“Più reti e investimenti per la transizione energetica”
di Sibilla Di PalmaI clienti inclusi nel servizio di tutela della vulnerabilità risparmieranno all’incirca 46 euro all’anno sulla bolletta del gas. È il calcolo dell’Unione Nazionale Consumatori, dopo che l’Arera, l’Authority per la regolazione di Energia Reti e Ambiente, ha aggiornato le condizioni alla luce delle quotazioni del mese di gennaio, scese del 3%.
La questione energetica è al centro dell’attenzione tanto dei consumatori, quanto delle imprese e delle istituzioni, come emerso nel panel “Un piano per l’energia del futuro”, organizzato all’interno dell’evento per i 40 anni di Affari&Finanza.
«La strada per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione è ancora lunga», ha sottolineato Domenico Villani, ad del gruppo Cesi. «Solo da qui al 2030 occorre aumentare l’energia green di 80 gigawatt all’anno, raddoppiando di fatto il ritmo attuale». Obiettivo non facile da centrare considerato che i tempi di approvazione degli impianti nel nostro Paese restano più lunghi del necessario.
Una …
I clienti inclusi nel servizio di tutela della vulnerabilità risparmieranno all’incirca 46 euro all’anno sulla bolletta del gas. È il calcolo dell’Unione Nazionale Consumatori, dopo che l’Arera, l’Authority per la regolazione di Energia Reti e Ambiente, ha aggiornato le condizioni alla luce delle quotazioni del mese di gennaio, scese del 3%.
La questione energetica è al centro dell’attenzione tanto dei consumatori, quanto delle imprese e delle istituzioni, come emerso nel panel “Un piano per l’energia del futuro”, organizzato all’interno dell’evento per i 40 anni di Affari&Finanza.
«La strada per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione è ancora lunga», ha sottolineato Domenico Villani, ad del gruppo Cesi. «Solo da qui al 2030 occorre aumentare l’energia green di 80 gigawatt all’anno, raddoppiando di fatto il ritmo attuale». Obiettivo non facile da centrare considerato che i tempi di approvazione degli impianti nel nostro Paese restano più lunghi del necessario.
Una spinta per recuperare il gap può arrivare dalle nuove frontiere della ricerca nel campo dell’idrogeno. L’ad di Snam, Stefano Venier, ha evidenziato l’importanza di adottare un approccio pragmatico. «Occorre superare il dualismo tra fonti rinnovabili e gas: le due voci continueranno a convivere perché ci sono processi industriali che non sono elettrificabili». Inoltre, ha invitato a migliorare l’efficacia degli interventi, puntando in primis a rendere più efficienti le infrastrutture esistenti.
Ha sottolineato l’importanza della diversificazione geografica Luca Dal Fabbro, presidente di Iren, evidenziando il rischio di dipendere da paesi vulnerabili a livello geopolitico, come Algeria e Libia. A questo proposito, di recente i ministri dell’energia Ue hanno segnalato che, «sebbene la situazione nel mercato del gas appaia relativamente buona, non siamo ancora fuori pericolo». Per Dal Fabbro occorre guardare alle potenzialità di fonti come il biogas, prodotto da residui organici vegetali o animali, considerato che in Italia possiamo contare su numerose produzioni agricole e allevamenti.
Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia, si è soffermato sul ruolo delle infrastrutture. Gli eventi atmosferici estremi aumentano di anno in anno, quindi occorrono reti sempre più robuste. «Investiremo 17,2 miliardi nei prossimi tre anni e - di questi - ben dodici andranno sulla rete». Un approccio condiviso da Giuseppina di Foggia, ad di Terna, per la quale una spinta importante può arrivare dalla digitalizzazione, che consente di gestire la maggiore complessità introdotta dalle rinnovabili. «Fino agli anni Duemila avevamo circa 800 centrali collegate alla rete elettrica nazionale e oggi gestiamo oltre un milione di impianti».
Per Luca Conti, ceo di E.on Italia, è fondamentale non perdere di vista la centralità dei clienti finali. «L’apertura del mercato può offrire agli utenti più consapevolezza in materia di consumi e sostenibilità».
Renato Mazzoncini, ad del gruppo A2a, si è infine soffermato sull’importanza di rilanciare l’idroelettrico che oggi è la prima fonte di energia rinnovabile in Italia. «I cambiamenti climatici incidono negativamente sulla produzione, per cui occorre investire massicciamente per recuperare il terreno perduto». Tuttavia, ha concluso, non aiuta la scelta legislativa di mettere a gara le concessioni nel settore. «Scadono nel 2029 e fino ad allora c’è il rischio concreto di uno stop agli investimenti, in attesa di capire che ne sarà dopo».