Imprese, oltre i numeri del bilancio: arriva l’obbligo di dichiarare l’impatto su ambiente e società. Le “raccomandazioni” dell’Asvis
di Roberto OrsiIl dado è tratto e l’obbligo di rendicontazione di informazioni non finanziarie, cioè quello di divulgare dati sull’impatto che le attività delle imprese hanno su persone e ambiente e qualsiasi rischio legato alla sostenibilità a cui sono esposte, si estende per legge a circa 50.000 aziende in Europa, almeno 6.000 solo in Italia, a partire dalla data di recepimento di ciascuno stato membro, fissata entro luglio 2024.
Nello specifico la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) estende in misura molto significativa l’applicazione di tale forma di rendicontazione a tutte le imprese, banche e assicurazioni europee quotate e non quotate, che nell’anno precedente superino due delle seguenti tre soglie: numero di addetti superiore a 250, attivo di bilancio superiore ai 25 milioni di euro e fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Inoltre, dà ai Paesi membri 18 mesi di tempo, che scadranno a luglio 2024, per recepire i nuovi obblighi.
Il dado è tratto e l’obbligo di rendicontazione di informazioni non finanziarie, cioè quello di divulgare dati sull’impatto che le attività delle imprese hanno su persone e ambiente e qualsiasi rischio legato alla sostenibilità a cui sono esposte, si estende per legge a circa 50.000 aziende in Europa, almeno 6.000 solo in Italia, a partire dalla data di recepimento di ciascuno stato membro, fissata entro luglio 2024.
Nello specifico la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) estende in misura molto significativa l’applicazione di tale forma di rendicontazione a tutte le imprese, banche e assicurazioni europee quotate e non quotate, che nell’anno precedente superino due delle seguenti tre soglie: numero di addetti superiore a 250, attivo di bilancio superiore ai 25 milioni di euro e fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Inoltre, dà ai Paesi membri 18 mesi di tempo, che scadranno a luglio 2024, per recepire i nuovi obblighi.
Ed è proprio in vista di questa scadenza che l’ASVIS (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile) ha redatto e lanciato lo scorso 8 febbraio a Roma, presso l’Università Roma Tre, il Policy brief "La rendicontazione di sostenibilità nel contesto europeo e italiano: una rivoluzione in atto”, curato dalla Fondazione Organismo Italiano di Business Reporting (OIBR) insieme al Gruppo di lavoro “Finanza per lo sviluppo sostenibile” dell’Alleanza.
Un documento nato con l’obiettivo di fornire un’analisi sintetica del quadro europeo, extra-europeo e italiano rispetto all'evoluzione delle normative sul reporting di sostenibilità e il loro impatto sulle numerose imprese italiane coinvolte, avanzando proposte e raccomandazioni alle istituzioni del nostro Paese.
Le nove raccomandazioni ASVIS:
- Accelerare l’adozione delle direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità, definendo tempi e modi di coinvolgimento nel processo decisionale degli stakeholder e della società civile
- Calibrare il sistema di revisione/assurance delle informazioni di sostenibilità, nonché i soggetti autorizzati a svolgere questa funzione, creando ad esempio un nuovo registro di revisori dedicato, cui si acceda dopo una formazione apposita e con specifici esami
- Sostenere le imprese, specialmente le PMI, nel processo di transizione informativa istituendo, ad esempio, crediti d’imposta calibrati sui costi relativi alla rendicontazione
- Rafforzare i processi di formazione a tutti i livelli delle figure aziendali e professionali coinvolte attraverso incentivi e crediti d’imposta mirati, per permettere la frequenza di corsi qualificati
- Favorire il flusso di dati ESG dalle imprese al sistema bancario e finanziario, aumentando trasparenza e scambio attraverso strumenti come le data room condivise
- Agevolare la finanza a impatto tramite il miglioramento della qualità delle informazioni di sostenibilità, inserendo un riferimento a questo aspetto nel testo di recepimento della Direttiva CSRD
- Potenziare la digitalizzazione dell’informazione nonché la qualità e la comparabilità dei ratings/scoring ESG a livello europeo e internazionale
- Contribuire nel modo più vasto e qualificato possibile ai processi europei e internazionali di standardizzazione della rendicontazione di sostenibilità, auspicando una maggiore presenza, nelle sedi deputate, delle diverse organizzazioni e istituzioni italiane – e in particolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze – e una maggiore capacità di fare sistema
- Favorire una partecipazione più ampia e sistematica della società civile agli organismi preposti e al dibattito con riguardo all’informazione di sostenibilità, valutando punti di vista più articolati su tematiche decisive per lo sviluppo sostenibile che tengano in considerazione categorie di interessi non strettamente economico-finanziarie e rappresentative di altri stakeholder della società civile rilevanti per la sostenibilità.
Un vero e proprio vademecum per i decisori istituzionali, chiamati a recepire una norma che poggia la sua ragion d’essere sull’incentivo alla trasparenza e alla responsabilità dell’impatto delle imprese sulle persone e l’ambiente.
Una legge che può finalmente essere vissuta come opportunità, se definita chiaramente nella sua cornice normativa: sostenuta efficacemente e incentivata, può far nascere innovazioni per i sistemi produttivi e i modelli di governance, con cambiamenti nelle scelte strategiche delle imprese, sui loro comportamenti, sugli investimenti e anche sulle politiche economiche nazionali.