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Cavi sottomarini, chi tiene i fili che spostano il 97% del traffico Internet globale. Investimenti per 12 miliardi, Big Tech in campo in forze

(reuters)
Le tensioni geopolitiche aumentano i rischi di distruzione del traffico internet: servono alternative e investimenti in sicurezza. Centrale il ruolo dell'Europa per risolvere il problema. Goretti (Namex): "Per l'Italia è occasione unica, il Governo la colga"
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L’infrastruttura digitale dell’economia globale si scopre di nuovo fragile: quando crescono le tensioni geopolitiche e gli scontri, intenzionalmente o involontariamente, la rottura di cavi sottomarini fondamentali per il traffico internet. Come accaduto nel Mar Rosso.

L’Europa stessa adesso si sente vulnerabile. Non a caso, a fine febbraio, la Commissione europea ha pubblicato una raccomandazione dove chiede di adottare misure per costruire o potenziare la propria infrastruttura di cavi sottomarini e, se necessario, concedere aiuti di Stato per questo fine. La Commissione ha evidenziato i danni subiti da due cavi di telecomunicazione del Mar Baltico lo scorso anno, con il sospetto che dietro ci fossero le crescenti tensioni tra Russia e Occidente (soprattutto dopo l’ingresso della Finlandia nella Nato).

Un invito, quello di Bruxelles, che trova nuovo motivo d’urgenza per la notizia dei danni a quattro dei dodici cavi che passano nel Mar Rosso (canale di Suez), responsabili di buona pa…

L’infrastruttura digitale dell’economia globale si scopre di nuovo fragile: quando crescono le tensioni geopolitiche e gli scontri, intenzionalmente o involontariamente, la rottura di cavi sottomarini fondamentali per il traffico internet. Come accaduto nel Mar Rosso.

L’Europa stessa adesso si sente vulnerabile. Non a caso, a fine febbraio, la Commissione europea ha pubblicato una raccomandazione dove chiede di adottare misure per costruire o potenziare la propria infrastruttura di cavi sottomarini e, se necessario, concedere aiuti di Stato per questo fine. La Commissione ha evidenziato i danni subiti da due cavi di telecomunicazione del Mar Baltico lo scorso anno, con il sospetto che dietro ci fossero le crescenti tensioni tra Russia e Occidente (soprattutto dopo l’ingresso della Finlandia nella Nato).

Un invito, quello di Bruxelles, che trova nuovo motivo d’urgenza per la notizia dei danni a quattro dei dodici cavi che passano nel Mar Rosso (canale di Suez), responsabili di buona parte del traffico internet tra Europa e Asia.

Va detto che in questo come nel caso del Baltico non è provato il danno intenzionale. Israele accusa gli Houti (vicini alla causa di Hamas), che però negano. Non di meno, è possibile che le tensioni geopolitiche siano causa almeno involontaria di questi danni. Secondo fonti di Reuters, i cavi potrebbero essere stati danneggiati dal recente affondamento della nave cargo britannica Rubymar, presa di mira dalle forze Houti il 18 febbraio e abbandonata dal suo equipaggio.

La nave è stata lasciata alla deriva nel Mar Rosso per giorni, trascinando l'ancora sul fondo del mare, dove avrebbe potuto tagliare uno o più cavi. Un portavoce della Seacom – che gestisce uno dei quattro cavi tagliati - ha dichiarato al Wall Street Journal che è "plausibile" che il loro cavo sia stato danneggiato dalla Rubymar, che nel frattempo è affondata, ma la società non ha ancora confermato. L'International Cable Protection Committee, una Ong con sede nel Regno Unito, ha dichiarato che ogni anno si verificano in media 150 incidenti che danneggiano i cavi sottomarini, la maggior parte dei quali è causata da attività come la pesca commerciale e l'ancoraggio.

I cavi spostano il 97% del traffico dati mondiale

Ricordiamo che le infrastrutture di cavi sottomarini costituiscono la spina dorsale di Internet: trasportano oltre il 97% del traffico di dati mondiale. Qualunque siano le cause dei danni, è diventato evidente a tutti che non ci si possa più permettere di correre rischi così grossi su infrastrutture così importanti.Le tensioni geopolitiche non aumentano solo il rischio di danni (intenzionali o no), ma rendono anche più difficili manutenzioni e nuove installazioni di cavi. Nel caso dello Yemen, le aziende che costruiscono cavi nella regione del Mar Rosso hanno chiesto licenze alle autorità di regolamentazione di entrambe le parti in conflitto per evitare di inimicarsi una delle due autorità. I ritardi e gli aumenti di costo sono inevitabili. E in caso di incedenti, il risultato è lo stesso: ci sono zone del mondo dove il traffico internet si può strozzare di colpo, con danni a cascata per le aziende che su quel traffico contano.

Le soluzioni allo studio sono di due tipi. Investire in progetti di network alternativi e migliorare la sicurezza dei cavi esistenti. “C’è un eccesso di concentrazione di cavi a Suez. Servono alternative per creare ridondanza del traffico e quindi ridurre il rischio dipendenza da un singolo cavo”, spiega Maurizio Goretti, storico direttore generale di Namex, consorzio senza fine di lucro che raccoglie 200 provider internet. Sede principale a Roma, è un punto di interscambio di traffico tra provider. Il ragionamento è logico: se c’è un solo ponte tra due città, basta che cada quello e le due zone sono isolate. Bisogna quindi creare diversi ponti. Idealmente, anche in cielo. In effetti le vie alternative che entrano in gioco ora sono sia sottomarine sia satellitari.

Il cavo di Genova e gli altri

Ci sono diversi cavi sottomarini in via di posa per creare una pluralità di vie – tra loro alternative e complementari – di comunicazione tra Europa, Africa e Asia.

Il principale passa da Genova ed è il sistema 2Africa, da 45mila chilometri. “Permette di collegare Europa, Africa e India”, dice Goretti. Coinvolge 16 partner, tra cui Meta, Vodafone, China Mobile, Orange e Telecom Egypt. Il progetto dovrebbe essere completato entro il 2024 e servirà tra l’altro a risolvere il digital divide dell’Africa. Si stima un costo di quasi un miliardo di dollari.

Poi c’è Blue & Raman Submarine Cable Systems: Blue System collegherà Italia, Francia, Grecia e Israele e Raman System Giordania, Arabia Saudita, Gibuti, Oman e India. Un cavo da 5mila chilometri che collegherà meglio l’Europa con Nord Africa e Israele. Passa da Genova, Pomezia (per servire Roma), la Sicilia. Lo sta facendo un consorzio capitanato da Tim Sparkle e sarà finito nel 2024. Si stima un costo di 400 milioni di dollari.

È dello scorso luglio l’avvio di Medusa Cable System, 8700 chilometri di un gruppo di operatori tra cui Medusa, Alcatel e Orange e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (Cef). Connetterà nel 2024 Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Algeria, Tunisia, Italia, Grecia, Cipro ed Egitto. Costo stimato 342milioni di euro.

Chi paga le installazioni, Big tech in campo

I cavi finanziati (in tutto o in parte) dalle grandi aziende tecnologiche rappresentano quasi un quinto dei 12 miliardi di dollari di investimenti previsti, su queste linee sottomarine, nei prossimi quattro anni. Amazon e Microsoft possiedono rispettivamente una e quattro reti. Meta possiede direttamente un sistema di cavi ed è un investitore in altri 14 sistemi. Google fa più di tutti, possiede direttamente 12 dei suoi 26 cavi.

Come si vede molti di questi progetti passano dall’Italia, per la sua posizione chiave al centro del Mediterraneo, punto di snodo per soddisfare la crescita di traffico in nuove regioni del mondo, Africa in primis.

“Per l’Italia è un momento storico, importante da cogliere, per essere al centro della via di comunicazione del futuro. È bene che il nostro Governo segua con attenzione questa partita per valorizzare al massimo l’occasione”, dice Goretti. “Se queste autostrade passano dall’Italia, potremo attirare gli investimenti di tutte le aziende internazionali di internet”, continua.

La via del cielo e la sicurezza

L’alternativa satellitare, per internet, è più costosa e potrà essere complementare a quella sottomarina; anche questa vede protagoniste società private, come SpaceX di Elon Musk, proprietaria della costellazione satellitare Starlink.

Si deve lavorare anche per aumentare la sicurezza dei cavi. “Sono a molte miglia di profondità e quindi non è facile danneggiarli di proposito; per questo motivo credo che quanto successo nel mar Rosso sia un danno accidentale”, dice Goretti. Nondimeno è sempre possibile che un attore ben determinato, “con sub professionisti” dice Goretti, prenda di mira un cavo, per danneggiarlo o per fare atti di spionaggio, ossia intercettazione del traffico che ci passa. Nel 2013 le forze navali egiziane hanno arrestato tre sommozzatori che, a loro dire, stavano cercando di tagliare un cavo sottomarino al largo del porto di Alessandria che fornisce un terzo di tutta la capacità internet tra Europa ed Egitto. Rischi di questo tipo aumentano per la crescente disponibilità di droni, anche sottomarini, a basso costo, utilizzabili da terroristi e forze non governative.

"La presente raccomandazione invita gli Stati membri ad adottare misure per garantire che gli operatori di infrastrutture di cavi sottomarini rispettino i più elevati standard di sicurezza (compresi, se del caso, gli standard di difesa)", si legge nel documento della Commissione europea. Lo studio internazionale I cavi sottomarini e i rischi per la sovranità digitale, firmato da un gruppo di accademici, anche italiani (come Luciano Floridi di Yale e università di Bologna) suggerisce di anche di adottare la crittografia nei cavi sottomarini.

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