La nuova generazione degli Eltif 2.0 ora sono più vicini al retail
di Luigi dell'OlioGli Eltif 2.0 si aprono ai piccoli risparmiatori. Questi strumenti costituiscono un’opportunità di diversificazione interessante, ma da maneggiare con cura: il rischio infatti è di farsi ingolosire dalle prospettive di rendimento, senza un’adeguata considerazione dei rischi. Gli Eltif, European Long Term Investment Funds, sono veicoli d’investimento introdotti dalla normativa comunitaria con l’obiettivo di creare un ponte tra i capitali in cerca di rendimento e le imprese a caccia di risorse per finanziare la crescita. Consentono agli investitori privati di accedere ad asset un tempo appannaggio solo degli istituzionali come progetti infrastrutturali, risorse naturali, settore immobiliare, azioni di Pmi non quotate e private debt. Nelle scorse settimane, la platea che può accedervi è stata ulteriormente ampliata eliminando la soglia di investimento minimo di 10 mila euro e il vincolo di assorbire non più del 10% del patrimonio individuale.
Un’altra novità, ricorda Gabriele Tavazzani…
Gli Eltif 2.0 si aprono ai piccoli risparmiatori. Questi strumenti costituiscono un’opportunità di diversificazione interessante, ma da maneggiare con cura: il rischio infatti è di farsi ingolosire dalle prospettive di rendimento, senza un’adeguata considerazione dei rischi. Gli Eltif, European Long Term Investment Funds, sono veicoli d’investimento introdotti dalla normativa comunitaria con l’obiettivo di creare un ponte tra i capitali in cerca di rendimento e le imprese a caccia di risorse per finanziare la crescita. Consentono agli investitori privati di accedere ad asset un tempo appannaggio solo degli istituzionali come progetti infrastrutturali, risorse naturali, settore immobiliare, azioni di Pmi non quotate e private debt. Nelle scorse settimane, la platea che può accedervi è stata ulteriormente ampliata eliminando la soglia di investimento minimo di 10 mila euro e il vincolo di assorbire non più del 10% del patrimonio individuale.
Un’altra novità, ricorda Gabriele Tavazzani, ad di Amundi Sgr, riguarda la valutazione di adeguatezza da parte del collocatore, secondo la normativa Mifid. Ancor più di prima ora il retail può «accedere alla redditività addizionale generata da questo tipo di prodotti e allo stesso tempo di veicolare capitali a sostegno delle Pmi alla ricerca di risorse per la crescita. Una necessità che non può essere soddisfatta solamente attraverso il canale bancario», sottolinea Tavazzani. Il quale vede in queste soluzioni una spinta a investire «anche a medio-lungo termine».
Le possibili criticità
Però dato che il portafoglio è caratterizzato da asset non quotati, non mancano le possibili criticità. «Se guardiamo alle performance del private equity, sono mediamente superiori a quelle dei titoli quotati, come premio per l’illiquidità», osserva Marco Avanzo-Barbieri, head of client group Italy di Neuberger Berman. In sostanza si può disinvestire solo nelle finestre temporali prestabilite dal fondo, per cui potrebbero sorgere problemi nel momento in cui ci si trovasse nell’urgenza di liquidare la quota. «Pertanto si tratta sì di un investimento anche per i risparmiatori, ma non per chi ha un portafoglio molto piccolo», aggiunge Avanzo-Barbieri.
Diverso è lo scenario per la clientela del private banking, quella cioè con disponibilità liquide non inferiori ai 500 mila euro. Secondo le rilevazioni dell’associazione di settore Aipb, gli investimenti in private markets da parte di questa fetta di clientela sono cresciuti del 26% tra il 2021 e il 2022 e il ritmo di crescita dovrebbe essere stato confermato nel 2023, ma in termini assoluti si tratta appena dello 0,82% degli investimenti totali (8 miliardi di euro). Questo fa stimare un potenziale di crescita importante al presidente di Aipb, Andrea Ragaini, pur con la precisazione che occorre muoversi in una prospettiva di medio-lungo termine.
Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon, sottolinea che il principale aspetto da considerare è l’unicità dello strumento rispetto agli altri organismi di investimento collettivo. «Dunque, all’interno di un portafoglio opportunamente diversificato e con un peso percentuale limitato, questo strumento può giocare un ruolo importante nella ricerca di rendimento», evidenza. Sottolineando come la decorrelazione dei private asset possa agire da stabilizzatore delle performance dopo che nell’ultimo biennio azioni e obbligazioni si sono spesso mosse nella medesima direzione. Ma non mancano i limiti: «Il processo di raccolta dura diversi mesi, la valorizzazione non è giornaliera e il periodo di investimento è lungo», sottolinea il manager della Sgr del gruppo Intesa Sanpaolo, che nel 2019 è stato il primo a istituire un Eltif di diritto italiano specializzato sull’azionario, al quale se ne sono affiancati altri due negli anni successivi.
L’opportunità di investire
Quanto è opportuno investire negli Eltif? Fatta la premessa che ogni investitore è diverso da tutti gli altri, per Tavazzani a spanne si può ipotizzare una quota tra il 5 e il 15% del portafoglio complessivo, considerando che si tratta di assumersi una certa dose di rischio, ma calmierato dalla «diversificazione dei sottostanti e dal fatto di affidare la gestione a un professionista, che agisce attraverso un approccio di risk management, difficile da replicare se si opta per gli acquisti fai da te».
«Come per ogni strumento finanziario, il suggerimento è di partire dai propri obiettivi di investimento», spiega Paolo Paschetta, country head Italia di Pictet Am, che è presente nel settore con un fondo dedicato al real estate, che investe principalmente in progetti residenziali, commerciali o industriali di sviluppo. «Le fonti di reddito sottostanti l’investimento sono due: proventi stabili dai contratti di locazione e apprezzamento del capitale», aggiunge Paschetta.
Tra gli strumenti che rientrano sotto il medesimo cappello degli Eltif esistono soluzioni molto diverse tra loro per approccio al mercato, costi e scelta dei sottostanti. «Rispetto a Piazza Affari, dominata dai titoli dei settori bancario e utility, attraverso questi strumenti è possibile investire su una platea più ampia e diversificata di settori», conclude Avanzo-Barbieri.