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Pnrr, Italia promossa. Ma l’Europa aspetta l’effetto sulla crescita

Roma prima per numero di target centrati, 178, e risorse incassate. Gentiloni: il Recovery vale l’1,4% del Pil. Dombrovskis: escludo proroghe
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ROMA - L’Europa fa il tagliando al Recovery e l’Italia si scopre prima. Davanti a tutti gli altri Paesi per il numero dei target centrati: 178 su 527.

Appena la Commissione europea rende nota la classifica, a Palazzo Chigi scattano i festeggiamenti. Che per tutta la giornata rimbalzano nei comunicati stampa dei parlamentari di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. Tutti a celebrare "la locomotiva d’Europa” che viaggia “con grande efficacia e rapidità di esecuzione”.

Eppure basta scorrere le 221 pagine del documento messo a punto dai tecnici di Bruxelles per capire che il risultato su obiettivi, riforme e investimenti è solo una parte della storia. Lo scrive due volte, la Commissione, che “è troppo presto” per trarre conclusioni sull’impat…

ROMA - L’Europa fa il tagliando al Recovery e l’Italia si scopre prima. Davanti a tutti gli altri Paesi per il numero dei target centrati: 178 su 527.

Appena la Commissione europea rende nota la classifica, a Palazzo Chigi scattano i festeggiamenti. Che per tutta la giornata rimbalzano nei comunicati stampa dei parlamentari di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. Tutti a celebrare "la locomotiva d’Europa” che viaggia “con grande efficacia e rapidità di esecuzione”.

Eppure basta scorrere le 221 pagine del documento messo a punto dai tecnici di Bruxelles per capire che il risultato su obiettivi, riforme e investimenti è solo una parte della storia. Lo scrive due volte, la Commissione, che “è troppo presto” per trarre conclusioni sull’impatto effettivo del Pnrr.

Le milestone e i target raggiunti sono sì importanti: all’Italia, come agli altri Paesi, servono sostanzialmente per richiedere, una dopo l’altra, le rate del maxi finanziamento. E misurano i progressi sulla tabella di marcia.

Ma sotto questi numeri ci sono quelli della spesa. Quindi, a cascata, l’effetto sulla crescita. Lo sa bene anche il governo che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha due piani: obiettivi da una parte, messa a terra delle risorse dall’altra.

Alla riunione della cabina di regia che si terrà stamattina a Palazzo Chigi, toccherà a Raffaele Fitto aggiornare i suoi colleghi sul livello della spesa, il dato più atteso della relazione semestrale sull’attuazione del Piano. Il documento arriva dopo mesi in cui l’esecutivo ha contestato le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio e della Corte dei conti: al 26 novembre dell’anno scorso risultavano spesi 28,1 miliardi, il 14,7% del totale.

Eccolo l’elemento velenoso che buca l’esultanza dell’esecutivo: l’attuazione. Non a caso, la Commissione ricorda che le tappe raggiunte fino ad ora riguardano spesso le fasi iniziali, come l’avvio dei bandi o la firma dei contratti di appalto. "La maggior parte delle misure - si legge in un passaggio del report - non ha ancora raggiunto l’ultima tappa, cioè il completamento che consentirebbe una prima valutazione dei risultati come definiti nella logica di intervento del Pnrr”.

La conclusione è netta: "È troppo presto per concludere in che misura i progressi sulle tappe e gli obiettivi si siano tradotti nel raggiungimento dell’obiettivo generale del Piano”. L’incognita è la crescita.

Il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni rigetta le stime del National Institute of Economic and Social Research relative al 2022: da 1,9% a 0,4%, l’apporto del Recovery al Pil europeo. "Le nostre simulazioni - ribatte Gentiloni - stimano che Next Generation EU abbia il potenziale per aumentare il Pil reale dell’Ue fino all’1,4% nel 2026", la data ultima del Recovery, che il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovksis blinda, cestinando l’ipotesi di una proroga.

La scommessa si gioca nei prossimi due anni e mezzo. Intanto nella pagella di medio termine spunta un rilievo sul programma Gol per le politiche attive del lavoro: "Le Regioni che beneficiano di Gol e dell’aumento di personale nei Centri per l’impiego non sembrano essere quelle più svantaggiate”. Una macchia sul tagliando festeggiato con grande entusiasmo dal governo.

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