Tasse, il mantra Meloni: “Non dirò mai che sono bellissime”
di Giuseppe ColomboROMA - Il vocabolario “fiscale” di Giorgia Meloni si fa politico. Di più: elettorale. Ora che il governo ha messo in fila dieci decreti attuativi della riforma fiscale, è il momento di iniziare a riscuotere i consensi. E quindi di arricchire la narrazione del Fisco “amico”, marcando una discontinuità con la grande colpa imputata alla sinistra: l’oppressione dei contribuenti.
Per questo durante il convegno-comizio allestito a Montecitorio, affiancata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal suo vice Maurizio Leo, il regista del disegno fiscale, la premier cita le parole dell’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Nel 2007, governo Prodi II, disse che “dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima”. Rievoca e stravolge, la presidente del Consiglio. “Non penso e non dirò mai che le tasse sono una cosa bellissima, sono bellissime le libere donazioni non i prelievi imposti per legge”, chiosa per marcare il confine e quasi rivendicare il “fa…
ROMA - Il vocabolario “fiscale” di Giorgia Meloni si fa politico. Di più: elettorale. Ora che il governo ha messo in fila dieci decreti attuativi della riforma fiscale, è il momento di iniziare a riscuotere i consensi. E quindi di arricchire la narrazione del Fisco “amico”, marcando una discontinuità con la grande colpa imputata alla sinistra: l’oppressione dei contribuenti.
Per questo durante il convegno-comizio allestito a Montecitorio, affiancata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal suo vice Maurizio Leo, il regista del disegno fiscale, la premier cita le parole dell’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Nel 2007, governo Prodi II, disse che “dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima”. Rievoca e stravolge, la presidente del Consiglio. “Non penso e non dirò mai che le tasse sono una cosa bellissima, sono bellissime le libere donazioni non i prelievi imposti per legge”, chiosa per marcare il confine e quasi rivendicare il “fastidio” verso i pagamenti regolari che non contemplano l’aiutino dello Stato, un condono o una maxi-rateizzazione. Proprio quello che sta facendo il suo governo.
Soprattutto la premier omette di dire che Padoa-Schioppa parlava di tasse bellissime per indicare "un modo civilissimo di contribuire a servizi indispensabili come la salute e la scuola”. E che lo stesso ministro contemplava anche “un’insoddisfazione sulla qualità dei servizi”, ma non per questo “una contrarietà di principio per le tasse”.
Poco importa, la cosa che conta è avere un capro espiatorio per rimarcare il cambio di passo, la “scommessa” di uno Stato “giusto” che, insiste la presidente del Consiglio, “non merita di essere raggirato”. Alla Camera c’è il pienone: mezzo ministero dell’Economia, i vertici della Guardia di finanza, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Spuntano anche Gianfranco Fini e Giulio Tremonti.
Ma l’autocelebrazione dura poco. Il Pd attacca. "Sono bellissime la sanità pubblica e la scuola pubblica, ma questo governo è impegnato a trovare slogan ogni giorno e si dimentica delle esigenze concrete delle persone”, ribatte la segretaria dei dem Elly Schlein. Che rievoca l’espressione “bellissime” per ricordare alla premier che il pagamento regolare delle tasse si traduce in servizi più efficienti.
E invece, aggiunge Schlein, "il governo della destra continua a stare dalla parte dei furbetti e degli evasori”. Parole che non passano inosservate a Palazzo Chigi. È la premier a controbattere sui social. “Cara Elly - scrive - ma se il ‘governo della destra che sta dalla parte dei furbetti e degli evasori’ è il governo che ha raggiunto i migliori risultati nella lotta all’evasione fiscale ed ha battuto il record di importi recuperati, i governi precedenti, quelli di sinistra, come li definiresti?”.
Eccolo il vocabolario “fiscale” che si fa politico. Elettorale. In fondo per la destra è questa la riscossione che conta. I voti più che le tasse dovute allo Stato.
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