Unione Europea e Stati Uniti contro Mosca: “Sono pseudo elezioni, né libere né corrette”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBruxelles — Le elezioni russe sono una farsa. E sicuramente l’Ue non riconoscerà il voto nelle regioni occupate militarmente. Il successo di Vladimir Putin non solo verrà analizzato oggi al Consiglio dei ministri Ue degli Esteri ma anche al vertice dei leader di giovedì prossimo. Durante il quale l’Unione potrebbe valutare anche passi ulteriori.
Di certo, allora, il giudizio dell’Europa e del mondo occidentale sulle urne “putiniane” è netto. Sono l’espressione di un regime illiberale. La possibilità che non vengano legalmente riconosciute è in corso di valutazione da parte di alcuni paesi membri. La Commissione, invece, nel caso specifico non ha una competenza autonoma ma sono gli Stati a dover decidere come accogliere il plebiscito moscovita.
Bruxelles — Le elezioni russe sono una farsa. E sicuramente l’Ue non riconoscerà il voto nelle regioni occupate militarmente. Il successo di Vladimir Putin non solo verrà analizzato oggi al Consiglio dei ministri Ue degli Esteri ma anche al vertice dei leader di giovedì prossimo. Durante il quale l’Unione potrebbe valutare anche passi ulteriori.
Di certo, allora, il giudizio dell’Europa e del mondo occidentale sulle urne “putiniane” è netto. Sono l’espressione di un regime illiberale. La possibilità che non vengano legalmente riconosciute è in corso di valutazione da parte di alcuni paesi membri. La Commissione, invece, nel caso specifico non ha una competenza autonoma ma sono gli Stati a dover decidere come accogliere il plebiscito moscovita.
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Il primo passo dunque sarà compiuto oggi al summit dei ministri degli esteri che – in collegamento con il segretario di Stato Usa Blinken – esamineranno anche la situazione in Ucraina. E inevitabilmente il risultato elettorale russo. La decisione che sta maturando è allora quella di non riconoscere per ora il voto nelle aree occupate. E alla stessa decisione arriverà anche il G7. A partire dalla Crimea fino alle quattro regioni annesse nel 2022: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.
Del resto i commenti sul presunto “record” di consensi a favore di Putin sono inequivocabili. Nel Vecchio Continente e negli States. «Le pseudo-elezioni in Russia – avverte il ministero degli Esteri tedesco - non sono né libere né corrette, il risultato non sorprenderà nessuno. Il governo di Putin è autoritario, si basa su censura, repressione e violenza. Le “elezioni” nei territori occupati dell’Ucraina sono nulle e non valide e costituiscono un’altra violazione del diritto internazionale». Per non parlare della Polonia che vive il conflitto con la Russia sempre in maniera molto intensa: «Le elezioni presidenziali russe non sono legali, libere ed eque. Si sono svolte in mezzo a dure repressioni e nelle zone occupate dell’Ucraina, in violazione del diritto internazionale».
Per la Casa Bianca, il tenore delle valutazioni non cambia. «Le elezioni russe – dicono dall’Amministrazione Biden – non sono né libere né corrette. Putin ha imprigionato gli oppositori politici e impedito ad altri di candidarsi contro di lui». Stesso tono in Gran Bretagna: «Elezioni non libere ed eque. Lo dimostra la mancanza di scelta per gli elettori e l’assenza di un monitoraggio indipendente da parte dell’Osce. Non sono queste le caratteristiche di un voto libero ed equo». L’allarme sta risuonando fortissimo anche i tutti i Paesi baltici che avvertono la pressione russa come nessun altro in Europa e vivono costantemente nella paura di un attacco o di una invasione. Per Estonia, Lettonia e Lituania le urne che hanno confermato l’inquilino del Cremlino sono dunque fasulle.
È chiaro che la conferma del presidente russo fino al 2030 rappresenta una questione con cui il mondo occidentale deve fare i conti. Soprattutto in considerazione del fatto che anche l’Unione europea andrà al voto a giugno e gli Stati Uniti a novembre. Il rischio di infiltrazioni e di interferenze da parte del Cremlino sarà altissimo. Un pericolo ben presente agli esecutivi dell’Unione. Proprio durante le campagne elettorali, infatti, la Russia tenterà di approfittare della possibile disattenzione a Bruxelles e a Washington. In particolare in relazione all’Ucraina e alla prevedibile controffensiva militare contro Kiev.
Anche per questo la nuova situazione sarà discussa di nuovo giovedì prossimo al summit dei leader europei. I 27 si confronteranno sulla guerra in Ucraina, sugli aiuti da destinare a Kiev ma anche sulla opportunità di compiere passi ulteriori su questo voto. Alcuni dei partner, infatti, sono pronti a mettere sul tavolo l’idea di non riconoscere complessivamente il risultato elettorale russo. Si tratterebbe di una mossa senza precedenti. E i rapporti con il Cremlino sarebbero definitivamente ai minimi termini. Ma ormai la fase di belligeranza è conclamata. I capi di Stato e di Governo dell’Ue dovranno valutare come aiutare ulteriormente Zelenski e come affrontare la presenza di Putin al vertice della Russia nei prossimi sei anni. Nodi che saranno trattati anche al vertice Nato del prossimo inizio aprile.