✕

Eurobond per la difesa, nuovo scontro tra Parigi e berlino

La Germania respinge la proposta francese. Oggi riunione Ecofin, ci sarà anche Mario Draghi: “Vado per ascoltare”
2 minuti di lettura

GENT – Un eventuale nuovo Recovery Fund e l’Unione dei mercati dei Capitali spacca l’Ue. E in particolare il braccio di ferro è tra Francia e Germania. La campagna elettorale è partita, le elezioni europee si avvicinano e tutti i governi pensano a come raccogliere i voti e a non scontentare gli elettori. Così alle riunioni informali di Eurogruppo e Ecofin in corso a Gent (al quale oggi parteciperà anche Mario Draghi), i due temi diventano oggetto di un confronto piuttosto animato tra francesi e tedeschi, tra il ministro dell’economia di Parigi, Bruno Le Maire, e quello di Berlino Christian Lindner.

Tutto inizia con la dichiarazione della presidenza di turno belga (il governo di Bruxelles è considerato molto vicino all’Eliseo) sulla possibilità di emettere altro debito comune e quindi altri eurobond seguendo l’esempio del NextGenerationEu per finanziare il progetto di difesa comune europea. «Abbiamo già sentito diverse proposte per la Bei rispetto alla necessità di aumentare i finanzia…

GENT – Un eventuale nuovo Recovery Fund e l’Unione dei mercati dei Capitali spacca l’Ue. E in particolare il braccio di ferro è tra Francia e Germania. La campagna elettorale è partita, le elezioni europee si avvicinano e tutti i governi pensano a come raccogliere i voti e a non scontentare gli elettori. Così alle riunioni informali di Eurogruppo e Ecofin in corso a Gent (al quale oggi parteciperà anche Mario Draghi), i due temi diventano oggetto di un confronto piuttosto animato tra francesi e tedeschi, tra il ministro dell’economia di Parigi, Bruno Le Maire, e quello di Berlino Christian Lindner.

Tutto inizia con la dichiarazione della presidenza di turno belga (il governo di Bruxelles è considerato molto vicino all’Eliseo) sulla possibilità di emettere altro debito comune e quindi altri eurobond seguendo l’esempio del NextGenerationEu per finanziare il progetto di difesa comune europea. «Abbiamo già sentito diverse proposte per la Bei rispetto alla necessità di aumentare i finanziamenti sulla difesa — annuncia il ministro delle finanze belga Vincent Van Peteghem — e c’è anche l’idea di bond per la difesa. È sul tavolo, vedremo se è una possibilità. È importante trovare il denaro per finanziare questa sfida». La risposta del tedesco Lindner non si fa attendere: «Non penso che ne abbiamo bisogno. Ci sono anche responsabilità nazionali per la spesa per la difesa. E come è noto, non tutti i membri dell’Unione Europea sono anche membri della Nato, quindi esistono approcci diversi».

Poi il collega francese mette sul tavolo un’altra proposta: avviare subito l’Unione dei mercati dei capitali con una sorta di cooperazione rafforzata tra Stati “volenterosi”. Rendere l’Ue un unico mercato dei capitali è un “sogno” che ormai va avanti da decenni. Significa in primo luogo porre condizioni identiche di finanziamento a soggetti e imprese su tutto il territorio dell’Unione. E creare una sola Borsa azionaria in grado di gareggiare per dimensioni con le piazze più grandi come quella di New York. Anche in questo caso il “niet” di Berlino è netto: «Sono a favore di un’unione dei mercati dei capitali non a più velocità, ma per un’unione dei mercati dei capitali ad alta velocità, cioè andare avanti rapidamente con tutti i 27». La Germania, del resto, gode di un vantaggio competitivo sulle capacità di finanzIamento che non vuole perdere. Anche il ministro italiano, Giancarlo Giorgetti, ha espresso dubbi sopraTtutto sul metodo perché affidare ad un “nocciolo duro” una decisione di questa importanza significa introdurre un precedente che può in futuro penalizzare proprio l’Italia.

Stamattina prenderà parte alla riunione anche l’ex presidente del consiglio, Mario Draghi, che sta lavorando per conto della Commissione Ue ad un rapporto sulla competitività in Europa. Nelle settimane scorse aveva sottolineato la necessità in primo luogo di andare avanti nel percorso di integrazione per consentire all’Europa di essere all’altezza degli altri “giganti” globali. Lo studio dell’ex presidente della Bce sarà pubblicato dopo le elezioni europee e nel progetto di Ursula von der Leyen sarà la base programmatica della prossima Commissione.

«Andrò a Gent soprattuto per ascoltare», ha chiarito Draghi con i suoi collaboratori. Resta il fatto che proprio per questo impegno il suo nome è ormai costantemente presente nel toto-nomine delle istituzioni europee. Per la presidenza del Consiglio europeo, ma anche per la Commissione.

Leggi i commenti