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Gentiloni: “Rotto il soffitto di cristallo del debito comune ora tocca alla difesa”

l commissario Ue avverte il governo italiano: “Il Pnrr non è un’eredità da subire”
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MILANO – Dal voto di giugno non si aspetta «ribaltoni». Ma non per questo il consenso intorno a una sempre più possibile conferma dello “schema von der Leyen” deve portare l’Europa a rilassarsi. E a dimenticare che il percorso per tornare a crescere con ritmi adeguati è ancora lungo. Perché, annota il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni dal palco dell’evento per i 40 anni di Affari&Finanza, all’università Bocconi, nella seconda metà dell’anno è attesa una ripresa dei consumi, persino dei salari, che spingeranno la crescita.

Ma l’energia «continua a costare molto» e il rallentamento del commercio continua a colpire l’Europa, a iniziare dalla Germania. Eccoli i rischi. Che fare allora? La risposta è debito comune. «Abbiamo rotto il tetto…

MILANO – Dal voto di giugno non si aspetta «ribaltoni». Ma non per questo il consenso intorno a una sempre più possibile conferma dello “schema von der Leyen” deve portare l’Europa a rilassarsi. E a dimenticare che il percorso per tornare a crescere con ritmi adeguati è ancora lungo. Perché, annota il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni dal palco dell’evento per i 40 anni di Affari&Finanza, all’università Bocconi, nella seconda metà dell’anno è attesa una ripresa dei consumi, persino dei salari, che spingeranno la crescita.

Ma l’energia «continua a costare molto» e il rallentamento del commercio continua a colpire l’Europa, a iniziare dalla Germania. Eccoli i rischi. Che fare allora? La risposta è debito comune. «Abbiamo rotto il tetto di cristallo» con il Recovery, rivendica. Un modello virtuoso che - è l’esortazione - deve ora essere trasferito sulla strategia di politica industriale della difesa, atto preliminare di un obiettivo più ampio: una difesa comune su cui, ammette il commissario Ue, «negli ultimi trent’anni non abbiamo fatto passi in avanti straordinari».

IL DOSSIER

Debito comune che significa impegno comune. E riconoscimento, da parte dei Paesi, della necessità di questi strumenti. Messaggio al governo Meloni che ha sempre guardato al Pnrr con un certo fastidio e che ora, dice Gentiloni, ha preso consapevolezza del fatto che «non è più un’eredità più o meno subita», ma «il piano e l’impegno dell’attuale governo». E l’invito all’Italia a credere di più nella strategia comune europea coinvolge anche il nuovo Patto di stabilità.

«Per i Paesi che entrano nella procedura di deficit eccessivo vi assicuro che le regole nuove sono molto, molto migliori di quelle esistenti», recita il messaggio a Giorgia Meloni che guarda con diffidenza all’arrivo, l’anno prossimo, delle nuove regole. E il governo? È il sottosegretario all’Economia Federico Freni a dire che «l’unica alternativa all’Europa sono gli Stati Uniti d’Europa». E a rilanciare la necessità di una politica fiscale comune. «È inutile - ha sottolineato - continuare a pensare di poter fare da soli: l’Italia è azionista rilevante dell’Europa e se vogliamo darci credibilità e forza nell’ecosistema globale di oggi non ci sono alternative a una Unione europea forte, con politiche comuni».

I compiti vanno fatti anche a casa. E qui Freni indica due priorità: l’abbattimento del debito e il rilancio degli investimenti privati: «Sul fuoco bisogna mettere legna secca e non bagnata come il Superbonus». L’Europa al centro anche delle riflessioni del vicepresidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, e dell’ex ministro e banchiere Corrado Passera, ad di Illimity.

«Arriviamo alle elezioni europee con i cittadini con gli occhi bendati – dice Tronchetti Provera - l’Europa si trova oggi nel rischio geopolitico dell’irrilevanza, non ha un esercito comune e non fa abbastanza per l’intelligenza artificiale, ha messo 6 miliardi per il suo sviluppo, ma vuol dire zero». Passera prende l’esempio dagli Stati Uniti e dell’Inflation Reduction Act per spiegare qual è la sua ricetta del cambiamento a livello europeo e quali sfide deve affrontare Bruxelles per rilanciare l’azione della Ue. «L’Ira negli Usa l’ha fatto il governo federale, non lo ha fatto il singolo Stato. Anche a livello europeo vanno messe insieme le risorse dei singoli Stati nei diversi campi e non solo. Vanno messe insieme anche le imprese. Dovremmo utilizzare questa stessa forza federale dell’Europa in altri settori e per spingere il cambiamento».

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