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“Il Fisco non disturbi le aziende”. Meloni, manifesto anti-tasse

GIORGIA MELONI A BOLZANO (ansa)
La premier a Bolzano e Trento rivendica i successi economici del governo in vista delle elezioni europee di giugno. E lancia una nuova deregulation. “Ricordiamoci che non è lo Stato a produrre ricchezza, se vessa è visto come un nemico”
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BOLZANO — «Non si disturba chi produce ricchezza. Uno Stato che vessa, che è visto come nemico, che non collabora quando ti vede in difficoltà, è uno Stato di cui è più difficile fidarsi».

Giorgia Meloni toglie l’allarmato elmetto operaio pre-voto in Abruzzo e calza il compiaciuto tocco liberal post-vittoria marsicana. Con Salvini ormai nell’angolo e Tajani da marcare per scongiurare terremoti di coalizione, la premier risfodera così il vecchio vocabolario berlusconiano.

Non si spinge fino a promettere di non “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ma sceglie il profondo Nordest di Pil e disoccupazione norvegesi per lanciare il suo manifesto della deregulation economica e fiscale.

Le due efficienti pro…

BOLZANO — «Non si disturba chi produce ricchezza. Uno Stato che vessa, che è visto come nemico, che non collabora quando ti vede in difficoltà, è uno Stato di cui è più difficile fidarsi».

Giorgia Meloni toglie l’allarmato elmetto operaio pre-voto in Abruzzo e calza il compiaciuto tocco liberal post-vittoria marsicana. Con Salvini ormai nell’angolo e Tajani da marcare per scongiurare terremoti di coalizione, la premier risfodera così il vecchio vocabolario berlusconiano.

Non si spinge fino a promettere di non “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ma sceglie il profondo Nordest di Pil e disoccupazione norvegesi per lanciare il suo manifesto della deregulation economica e fiscale.

Le due efficienti province

Trento e Bolzano non sono un caso. Le due efficienti province autonome, culla dell’autonomia degasperiana generatrice della Ue, sono i luoghi ideali per lanciare la personale volata verso le elezioni europee di giugno.

Qui l’accordo Svp-FI per rieleggere il parlamentare europeo Dorfmann, benedetto dalla stessa Meloni, è già chiuso. «Il governo sta attuando la riforma sul fisco con un nuovo approccio — rivendica la presidente del Consiglio — ed è anche grazie a questo se nel 2023 abbiamo avuto il record di recupero dell’evasione fiscale, ma con un aumento del gettito da 26 miliardi».

In Trentino, provincia guidata dalla Lega, si permette invece un’entrata a gamba tesa sui temi più cari a Salvini: «Una nazione seria — scandisce davanti al governatore Maurizio Fugatti — deve ricordarsi che non è lo Stato che produce ricchezza, ma le aziende con i loro lavoratori. Lo Stato deve solo metterle nella condizione di farlo al meglio».

Le ansie post Sardegna

La svolta economica da bocconiana leader moderata, al giro della quattordicesima tappa del tour regionale per firmare gli accordi per lo sviluppo e la coesione, ora che le ansie post Sardegna sono alle spalle, riemerge ad ogni passaggio.

Appena toccati, e solo su domande dirette, i temi di rovente attualità: dalla commissione parlamentare sul presunto dossieraggio («lasciamo lavorare l’Antimafia prima di valutare se c’è bisogno di qualcos’altro») al generale Vannacci capolista in pectore di Salvini per le Europee (liquidato con un laconico «non è un problema»).

Sulle Dolomiti, dove per la prima volta dalla caduta del fascismo la destra di FdI è in entrambi i governi locali e piazza due vicepresidenti, soffia già il vento del 9 giugno. La premier punta così dritto sulla rivendicazione di quelli che definisce «i record economici dell’Italia».

Metropolis/519 - Fisco d'inizio. Perché Meloni parla di "Stato vessatore"? Con Baldino, Bei, Casasco, Casini, Chiorazzo e Molinari (integrale)

L’andamento del Pil

Dalla crescita del Pil passa «all’aumentato potere d’acquisto delle famiglie», dai fondi liberati dal Pnrr salta sui «dati macroeconomici incoraggianti che fotografano la solidità dell’Italia».

«A fronte di 10 miliardi di titoli di Stato disponibili — dice tra gli applausi degli imprenditori sudtirolesi di lingua tedesca — i mercati esteri ne hanno chiesti 155. I Btp Valore in tre emissioni hanno raggiunto il primato di 53 miliardi. Gli italiani hanno di nuovo fiducia nel proprio Paese: l’obiettivo, per non dipendere dagli stranieri, è rimettere il più possibile il debito pubblico nelle mani italiane».

Un ritratto di nazione-paradiso, tutta successi e ottimismo. «Anche sul Pnrr — esulta a Trento — l’Italia è un modello. Siamo i primi in Europa ad aver richiesto la quinta rata, soldi non ne abbiamo persi e tra lo scetticismo di molti abbiamo strappato alla Ue la rinegoziazione perché il contesto è mutato».

LA MANIFESTAZIONE DI BOLZANO (ansa)

I fondi di coesione

Exploit anche sui fondi di coesione. «Una volta al governo — trasecola attaccando le Regioni definite irresponsabili — abbiamo scoperto che di 126 miliardi ne erano stati spesi solo 47. Mi chiedo come sia possibile rinunciare a spendere risorse fondamentali».

Fra Trento e Bolzano è come sfondare una porta aperta. La diligenza autonoma incassa da Roma circa 200 milioni per scuole e viabilità. I soldi li spende e li rendiconta «in anticipo e al centesimo» e il governatore altoatesino Arno Kompatscher osa addirittura scherzare: «Se agli altri ne avanzano — ride — noi siamo qui».

Le grane, tutte alla fine. Meloni ammette che il dossier Tim «è molto complesso» e assicura che al nuovo Statuto d’autonomia «sta lavorando Calderoli secondo i patti». Contestata la giunta altoatesina Svp-FdI? «Io sono cintura nera di contestazioni — chiude la premier — ma i governi nascono dai risultati elettorali». Non cita il 9 giugno, ma con la testa è già a Bruxelles.

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