Uova di pasqua, la sorpresa è già allo scaffale: prezzi in crescita per il balzo del cacao
di Flavio BiniMILANO – Pasqua amara per gli italiani e il cioccolato c’entra fino ad un certo punto. L’allarme l’hanno lanciato nelle scorse settimane le associazioni dei consumatori, rilevando rincari sensibili per le tradizionali uova di Pasqua. Addirittura +8,4% l’aumento medio rilevato da Federconsumatori con un ancora più robustto +12% per gli ovetti e +19% per i coniglietti di cioccolato. Rialzi, questi, sganciati anche dall’onda di aumento generalizzato dei prezzi che ha flagellato la nostra economia negli ultimi anni e che ora si sta rapidamente ritirando, con l’inflazione che ha registrato un rassicurante +0,8% a febbraio secondo i dati diffusi alcuni giorni fa dall’Istat.
Per andare all’origine dei rincari occorre spingersi ben più lontano dai nostri confini. Prima tappa necessaria: l’Intercontinental Exchange di Londra e New York dove sono negoziati la maggior parte dei contratti future sul cacao. I contratti future sono gli strumenti più diffusi per negoziare le materie prime: permetton…
MILANO – Pasqua amara per gli italiani e il cioccolato c’entra fino ad un certo punto. L’allarme l’hanno lanciato nelle scorse settimane le associazioni dei consumatori, rilevando rincari sensibili per le tradizionali uova di Pasqua. Addirittura +8,4% l’aumento medio rilevato da Federconsumatori con un ancora più robustto +12% per gli ovetti e +19% per i coniglietti di cioccolato. Rialzi, questi, sganciati anche dall’onda di aumento generalizzato dei prezzi che ha flagellato la nostra economia negli ultimi anni e che ora si sta rapidamente ritirando, con l’inflazione che ha registrato un rassicurante +0,8% a febbraio secondo i dati diffusi alcuni giorni fa dall’Istat.
Per andare all’origine dei rincari occorre spingersi ben più lontano dai nostri confini. Prima tappa necessaria: l’Intercontinental Exchange di Londra e New York dove sono negoziati la maggior parte dei contratti future sul cacao. I contratti future sono gli strumenti più diffusi per negoziare le materie prime: permettono ad acquirente e venditore di accordarsi ad acquistare o vendere una determinata quantità di bene a una determinata scadenza e a un prezzo fissato. Come tutti gli strumenti finanziari questi stessi contratti possono essere negoziati e scambiati sul mercato. Le quotazioni di questi contratti indicano quindi se il bene si sta apprezzando o svalutando: nel caso del cacao i prezzi sono letteralmente schizzati negli ultimi mesi, sfondando in settimana il muro degli 8000 dollari la tonnellata, il più alto livello registrato negli ultimi 50 anni.
Le conseguenze di El Nino
Ma per trovare la causa dei rincari sugli scaffali, e prima ancora sui mercati finanziari, bisogna tornare all’origine di tutto: la terra. Il ciclo di produzione del cacao prevede generalmente due raccolti: uno più grande tra settembre e marzo e uno più piccolo durante l’estate. Già al termine della scorsa estate i dati sui raccolti si erano rivelati molto deludenti. Uno shock di produzione su cui ha inciso in maniera determinante El Nino, il fenomeno climatico che porta ad un improvviso riscaldamento della superficie delle acque del Pacifico, tornato a manifestarsi lo scorso anno e che ha colpito soprattutto le coltivazioni nell’area del’Africa Orientale. È qui la miniera del cacao mondiale. Su circa 5 milioni di tonnellate di cacao prodotti in tutto il mondo, circa la metà arriva dalla sola Costa d’Avorio, con Ghana e Camerun ad occupare i gradini più bassi del podio. I dati dell’Organizzazione Internazionale del Cacao indicano che che a febbraio le consegne di fave di cacao erano calate di un terzo rispetto allo scorso anno e la stima è che la produzione questa stagione cali a 4,45 milioni di tonnellate, in calo del 10,9%.
Le prossime conseguenze sui prezzi
E con un’ulteriore flessione della domanda in arrivo, la corsa dei prezzi è destinata a non fermarsi, sostenuta anche dall’azione speculativa di chi scommette su nuovi rialzi. Secondo l’analista di Citigroup Aakash Doshi i prezzi potrebbero sfondare i 10 mila dollari a tonnellata già nei prossimi tre mesi, salvo poi iniziare a scendere nella seconda metà dell’anno. I mercati – ha scritto in un report citato dal Wall Street Journal – sono probabilmente entrati in un'era in cui 3.500-4.000 dollari alla tonnellata potrebbero essere il nuovo cacao "economico" per il prossimo anno. Doshi ha detto anche di aspettarsi fenomeni di "shrinkflation" come reazione, cioè la riduzione della quantità di prodotto da parte delle aziende per “mascherare” l’aumento dei prezzi, e la sostituzione del burro di cacao con grassi più economici o altri riempitivi come frutta e noci.