Bollette gas, il mercato libero non si accende ancora. Ecco perché i clienti preferiscono non scegliere
di Federico FormicaIl passaggio, prorogato per anni, alla fine è avvenuto. Da inizio anno i consumatori hanno attraversato le forche caudine del mercato libero del gas. E con la fine del regime tutelato per tutti i non vulnerabili, un milione e mezzo di famiglie ha dovuto prendere una decisione. Ma la maggior parte di queste si è semplicemente lasciata traghettare verso un’offerta Placet, il regime temporaneo in cui confluisce chi non sceglie.
Tra dicembre e oggi, in effetti, c’è stato del movimento. Plenitude – il secondo operatore del gas nel mercato libero, dopo Enel, e il primo considerando anche i clienti in tutela - fa sapere che da inizio 2024 «circa il 60% della propria clientela è passata dal mercato tutelato a quello libero» mentre gli altri sono vulnerabili rimasti in tutela. Ma in quel 60% c’è da fare una distinzione: «Il 50% ha scelto di accettare l’offerta Placet di fine tutela che Plenitude gli ha proposto mentre il 10% ha scelto un’altra nostra offerta di mercato libero». Dunque, una la…
Il passaggio, prorogato per anni, alla fine è avvenuto. Da inizio anno i consumatori hanno attraversato le forche caudine del mercato libero del gas. E con la fine del regime tutelato per tutti i non vulnerabili, un milione e mezzo di famiglie ha dovuto prendere una decisione. Ma la maggior parte di queste si è semplicemente lasciata traghettare verso un’offerta Placet, il regime temporaneo in cui confluisce chi non sceglie.
Tra dicembre e oggi, in effetti, c’è stato del movimento. Plenitude – il secondo operatore del gas nel mercato libero, dopo Enel, e il primo considerando anche i clienti in tutela - fa sapere che da inizio 2024 «circa il 60% della propria clientela è passata dal mercato tutelato a quello libero» mentre gli altri sono vulnerabili rimasti in tutela. Ma in quel 60% c’è da fare una distinzione: «Il 50% ha scelto di accettare l’offerta Placet di fine tutela che Plenitude gli ha proposto mentre il 10% ha scelto un’altra nostra offerta di mercato libero». Dunque, una larga maggioranza non ha scelto.
Una tendenza simile la registra Hera (terzo operatore di gas e luce) che nell’ultimo trimestre 2023 ha registrato un +4% dei passaggi da tutela al libero, ma la metà di questi clienti (il 46%) in realtà non ha fatto alcuna scelta, finendo in Placet. Mentre Iren ha calcolato «un aumento del 40% del passaggio da tutela a mercato libero gas rispetto al trend registrato nello stesso periodo dell’anno precedente».
Come si spiega questa “non scelta” di fondo che emerge dagli italiani? «In parte per difficoltà di approccio al tema energetico» spiega il presidente di Arera, Stefano Besseghini, «d’altra parte, mantenere la fornitura Placet in deroga con il proprio venditore storico, in una fase in cui le offerte competitive sul mercato non sono molte, si configura anche come una scelta razionale».
Chi era in tutela e non ha sottoscritto alcun contratto di mercato libero, infatti, è rimasto con lo stesso operatore ma con un contratto Placet (Prezzo libero a condizioni equiparate di tutela). E non è detto che sia stato fortunato. Perché il prezzo è variabile per tutti con l’aggiunta di uno spread di 5 centesimi, ma da un gestore all’altro cambia la componente fissa. La forbice è ampia: si va dai 60 ai 130 euro l’anno. A seconda dell’offerta, insomma, la Placet può costare come la tutela ma anche rivelarsi una batosta.
Come ha ricordato Besseghini, sul mercato libero di affari se ne fanno ben pochi. Ancora adesso gli utenti vulnerabili (over 75 e famiglie a basso reddito che percepiscono il bonus sociale del gas) rimasti in tutela, pagano le bollette più leggere di tutti. Dalla simulazione sul comparatore ufficiale di Arera, il Portale offerte, solo un’offerta a prezzo fisso e tre a prezzo variabile risultano più basse della tutela. E la convenienza è molto limitata: un euro in meno per la tariffa a prezzo fisso, mentre le tre indicizzate presentano un costo annuo inferiore di 35, 6 e 4 euro. Di fronte a questo panorama non si può certo biasimare il consumatore che non sceglie il mercato libero e preferisce restare nel regime cuscinetto delle Placet.
Ma com’è possibile che in un mercato nazionale dove si fanno concorrenza 319 operatori (dati Arera di ottobre 2023) non si riescano a trovare tariffe migliori? Besseghini attribuisce la dinamica a «una certa concentrazione con i primi tre operatori che forniscono quasi la metà del mercato. La numerosità dei venditori è una condizione necessaria per la concorrenza, ma non sufficiente». Sullo sfondo rimane la scarsa dimestichezza che gli italiani hanno con la materia: «Anche se la crisi energetica paradossalmente ci ha aiutato, il tema energia è ancora poco familiare al consumatore italiano».
Di buono per le famiglie, almeno, c’è che la fine del mercato tutelato coincide con la bonaccia sui mercati internazionali: il prezzo del gas sul mercato Ttf raggiunse nel 2022 i 300 euro al megawattora. Oggi siamo tornati ai livelli pre-crisi: nel secondo anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina, la materia prima veniva scambiata a 23 euro.