Economia

Pechino crede nella ripresa: l’economia crescerà del 5% nel 2024

Pechino crede nella ripresa: l’economia crescerà del 5% nel 2024
(reuters)

Al via il "Due sessioni", l'incontro politico più importante dell'anno. Cancellata a sorpresa la tradizionale conferenza stampa annuale del premier Li Qiang

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PECHINO - È la settimana in cui Piazza Tiananmen e dintorni sono più blindati del solito, con agenti in uniforme e in borghese a presidiare le strade di Pechino; la settimana in cui a critici e dissidenti viene “gentilmente” offerto di andare in “vacanza” fuori città per non creare problemi; la settimana in cui le poste scrutano ancor più meticolosamente del solito la corrispondenza e quella in cui aumentano i controlli sui passeggeri dei treni in arrivo nella capitale. È la settimana delle Due Sessioni, le lianghui, l’annuale riunione del “parlamento” cinese: l’appuntamento più importante nella vita politica della Repubblica Popolare.

Si è iniziato oggi con l’apertura dei lavori della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, ma il clou sarà domani (martedì 5 marzo) con il via ufficiale dell’Assemblea Nazionale - il massimo organo legislativo del Paese - quando nella Grande Sala del Popolo il premier Li Qiang davanti ai quasi tremila delegati leggerà il “rapporto di lavoro” che deve delineare la traiettoria del Dragone. Il dato più atteso sarà quello sul target di crescita del Pil per l’anno in corso, che dovrebbe essere attorno al 5% anche quest’anno.

Nonostante una ripresa economica ancora traballante (l'attività manifatturiera a febbraio ha subito una contrazione per il quinto mese consecutivo), lo scivolamento verso la deflazione e una crisi immobiliare che non dà segni di attenuarsi (le vendite di case diminuiscono di mese in mese e colossi come Evregrande e Country Garden sono sempre più in difficoltà), l’enorme debito di molte amministrazioni locali e l’elevata disoccupazione giovanile, Pechino dovrebbe resistere alle pressioni del mercato: ci saranno stimoli, certo, per ravvivare la fiducia dei consumatori e delle imprese (e già in questi mesi la Cina ne ha messi in atto parecchi), ma non così particolarmente massicci - cioè il cosiddetto bazooka - prevedono gli analisti.

La politica di Pechino rimarrà probabilmente favorevole alla crescita, ma non sarà uno "stimolo di tipo bazooka", dichiarano gli economisti di JPMorgan. "La linea è stata tracciata alla Conferenza centrale dei lavori economici dello scorso dicembre e vediamo poche possibilità di una deviazione importante”. Quasi tutti gli analisti concordano su un moderato aumento degli stimoli economici e delle misure volte a rafforzare la fiducia dei consumatori e degli investitori. "La politica fiscale sarà senza dubbio più proattiva, ma l'appetito per uno stimolo simile a un bazooka è ancora limitato", hanno dichiarato in una nota gli analisti di Societe Generale.

“Xi Jinping vede le attuali oscillazioni economiche della Cina come il dolore a breve termine necessario per raggiungere lo scopo a lungo termine della sua visione di sviluppo di alta qualità”, sostiene Neil Thomas di Asia Society. Alta qualità, il nuovo mantra di Xi che ormai ripete da quasi due anni: promuovere l'alta tecnologia e le industrie verdi e evitare un'altra fase di crescita insostenibile alimentata dal debito. A cui recentemente si è aggiunto il concetto di “nuove forze produttive”: il governo deve rimodellare il modello economico della nazione per guidare la crescita nel prossimo decennio attraverso lo sviluppo di nuove industrie strategiche.

Fissare lo stesso obiettivo di crescita del Pil del 2023 alzerebbe comunque l'asticella, dato che il 5,2% dell'anno scorso si basava su una bassa base di confronto con l'anno precedente, quando i rigidi controlli sulla pandemia avevano rallentato di molto l'attività economica. Per raggiungere una crescita del 5%, Pechino sarà probabilmente in ogni caso costretta a superare il consueto obiettivo di deficit fiscale del 3% del prodotto interno lordo per il secondo anno consecutivo.

A sorpresa, questa mattina, nella conferenza stampa della vigilia dell’inizio dell’Assemblea Nazionale del Popolo, è stato annunciato che al termine dei lavori, l’11 marzo, non ci sarà la consueta conferenza stampa finale del premier. Una prima volta dal 1993: con Xi il ruolo del premier è via via diminuito negli ultimi anni. La decisione è stata presa perché “ci saranno più briefing da parte dei ministri”, ha spiegato il portavoce dell’Assemblea Lou Qinjian. "Salvo circostanze particolari, la conferenza stampa non avrà luogo nemmeno nei prossimi cinque anni della legislatura".

"Si tratta di una grossa perdita e dell'ennesimo segno che il governo sta lentamente diventando sempre più opaco, sia per gli esterni che per coloro che sono all'interno del sistema", dichiara Christopher Beddor, vice direttore della ricerca sulla Cina di Gavekal Dragonomics. Non dovrebbero esserci, infine, durante i lavori dell’Assemblea, nuove nomine in seno al governo.

Nelle ultime settimane si era speculato su un nuovo ministro degli Esteri che sostituisca Wang Yi - che dopo la scomparsa di Qin Gang sta facendo il doppio lavoro, di ministro e di Direttore dell'Ufficio della Commissione centrale per gli affari esteri - ma nell’agenda ufficiale non sono presenti sessioni specifiche su nuove nomine. Uno dei nomi che circola maggiormente per il ruolo di ministro degli Esteri è quello di Liu Jianchao, capo del dipartimento diplomatico del Partito comunista. La prossima occasione per la Cina di nominare un nuovo ministro degli Esteri sarà probabilmente ad aprile, quando si riunirà il Comitato permanente della legislatura.

Le “lianghui” sono l’evento più importante della vita politica cinese. Da oggi e fino all’11 marzo si riunisce la Conferenza Consultiva del Popolo: 2.172 delegati provenienti dalla società civile mandarina che hanno, appunto, soltanto compiti consultivi. L’evento principale delle Due Sessioni è invece la riunione dell’Assemblea Nazionale del Popolo (sorta di “parlamento” con caratteristiche cinesi) che prende il via domani. Qui i delegati (nominati dalle varie province e municipalità) sono 2.977. Nemmeno l’Assemblea ha però in realtà molto potere, piuttosto è una grande cerimonia molto coreografata: le decisioni sono già state prese con mesi in anticipo nelle segrete stanze del Partito e i delegati si limitano ad approvarle, alzarsi in piedi ed applaudire.

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