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Resa dei conti ad aprile sul rinnovo del cda

(reuters)
La lista già presentata potrebbe non essere l’unica. L’incognita dei francesi
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Milano — Dopo tre giorni di Borsa in cui la quotazione della Tim ha perso il 25% del suo valore, sotto una pioggia di vendite che hanno determinato il passaggio di mano di quasi il 30% del capitale ordinario, la comunità finanziaria si domanda che cosa succederà da qui in avanti. Il momento è particolarmente delicato anche perché il cda di Tim è vicino alla sua scadenza triennale e l’assemblea del 23 aprile sarà chiamata a rinnovarlo. Sul tavolo è già stata presentata una lista del cda uscente, con un nuovo presidente, Alberta Figari, la conferma di alcuni consiglieri come il presidente di Cdp Giovanni Gorno, ma con lo stesso amministratore delegato, Pietro Labriola, cioé colui che al momento è sotto i riflettori per i numeri presentati al mercato. Dunque la domanda spontanea che viene fatta è se la Tim a guida Labriola possa essere ancora apprezzata dagli investitori istituzionali, cioé coloro che normalmente votano la lista del cda, dopo i rovesci borsistici delle ultime tre sedute.…

Milano — Dopo tre giorni di Borsa in cui la quotazione della Tim ha perso il 25% del suo valore, sotto una pioggia di vendite che hanno determinato il passaggio di mano di quasi il 30% del capitale ordinario, la comunità finanziaria si domanda che cosa succederà da qui in avanti. Il momento è particolarmente delicato anche perché il cda di Tim è vicino alla sua scadenza triennale e l’assemblea del 23 aprile sarà chiamata a rinnovarlo. Sul tavolo è già stata presentata una lista del cda uscente, con un nuovo presidente, Alberta Figari, la conferma di alcuni consiglieri come il presidente di Cdp Giovanni Gorno, ma con lo stesso amministratore delegato, Pietro Labriola, cioé colui che al momento è sotto i riflettori per i numeri presentati al mercato. Dunque la domanda spontanea che viene fatta è se la Tim a guida Labriola possa essere ancora apprezzata dagli investitori istituzionali, cioé coloro che normalmente votano la lista del cda, dopo i rovesci borsistici delle ultime tre sedute.

Al momento, però, non si vedono molte alternative alla lista del cda uscente. La scadenza per la presentazione di altre liste è il 28 marzo e l’incognita maggiore, al momento, è rappresentata dai francesi di Vivendi, titolari di un 23,7% delle azioni ordinarie, svalutate già nel 2022 e inserite in bilancio nella categoria “disponibili alla vendita”. Pare improbabile che i francesi tornino sui loro passi e presentino una lista alternativa per conquistare la maggioranza del consiglio, che comporterebbe un consolidamento dei conti Tim nel bilancio Vivendi. Più che altro bisognerà vedere se dalle prossime comunicazioni alla Consob delle partecipazioni rilevanti i francesi avranno ancora la stessa quota fin qui dichiarata. E poi se, in presenza di liste presentate da altri soggetti il loro voto possa confluire verso una lista che non sia quella del cda. Vivendi, infatti, ha ripetuto più volte negli ultimi mesi la sua contrarietà a vendere la rete Tim al prezzo pattuito nel novembre 2023 e, di conseguenza, acceso una luce sulla sostenibilità di quel che sarebbe rimasto della Tim senza la rete. Considerazioni che ora il mercato sembra fare proprie, visto che con una crescita del margine operativo dell’8% nei prossimi tre anni, giudicato dagli analisti molto ottimista se non quasi impossibile visto il livello di concorrenza del mercato italiano, la società avrà un flusso di cassa positivo solo nel 2026.

La particolare situazione di Tim è monitorata da vicino anche dal governo, visto che il Mef fa parte attivamente dell’operazione di acquisto della rete in affiancamento al fondo Usa Kkr con una quota complessiva tra il 25 e il 30%. Ma di certo l’esecutivo non ha interesse a vedere ciò che rimane di Tim rischiare il tracollo con i suoi 16 mila dipendenti. Palazzo Chigi ha già dato il suo via libera in termini di golden power al piano di vendita della rete e ora gli americani stanno cercando di accelerare il più possibile il passaggio all’Antitrust europeo, dove sono in fase di pre notifica. L’importante sarebbe arrivare al più presto alla notifica e non finire nella fase 2, che significherebbe un rinvio all’autunno con tutte le conseguenze finanziarie che ciò comporta. Ma c’è da considerare che a giugno si vota per rinnovare il parlamento europeo e uno slittamento non è da escludere.

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