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Si investe troppo poco per prevenire i danni causati da alluvioni e frane

L'alluvione del maggio 2023: Conselice (Ravenna) (ansa)
L’allarme dell’ASviS sulla gestione del dissesto idrogeologico: le spese del “dopo catastrofe” valgono dieci volte quelle del “prima” Musumeci: “Serve un progetto forte condiviso da tutto il governo”
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Norme frammentate, interventi non coordinati, risorse insufficienti: in un Paese dove il 93,9 per cento dei Comuni è a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera, tra il 2013 e il 2019 sono stati investiti in totale per la prevenzione appena 2 miliardi di euro. Salvo poi dover intervenire il giorno dopo gli eventi catastrofici che sempre più spesso si abbattono nel nostro territorio, per cui nello stesso periodo invece sono stati spesi per l’emergenza 20 miliardi, dieci volte i fondi per la prevenzione. Una gestione del dissesto idrogeologico che non può più continuare con gli stessi criteri: a lanciare l’allarme, ma accompagnandolo con un nutrito e documentato piano organico di proposte, l’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Il “Proteggitalia” inutile

Nel corso della presentazione dello studio “Politiche di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico. Valutazioni e proposte”, alla quale…

Norme frammentate, interventi non coordinati, risorse insufficienti: in un Paese dove il 93,9 per cento dei Comuni è a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera, tra il 2013 e il 2019 sono stati investiti in totale per la prevenzione appena 2 miliardi di euro. Salvo poi dover intervenire il giorno dopo gli eventi catastrofici che sempre più spesso si abbattono nel nostro territorio, per cui nello stesso periodo invece sono stati spesi per l’emergenza 20 miliardi, dieci volte i fondi per la prevenzione. Una gestione del dissesto idrogeologico che non può più continuare con gli stessi criteri: a lanciare l’allarme, ma accompagnandolo con un nutrito e documentato piano organico di proposte, l’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Il “Proteggitalia” inutile

Nel corso della presentazione dello studio “Politiche di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico. Valutazioni e proposte”, alla quale ha preso parte anche il ministro della Protezione civile e del Mare, Nello Musumeci, gli esponenti dell’ASviS hanno messo a fuoco l’inadeguatezza degli interventi messi in campo finora dai governi che si sono susseguiti. Sotto accusa in particolare il “Proteggitalia”, varato nel 2019, che avrebbe dovuto finalmente avviare una programmazione unitaria delle risorse stanziate, grazie anche al coordinamento in un quadro nazionale delle misure di prevenzione e di intervento sul dissesto idrogeologico.

Le critiche sono quelle già mosse a suo tempo dalla Corte dei Conti: il Piano ha mancato i suoi obiettivi principali, quelli di rendere omogenei criteri e procedure di spesa, non ha unificato il monitoraggio, non ha messo in campo strumenti di sostegno della capacità progettuale delle Regioni. Nessun potenziamento neanche delle Autorità di Bacino, enti in primo piano per la gestione del territorio. Senza contare che la legge di Bilancio 2023 ha persino diminuito le risorse loro destinate.

Musumeci: “Serve un testo unico”

Rilievi che non sono stati respinti dal ministro Musumeci, che ha ammesso che serve «un progetto forte che tutto il governo deve condividere». Il tentativo di coordinamento delle norme e degli interventi va fatto di nuovo, partendo da zero: Musumeci ha apprezzato la proposta dell’ASviS di un testo unico di legge contro il dissesto, riconoscendo che «attualmente la prevenzione è una bugia, perché sono 7 i ministeri che si occupano di erogazione di risorse per la salvaguardia del territorio».

Le risorse andrebbero triplicate

Un caos normativo a cui fa fronte l’esiguità delle risorse stanziate. Tra il 1999 e il 2019 il ministero dell’Ambiente ha finanziato oltre 6 mila interventi, per 6,5 miliardi totali, per mettere in sicurezza il territorio. Interventi frammentari, e di gran lunga inferiori alle richieste, che nello stesso periodo ammontano a 26 miliardi. L’ASviS propone di triplicare quei 329 milioni spesi in media ogni anno, passando ad almeno un miliardo.

Gli interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico vanno anche collegati a quelli per la corretta gestione e distribuzione dell’acqua: un adeguato sistema di invasi (che però richiederebbe ben altre risorse rispetto ai quattro miliardi stanziati dal Pnrr) permetterebbe di raccogliere e canalizzare l’acqua in eccesso durante le grandi piogge, utilizzandola poi nei periodi di siccità, anche questi sempre più frequenti, per via del cambiamento climatico.

Giovannini: “La prevenzione meno costosa dei disastri”

È difficile trovare risorse così ingenti? « Il costo dell’inazione è nettamente superiore a quello da sostenere per affrontare seriamente i rischi derivanti dalla crisi climatica - replica il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini - che già ora impatta sui nostri ecosistemi, sulle attività economiche e sulla vita delle persone». Lo studio dell’ASviS ricorda alcuni degli eventi naturali più disastrosi degli ultimi due anni, le alluvioni in Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Le risorse ovviamente oltre che stanziate vanno ben spese: per questo, prosegue Giovannini, «bisogna rafforzare il ruolo di coordinamento della Presidenza del Consiglio in modo da avere una visione integrata delle azioni sul ciclo idrologico». Altrettanto essenziale «adottare una pianificazione nazionale pluriennale per la difesa del suolo e la gestione delle acque, nonché affidare una delega al governo per la redazione di un Testo unico legislativo in materia di mitigazione del rischio idrogeologico».

Il ruolo delle assicurazioni

C’è poi un altro aspetto da considerare: a fronte dell’aumento della quantità e della pericolosità degli eventi catastrofici, a causa del cambiamento climatico, va considerato il sostegno che può arrivare dal sistema assicurativo. Alcuni Paesi si sono già orientati in questa direzione: in Turchia, Romania e Islanda l’uso delle assicurazioni come strumento di prevenzione del rischio idrogeologico è già obbligatorio. In Francia, Belgio, Spagna e Nuova Zelanda esiste un sistema semiobbligatorio che prvede la garanzia per i danni causati da catastrofi naturali come accessoria alla polizza antincendio; un sistema assicurativo facoltativo esiste nel Regno Unito, in Giappone e negli Stati Uniti. Un sistema assicurativo, se facoltativo, andrebbe incentivato, suggerisce l’ASviS. E, se obbligatorio, dovrebbe coinvolgere imprese e privati, e poggiare almeno in parte sul sostegno dello Stato.

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