“Stm favorisce i francesi”. Il governo contro l’ad Chery
di Walter Galbiati , Diego LonghinROMA — Stop al processo di “francesizzazione” di STMicroeletronics. Il governo Meloni ha fatto arrivare l’avviso a Parigi, sostenendo di essere contrario ad un nuovo mandato di tre anni per l’amministratore delegato Jean-Marc Chery. L’Italia imputa a lui, che dal 2018 guida uno dei maggiori gruppi europei nel campo dei chip, di aver spostato il baricentro oltre le Alpi, lasciando andar via o spingendo verso l’uscita diversi manager e tecnici italiani che per anni sono stati la prima linea del gruppo, anche nella gestione delle fabbriche. Poi ci sono le tecnologie promettenti, come i circuiti a 300 mm realizzati con nitruro di gallio. Un affare italiano e francese, ma il rischio è di un trasloco delle attività a Grenoble, con la scusa del ritardo nella implementazione in Italia.
Stm di fatto è cresciuta grazie a mani italiane, in primis quelle di Pasquale Pistorio, che negli anni ‘70 prese la Sgs, una controllata Iri in costante perdita, e la trasformò con fusioni e partnership nella …
ROMA — Stop al processo di “francesizzazione” di STMicroeletronics. Il governo Meloni ha fatto arrivare l’avviso a Parigi, sostenendo di essere contrario ad un nuovo mandato di tre anni per l’amministratore delegato Jean-Marc Chery. L’Italia imputa a lui, che dal 2018 guida uno dei maggiori gruppi europei nel campo dei chip, di aver spostato il baricentro oltre le Alpi, lasciando andar via o spingendo verso l’uscita diversi manager e tecnici italiani che per anni sono stati la prima linea del gruppo, anche nella gestione delle fabbriche. Poi ci sono le tecnologie promettenti, come i circuiti a 300 mm realizzati con nitruro di gallio. Un affare italiano e francese, ma il rischio è di un trasloco delle attività a Grenoble, con la scusa del ritardo nella implementazione in Italia.
Stm di fatto è cresciuta grazie a mani italiane, in primis quelle di Pasquale Pistorio, che negli anni ‘70 prese la Sgs, una controllata Iri in costante perdita, e la trasformò con fusioni e partnership nella realtà di oggi. Poi è toccato a Carlo Bozotti. Ha guidato la società, che in Italia è presente nel polo di Catania e in quello di Agrate alle porte di Milano, dal 2005 al 2018. È riuscito a rinforzare il campione italo-francese dei semiconduttori che ha una capitalizzazione di 40 miliardi e clienti che vanno dai colossi hi-tech, come Apple, all’auto, come Tesla.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Palazzo Chigi non ha gradito la decisione di Chery di ridurre, per questioni di efficienze, da due a tre le divisioni di Stm, eliminando l’unità Automotive and Discrete Product, gestita da Marco Monti e piena di dirigenti italiani. Secondo quello che raccontano l’agenzia Bloomberg, citando la rivista francese Marianne, la scelta non viene compresa dal governo italiano che ha il 50% della STMicroelectronics Holding insieme alla banca statale francese Bpifrance. La holding è il principale azionista con il 27,5% del gruppo europeo dei microchip. L’auto è un business centrale per Stm. «Perché non sacrificare un’altra unità, magari guidata da un francese?», dicono a Roma, visto che sarebbe l’ennesima spinta verso la “francesizzazione” del gruppo dopo l’incoraggiata diaspora dei dirigenti italiani.
Si è aperto così un nuovo fronte tra Italia e Francia, dopo le polemiche sulla “nazionalità” di Stellantis (gruppo che ha come primo azionista Exor, che controlla anche Repubblica), le questioni sulla fusione Ita-Lufthansa, visto che Air France rema contro, e i rapporti non idilliaci tra il ministero dell’Economia, attraverso Cdp, e il socio francese di Tim, il gruppo Vivendì. E si capisce perché alcune mesi fa l’esecutivo ha deciso di stoppare la vendita della ex-Microtecnica, società di Torino dell’aerospazio, alla Safran esercitando il Golden Power.
Anche la questione Stm, che in Italia ha più di 11 mila dipendenti, è un problema legato alle produzioni. Mentre il sito di Agrate è sottoutilizzato e lo sviluppo di Catania va a rilento, l’azienda ha lanciato il nuovo progetto dello stabilimento di semiconduttori oltre le Alpi, a Crolles, vicino a Grenoble, in partnership con la società Usa GlobalFoundries. Esiste già un impianto, Stm ne costruirà un secondo per concentrare una parte della fabbricazione dei chip a 300 mm. Dal governo francese arriveranno 2,9 miliardi, ma l’Italia teme di perdere progressivamente la sua fetta di produzione. E a Roma si chiedono quali saranno le ricadute del piano per Lombardia e Sicilia. L’esecutivo Meloni considera i chip strategici. In assenza di segnali nasce l’avviso di sfratto per l’ad Chery, che deve essere rinnovato dalla prossima assemblea e ha incassato il sì del Supervisory board composto da tre italiani su nove, in minoranza rispetto ai membri internazionali e frances