Ammettere tutti e tre i candidati alla seconda fase della corsa, quella che termina con il Consiglio generale del 21 marzo e il voto per scegliere il presidente designato, oppure far rispettare in modo rigido la soglia del 20% dei voti di assemblea. È questo il dilemma dei saggi di Confindustria nel giorno in cui uno degli aspiranti presidenti, il mantovano Alberto Marenghi, vice dell’attuale numero uno Carlo Bonomi, si ritira. Una scelta obbligata visto lo scarso consenso rispetto agli altri tre. Marenghi non dà indicazioni di voto, ma lancia un appello: «Serve un segnale di unità e compattezza. La ricomposizione e la convergenza diventano le nostre priorità».
Un’indicazione che verrà seguita dagli altri candidati? Difficile. I tre rimasti, il ligure patron della Erg e presidente del Sole 24 Ore, Edoardo Garrone, l’emiliano Emanuele Orsini, vice di Bonomi e imprenditore del legno, e l’altro ligure Antonio Gozzi, a capo del gruppo Duferco e di Federacciai, sono in situazioni diverse ma tutti decisi a correre.
Ed è proprio per questo che, chiuso il giro di consultazioni con associazioni e territori, i tre saggi Mariella Enoc, Andrea Moltrasio e Ilaria Vescovi, in una lettera inviata ieri al Consiglio generale e ai presidenti, si sono presi fino alla fine della settimana. Il tempo necessario per «valutare con particolare attenzione» la validità delle delibere delle varie associazioni che garantiscono ai candidati il sostegno in assemblea.
Edoardo Garrone, presidente Erg, Gaslini e Sole 24 Ore
Un punto è chiaro: chi dimostra di avere più del 20% dei consensi viene ammesso di diritto al voto in consiglio. È il caso di Garrone, che già da tempo ha presentato le relative delibere e la cui quota di voti ora supererebbe il 22%. E di Orsini, che con un 21% dovrebbe ricevere nelle prossime ore il via libera dei saggi. Per Gozzi invece l’incertezza è maggiore. Secondo alcune indiscrezioni, entro domani dovrebbe presentare le ultime delibere, Legnano, Umbria e Reggio Emilia, che lo porterebbero al 21,8%. Ma secondo altri calcoli i numeri sarebbero più bassi, ed è qui che la vaghezza delle regole rischia di aprire l’ennesimo fronte di incertezza, polemiche o ricorsi.
Il primo dubbio è se Gozzi possa ancora presentare le delibere, visto che i saggi hanno dichiarato la fase di consultazione conclusa. Il secondo è cosa accadrebbe se restasse sotto il fatidico 20%. In Viale dell’Astronomia c’è chi ipotizza che i saggi potrebbero comunque ammetterlo al voto, anche per togliersi dall’impasse, visto che lo statuto lo permette.
Ma tra i big dell’associazione, molti a sostegno di Garrone, c’è chi spinge perché la soglia venga interpretata con rigidità. Un voto a tre ha pochi precedenti, ma non è inedito: accadde nel 2000, quando fu scelto Antonio D’Amato.