“Londra non teme l’Intelligenza artificiale, vogliamo attirare investimenti”
di Filippo Santelli«Il nostro approccio su come regolare l’Intelligenza artificiale è diverso dall’Unione europea: non vogliamo concentrarci solo sui rischi, ma anche promuovere l’innovazione ed evitare di ostacolarla». Sulla necessità di regolare l’AI sono d’accordo tutti. Ma le parole di Michelle Donelan, ministra britannica per Scienza, tecnologia e innovazione, mostrano che anche all’interno del G7, qui a Verona, le sensibilità su come farlo sono molto diverse. Mentre l’Europa, con il suo AI Act, fissa norme vincolanti e sanzioni, Paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Giappone puntano su regole leggere, confidando nell’adesione volontaria di Big Tech.
Molti dicono che le norme Ue, troppo stringenti, soffocheranno l’innovazione. Condivide?
«Il nostro approc…
«Il nostro approccio su come regolare l’Intelligenza artificiale è diverso dall’Unione europea: non vogliamo concentrarci solo sui rischi, ma anche promuovere l’innovazione ed evitare di ostacolarla». Sulla necessità di regolare l’AI sono d’accordo tutti. Ma le parole di Michelle Donelan, ministra britannica per Scienza, tecnologia e innovazione, mostrano che anche all’interno del G7, qui a Verona, le sensibilità su come farlo sono molto diverse. Mentre l’Europa, con il suo AI Act, fissa norme vincolanti e sanzioni, Paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Giappone puntano su regole leggere, confidando nell’adesione volontaria di Big Tech.
Molti dicono che le norme Ue, troppo stringenti, soffocheranno l’innovazione. Condivide?
«Il nostro approccio si basa su agilità e proporzionalità, perché l’IA è una tecnologia che evolve con grande rapidità e la nostra priorità è capire quali siano i veri rischi, dove dobbiamo regolare e nel caso legiferare. Non vogliamo imbarcarci ora in una legislazione che quando avrà finito il suo iter parlamentare sarà ridondante».
Pensa che questo vi permetterà di attrarre aziende in fuga da norme troppo dure?
«Vogliamo fare in modo che le aziende alla frontiera dell’innovazione scelgano il Regno Unito per crescere. E molte lo hanno fatto per i loro quartieri generali internazionali, per esempio OpenAI e Anthropic».
Non è pericoloso affidarsi solo alla buona volontà di Big Tech, visti gli interessi economici in gioco?
«L’importante è stabilire un controllo sui rischi e noi siamo uno dei pochi Paesi al mondo con un istituto operativo in cui i grandi modelli linguistici dell’IA vengono testati prima e dopo lo sviluppo: non lasciamo che l’industria si dia i voti da sola».
Con approcci così diversi, anche dentro il G7, si arriverà mai a regole comuni ed efficaci?
«Gli approcci sono diversi, ma l’importante è che i vari Paesi riconoscano che bisogna agire subito, qui e ora. Ed è quello che abbiamo ottenuto con il nostro summit di Bletchley di novembre e con il processo che ha innescato».
Quella dichiarazione è stata firmata anche dalla Cina, ci si può fidare? Il ministro Urso ha detto è meglio collaborare con chi “condivide i nostri valori”.
«Bisogna parlarne al G7 e non solo, perché l’IA non ha confini e la conversazione deve essere globale. Ci sono aree in cui la priorità è la sicurezza nazionale, ma la Cina è un attore importante nell’IA e sarebbe ingenuo escluderla dal dialogo. Noi abbiamo mostrato che sul tema è pronta a collaborare».
Tutte le potenze del G7 investono sui chip: una competizione di sussidi può rendere l’industria meno resiliente, anziché rafforzarla?
«La competizione sugli investimenti è sempre buona e ogni Paese vuole massimizzare i posti di lavoro sul proprio territorio. Ma nessuno di noi sarà mai autosufficiente, bisogna riconoscere dove ciascuno è specializzato e collaborare per massimizzare l’effetto complessivo. L’iniziativa italiana per creare un gruppo di lavoro sul tema dentro il G7 è benvenuta».
Il Regno Unito è tornato a far parte del programma di ricerca Ue Horizon. Puntate ad attirare ricercatori italiani?
«L’Italia era uno dei Paesi con cui le collaborazioni di ricerca erano maggiori. Stiamo facendo una campagna di promozione mirata ad alcuni Paesi, tra cui l’Italia».