Torino — Sono tre i gruppi cinesi dell’auto interessati ad aprire una fabbrica in Italia, oltre ad un’ipotesi Tesla che riprende corpo dopo l’esito del referendum che ha bocciato l’ampliamento dello stabilimento della casa fondata da Elon Musk in Germania. Ad indicarlo in commissione Attività produttive alla Camera, nel giorno in cui Apple dice addio allo sviluppo di un’auto elettrica, è stato il ministro delle imprese e Made in Italy, Adolfo Urso.
Ha dato elementi nuovi sui passaggi già fatti con le società di Pechino dopo che dal Salone dell’Auto di Ginevra il numero uno di Byd in Europa, Michael Shu, ha detto che erano stati contattati dal governo italiano. A dicembre la casa produttrice di Shenzen ha scelto però l’Ungheria. «A metà dello scorso anno una delegazione ministeriale ha visitato le più grandi case automobilistiche cinese produttrici di veicoli elettrici. In seguito tre aziende leader cinesi sono venute in Italia per parlare delle possibilità offerte e visitare possibili siti», ha spiegato Urso. E ha poi aggiunto: «Stiamo approfondendo. tutti i preconcetti che avevano sull’Italia sono stati fugati. Non parliamo solo di assemblaggio, ma pure di produzione di batterie». Oltre a Byd, che dopo essere stata corteggiata ha optato per l’Ungheria, i principali indiziati sono il gruppo Chery, che arriverà in Italia con il marchio Omoda, e il gruppo Saic, conosciuto per MG, brand che ha riscosso successo. L’Italia è nella short list del produttore di Shanghai, ma non in testa all’elenco di opzioni. Ci sono altri due gruppi che hanno già mezzo piede in Italia con centri di ricerca e e design alle porte di Torino, Jac Motor e Dongfeng Motor.
Urso dice puree che «un dialogo va avanti da mesi con Tesla». E la bocciatura del progetto di ampliamento della fabbrica vicino a Berlino da parte dei residenti è vista bene dall’Italia. Ferdinando Uliano della Fim sostiene che «le politiche industriali devono essere attrattive, non distruttive: pronti ad esaminare piani che abbiano un impatto occupazionale». In parallelo prosegue il tavolo con Stellantis, partecipata da Exor che controlla Repubblica, sindacati e Anfia per ritornare a 1 milione di veicoli prodotti. Urso registra passi avanti: «Con le dichiarazioni degli ultimi giorni è cambiata un pò la narrazione del gruppo, ma non ci basta. Siamo un governo che guarda ai fatti».