Le aziende che viaggiano “controvento” partono anche dalla Basilicata
di Carlotta ScozzariBisogna guardare a est in Italia per trovare dove batte il cuore pulsante della manifattura tricolore, con l’area del sud a giocare un ruolo di primo piano e con il settore della metallurgia a fare da traino. Sono 5.132 le imprese che, superando cinque soglie di sbarramento che contemplano anche la crescita dei ricavi e della marginalità, si muovono “controvento” rappresentando le eccellenze industriali del nostro Paese. Da sole danno lavoro a 208mila dipendenti, ossia l’8,3% dell’universo della manifattura italiana, esprimono ricavi per oltre 100 miliardi (101,3 miliardi per la precisione) e un margine operativo lordo (ebitda) complessivo di 23,4 miliardi, stando alla consueta fotografia scattata da Nomisma nell’osservatorio “Controvento – Le aziende che guidano il Paese”, su dati Cribis e a partire dai bilanci del 2022 (ultimi disponibili).
L’identikit delle società “controvento”
Tenendo conto sia del numero di impre…
Bisogna guardare a est in Italia per trovare dove batte il cuore pulsante della manifattura tricolore, con l’area del sud a giocare un ruolo di primo piano e con il settore della metallurgia a fare da traino. Sono 5.132 le imprese che, superando cinque soglie di sbarramento che contemplano anche la crescita dei ricavi e della marginalità, si muovono “controvento” rappresentando le eccellenze industriali del nostro Paese. Da sole danno lavoro a 208mila dipendenti, ossia l’8,3% dell’universo della manifattura italiana, esprimono ricavi per oltre 100 miliardi (101,3 miliardi per la precisione) e un margine operativo lordo (ebitda) complessivo di 23,4 miliardi, stando alla consueta fotografia scattata da Nomisma nell’osservatorio “Controvento – Le aziende che guidano il Paese”, su dati Cribis e a partire dai bilanci del 2022 (ultimi disponibili).
L’identikit delle società “controvento”
Tenendo conto sia del numero di imprese sia del fatturato, le regioni che appaiono più orientate a ospitare le aziende prime della classe sono il Trentino Alto Adige, la Basilicata, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Puglia e la Campania. La sorpresa del 2022 è il dinamismo delle aziende del sud che, dopo l’exploit del 2020, hanno mostrato capacità di resistenza anche nella fase successiva alla pandemia. A guidarle nelle posizioni di testa sono realtà come il gruppo sardo della chimica Fluorsid, forte di un fatturato da 198 milioni, le aziende operanti nel settore del metallo Cordivari e Italcoat e, ancora, la società campana della carta Paperdi o quella pugliese specializzata nell’industria dei latticini, Delizia.
«Se nel 2018 il 10% delle imprese controvento era localizzato nel sud del Paese - osserva Lucio Poma, responsabile scientifico di Nomisma - questa quota è salita al 15% nel 2022. Nello stesso arco temporale, è aumentata nel gruppo controvento anche l’incidenza del sud relativa ai ricavi e al numero dei dipendenti». Nel 2022 «il sud dimostra inoltre di avere una maggiore propensione a essere controvento rispetto al resto del Paese, trainato dai settori metallifero e dell’agroindustria». Nel dettaglio, «quasi un terzo delle imprese controvento del sud afferisce al settore del metallo, mentre circa una su dieci appartiene al ramo alimentare. In sintesi, più della metà delle realtà industriali del meridione opera nell’agroindustria, nel metallo e nel settore dei minerali non metalliferi» nota Poma.
Lo sprint della Basilicata
Il caso più eclatante è quello della Basilicata che, parafrasando il tormentone mutuato dal film di Rocco Papaleo del 2010 (“Basilicata coast to coast”), dimostra di esistere eccome anche a livello di industria. La regione risulta infatti la più propensa all’eccellenza se si guarda al numero di imprese, con 26 società con una marcia in più che corrispondono all’8,7% delle 298 manifatturiere, a pari merito col Trentino Alto Adige (8,7%, ossia 108 aziende su 1.236).
Le regioni più orientate all’eccellenza, in base al fatturato del 2022
La Basilicata è al primo posto anche per fatturato, col 21,4% dei ricavi su 1.324 milioni a viaggiare controvento. «Nel 2018 - spiega Poma - l’1% del fatturato generato dalla manifattura della Basilicata era entrato in controvento, mentre quest’anno l’incidenza è schizzata al 21 per cento. Nel territorio lucano, sono l’industria del legno e il comparto dei minerali non metalliferi a fare la voce grossa: un’impresa su cinque di questi due settori è in controvento». In ogni caso, Poma pone l’accento sulla «scarsa significatività statistica» della regione, dotata di un esiguo numero di aziende le cui performance, «esasperate in positivo o in negativo, non sono del tutto rappresentative della situazione economica del territorio».
Il ruolo del nord est
Più in generale, l’esperto di Nomisma sottolinea «come la manifattura del sud Italia sia in crescita ma non ancora totalmente strutturata. In termini di fatturato, infatti, sono tendenzialmente imprese di piccole dimensioni a entrare nel gruppo controvento». Resta comunque «il nord est il territorio più vincente». Basti pensare che, da soli, il Veneto e la Lombardia riuniscono 2.260 imprese controvento sulle 5.132 totali, per oltre 49 miliardi di fatturato. Non va poi dimenticata l’Emilia Romagna, che conta 577 aziende con una marcia in più, per ricavi che superano 20,7 miliardi. A influire è la presenza nella regione di colossi come Ima e Lamborghini, bollati come “star” di controvento in quanto non sono mai usciti dal gruppo delle migliori selezionate dall’analisi di Nomisma. Tra le aziende che invece hanno fatto il loro ingresso per la prima volta tra le eccellenze nel 2022 come “debuttanti” figurano, tanto per citarne alcune, le acciaierie Arvedi e Beltrame, il gruppo della moda Prada e le moto targate Ducati.
Trascurando il tabacco data la posizione rilevante di Philip Morris, la metallurgia è il settore che pesa di più in controvento, per l’11,5%, in termini di numero di imprese, seguito dalla carta (10,1%) e dal legno e sughero (9,8 per cento).
Per rintracciare il comparto farmaceutico occorre scendere in quinta posizione, con un contributo del 9,2% rispetto al 13,3% registrato nel 2021, quando il settore si posizionava sul gradino più alto del podio beneficiando anche della pandemia. Se si guarda ai ricavi (sempre escludendo il tabacco), vincono invece il legno e il sughero (23,1% del fatturato complessivo controvento) e il packaging (21,6%), spinto soprattutto dalla forza della stella Ima.
Identikit delle star
«Le star - commenta Poma - sono imprese “cresciute oltre la crescita”». Si tratta, nel dettaglio, di 131 società che rappresentano appena il 2,6% del campione complessivo controvento ma che, messe insieme, fatturano 10 miliardi con un ebitda di 3,5 miliardi, che vale ben il 15,1% di tutto il gruppo delle migliori. Sono 2.778 le aziende debuttanti che, al contrario, sono entrate per la prima volta nel gruppo di testa nel 2022, con un giro d’affari da quasi 47 miliardi e con un ebitda di 9,4 miliardi, ossia il 40,4% del margine operativo lordo complessivo delle prime della classe.
Le differenze all’interno del gruppo delle migliori
Le veterane hanno invece navigato controvento per due volte: sono 1.927, con un fatturato di 38 miliardi e con un ebitda di 8,8 miliardi, che pesa per il 37,5% tra le eccellenze. Tra loro ci sono, per esempio, le auto Ferrari, la Padana tubi e profilati acciaio e aziende del lusso come Bottega Veneta (Kering), Loro Piana (Lvmh) e Brunello Cucinelli.
«Dall’analisi dei bilanci delle star – sottolinea l’esperto di Nomisma - emergono performance strepitose, avvalorate anche dall’analisi finanziaria di Crif Rating Agency, secondo cui quanto più si sale nella piramide di controvento, tanto più le imprese hanno valori molto migliori delle altre in termini di patrimonializzazione, investimento, Esg (ambiente, sociale e buon governo, ndr). Sono aziende grandi tra le grandi, che ogni anno si migliorano esponenzialmente e in misura maggiore rispetto all’andamento della manifattura italiana». Basti pensare che, se i ricavi medi delle aziende debuttanti in controvento sono di 16,8 milioni con un ebitda che incide per il 20,2%, per le star il fatturato medio sale a 76,1 milioni con un margine al 35,4 per cento. Numeri che le proiettano tra le stelle del firmamento della manifattura italiana.