Il G7 italiano parte dall’industria, governo a caccia di intese su chip e aiuti all’Africa
di Filippo SantelliUn nuovo gruppo di lavoro tra i sette grandi per mettere in sicurezza la filiera dei chip. Un maggiore coordinamento delle strategie spaziali. Un programma di cooperazione rivolto ai Paesi del Sud Globale centrato su infrastrutture e competenze digitali. Sono gli elementi che il governo Meloni vorrebbe inserire nella dichiarazione finale del primo atto della sua presidenza del G7, la riunione ministeriale sui temi di Industria, Tecnologia e Digitale che si terrà giovedì e venerdì tra Verona e Trento. Alla vigilia dell’appuntamento sono entrati nel vivo i negoziati tra gli sherpa sul testo, che come sempre dovrà essere limato per conciliare le diverse sensibilità e agende. Sull’Intelligenza artificiale per esempio, altro tema centrale della due giorni, si misura una distanza tra l’Europa, più decisa nel regolare, e l’approccio più soft di Stati Uniti e Giappone. Mentre sul programma per il Sud Globale, in cambio dell’appoggio alla proposta italiana, Washington vorrebbe l’hub di coordin…
Un nuovo gruppo di lavoro tra i sette grandi per mettere in sicurezza la filiera dei chip. Un maggiore coordinamento delle strategie spaziali. Un programma di cooperazione rivolto ai Paesi del Sud Globale centrato su infrastrutture e competenze digitali. Sono gli elementi che il governo Meloni vorrebbe inserire nella dichiarazione finale del primo atto della sua presidenza del G7, la riunione ministeriale sui temi di Industria, Tecnologia e Digitale che si terrà giovedì e venerdì tra Verona e Trento. Alla vigilia dell’appuntamento sono entrati nel vivo i negoziati tra gli sherpa sul testo, che come sempre dovrà essere limato per conciliare le diverse sensibilità e agende. Sull’Intelligenza artificiale per esempio, altro tema centrale della due giorni, si misura una distanza tra l’Europa, più decisa nel regolare, e l’approccio più soft di Stati Uniti e Giappone. Mentre sul programma per il Sud Globale, in cambio dell’appoggio alla proposta italiana, Washington vorrebbe l’hub di coordinamento sul suo territorio.
Presenti Habeck e Vestager, nessun ministro Usa
“Ci sono delle differenze all’interno del G7, ma noi siamo convinti possano essere superate trovando dei punti di convergenza”, ha detto ieri presentando il summit il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che guiderà i lavori del giovedì centrati sulla parte industriale di Verona, per poi passare il testimone venerdì al sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti per la parte su digitale e AI, a Trento. Il contesto globale non potrebbe essere più complesso, tra guerre, sfida tra democrazie liberali e regimi autoritari, necessità di governare le grandi transizioni digitale ed energetica, lo spettro di una vittoria di Trump con la sua agenda isolazionista. In attesa di capire quali risultati concreti produrrà, per il governo Meloni il G7 italiano rappresenta un’opportunità per promuovere l’immagine internazionale del Paese, e rafforzare la propria.
Urso ha rivendicato la decisione dell’Italia, potenza manifatturiera, di ripristinare dopo sette anni una ministeriale del G7 dedicata all’Industria – anziché ricomprenderla come negli ultimi vertici sotto l’etichetta del “Commercio” – e di aver coinvolto nei lavori il B7, cioè la rappresentanza delle imprese dei sette Paesi, di cui la nostra Confindustria ha affidato la guida a Emma Marcegaglia. Non tutti i leader stranieri presenti a questo primo appuntamento saranno di massimo livello: per gli Stati Uniti ad esempio non ci sarà la segretaria al Commercio Gina Raimondo, né altri esponenti del gabinetto di Biden, ma la consigliera del Dipartimento del Commercio per tecnologia e crescita economica Zoë Baird e il responsabile del Dipartimento di Stato per il cyberspazio Nathaniel Fick. Il Giappone manda due vice ministri, mentre saranno presenti i ministri di Germania (Habeck, Economia e vicecancelliere), Francia (Ferrari, digitale), Inghilterra (Donelan, Innovazione) e Canada (Champagne, Innovazione e industria), oltre alla vicepresidente della Commissione europea e responsabile della Concorrenza Margrethe Vestager. Ta i Paesi esterni al G7 l’Italia ha invitato Corea del Sud, Emirati e Ucraina.
Gli obiettivi del governo: chip e sostegno al Sud Globale
I tre temi in agenda del vertice declinano in senso tecnologico-industriale le priorità del governo per l’intero G7, che culminerà a metà giugno con l’incontro dei capi di Stato e di governo in Puglia. Il primo è la sicurezza delle catene di approvvigionamento industriale e delle reti, dove l’Italia proverà – in nome della difesa dell’ordine internazionale dalla sfida cinese - a promuovere un maggiore coordinamento tra i sette: sui semiconduttori, dove dovrebbe nascere un gruppo di lavoro, ma anche in un campo “forte” dell’industria tricolore come l’aerospazio. Il secondo è lo sviluppo del Sud Globale, dove il governo vorrebbe promuovere all’interno delle Nazioni Unite un programma per colmare i divari digitali – in infrastrutture e competenze – dei Paesi in via di sviluppo riuniti nel gruppo G77, gran parte dei quali africani. Un modo per rafforzare, almeno indirettamente, il suo Piano Mattei, che finora ha avuto eco limitata fuori dai confini nazionali. Anche se ovviamente non verrà menzionato nel comunicato finale.
Quali regole per l’AI?
Infine l’AI, dove il governo si trova ad ereditare i principi e i codici di condotta definiti dalla precedente presidenza giapponese con il “Codice di Hiroshima”, che puntano molto sull’autoregolazione da parte delle imprese. Qui non è chiaro quali passi avanti ci saranno, vista anche la diversa sensibilità dei Paesi su natura e durezza delle regole. Probabile che il comunicato finale, al di là dei riferimenti a uno sviluppo etico e antropocentrico, si concentri più sulla necessità di favorire l’adozione degli strumenti dell’AI da parte delle imprese. Che non si guardi solo alle regole, ma anche alle opportunità, è del resto anche la richiesta che uscirà dalle aziende del B7, preoccupate per il rischio di frammentazione all’interno del mondo avanzato: “C’è la percezione di una divergenza tra Stati Uniti ed Europa in termini di competitività, attrazione degli investimenti e anche regolamentazione dell’AI – ha detto Emma Marcegaglia anticipando il messaggio che le imprese porteranno ai leader – mentre l’obiettivo è cercare una convergenza nel mondo avanzato. Se l’Europa non cambierà le proprie politiche il rischio è che gli investimenti vadano dove la regolamentazione è minima e c’è libertà di innovare”. Un messaggio molto in sintonia con le posizioni di Urso, e con l’approccio passato finora all’interno del G7. Meno con quelle di Butti, che ha difeso la necessità di regole vincolanti e definito l’AI Act europeo come un’ottima legge.