Istat, in Italia oltre mezzo milione di lavoratori con le piattaforme. In testa vendita online, consegne e affitti
di Rosaria AmatoROMA – Maschio, tra i 30 e i 44 anni, con un titolo di studio elevato: è il ritratto che più rappresenta i lavoratori delle piattaforme in Italia. Sono 565 mila le persone tra i 15 e i 64 anni che, nel 2022, hanno dichiarato di aver svolto, nei 12 mesi precedenti l’intervista condotta dall’Istat, almeno un’ora di lavoro tramite una piattaforma digitale. L’indagine pubblicata oggi, spiega l’Istituto di statistica, è la prima condotta a livello europeo, con un metodo condiviso da 17 Paesi.
In 90 mila al lavoro con continuità
Se però si guarda poi a chi lavora con una certa regolarità sulle piattaforme, sono solo 89 mila per persone che hanno svolto un’attività di questo tipo anche nelle quattro settimane precedenti l’intervista. E un po’ meno della metà, il 47,9%, con il lavoro delle piattaforme ha guadagnato meno di un quarto del proprio reddito. SI tratta dunque di un’attività che la maggioranza utilizza per arrotondare, ma che non costituisce la principale fonte di reddito. E che no…
ROMA – Maschio, tra i 30 e i 44 anni, con un titolo di studio elevato: è il ritratto che più rappresenta i lavoratori delle piattaforme in Italia. Sono 565 mila le persone tra i 15 e i 64 anni che, nel 2022, hanno dichiarato di aver svolto, nei 12 mesi precedenti l’intervista condotta dall’Istat, almeno un’ora di lavoro tramite una piattaforma digitale. L’indagine pubblicata oggi, spiega l’Istituto di statistica, è la prima condotta a livello europeo, con un metodo condiviso da 17 Paesi.
In 90 mila al lavoro con continuità
Se però si guarda poi a chi lavora con una certa regolarità sulle piattaforme, sono solo 89 mila per persone che hanno svolto un’attività di questo tipo anche nelle quattro settimane precedenti l’intervista. E un po’ meno della metà, il 47,9%, con il lavoro delle piattaforme ha guadagnato meno di un quarto del proprio reddito. SI tratta dunque di un’attività che la maggioranza utilizza per arrotondare, ma che non costituisce la principale fonte di reddito. E che non impegna molto la maggior parte dei lavoratori: un terzo ha lavorato per la piattaforma meno di un’ora, poco più di un terzo meno di 10 ore, nel complesso otto individui su 10 hanno lavorato per la piattaforma meno di 20 ore nelle quattro settimane precedenti l’intervista.
La proporzione tra italiani e stranieri non si discosta molto da quella generale del mercato italiano: è straniero circa uno su dieci. Circa i due terzi hanno utilizzato un’unica piattaforma, il 22,3% ha utilizzato almeno due piattaforme per svolgere lo stesso tipo di attività e il 10,1% ha utilizzato più piattaforme per svolgere attività diverse.
Le attività più diffuse
Le attività più diffuse tra i lavoratori delle piattaforme sono la vendita di beni, la consegna di merci (incluso cibo), la creazione di contenuti (Youtube, Instagram e simili), l’affitto di case o stanze, i servizi informatici (programmazione, coding, webdesign, supporto e controllo di contenuti online), le attività di insegnamento, tutoring e traduzione, i lavori manuali (elettrici, idraulici, pittura, ecc.) e di cura, il servizio di taxi e trasporto passeggeri.
Appare prevalente l’autorganizzazione del lavoro, un profilo coerente con il contratto collettivo di lavoro appena stipulato da Assogrocery e da Cgil, Cisl e Uil per gli shopper, anche se Il rifiuto a prendere in carico un’attività per il 38,9% determina conseguenze più o meno gravi, tra le quali la perdita del lavoro, la disconnessione dalla piattaforma, la perdita di incarichi rilevanti o il peggioramento delle valutazioni.