L’incognita fondi aleggia sui target climatici al 2050
di Rosaria AmatoArchitettura, business, cittadini: sono l’ABC del documento sul futuro dell’unione europea dei capitali che è stato approvato nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, e che verrà consegnato al prossimo Parlamento, dopo le elezioni di giugno. Un atto formale ma di peso, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, nella conferenza stampa seguita alla riunione: «Si tratta di un risultato importantissimo che dimostra il forte impegno di tutti gli Stati membri dell’Ue per compiere rapidi progressi su come possiamo approfondire i mercati dei capitali europei. Vogliamo che l’Ue sia un leader mondiale più forte».
Il pil dell’europa contro quello degli Usa
L’auspicio di Draghi
Ma Donohe, come tutti i leader europei, è ben consapevole di come il mercato unico sia ancora solo poco più di un’aspirazione. Ancora più lontano l’auspicio espresso recentemente in un incontro pubblico da Mario Draghi: «L’Unione Europea…
Architettura, business, cittadini: sono l’ABC del documento sul futuro dell’unione europea dei capitali che è stato approvato nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, e che verrà consegnato al prossimo Parlamento, dopo le elezioni di giugno. Un atto formale ma di peso, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, nella conferenza stampa seguita alla riunione: «Si tratta di un risultato importantissimo che dimostra il forte impegno di tutti gli Stati membri dell’Ue per compiere rapidi progressi su come possiamo approfondire i mercati dei capitali europei. Vogliamo che l’Ue sia un leader mondiale più forte».
Il pil dell’europa contro quello degli Usa
L’auspicio di Draghi
Ma Donohe, come tutti i leader europei, è ben consapevole di come il mercato unico sia ancora solo poco più di un’aspirazione. Ancora più lontano l’auspicio espresso recentemente in un incontro pubblico da Mario Draghi: «L’Unione Europea deve diventare uno Stato». Un obiettivo difficile da raggiungere, considerate le distanze tra gli Stati, eppure non più rinviabile: «Mercati dei capitali europei aperti, ben funzionanti e integrati sono fondamentali per promuovere il mercato unico e attrarre gli investimenti necessari, e quindi per stimolare la competitività globale, l’innovazione, la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro dell’Ue», si legge nella nota dell’Eurogruppo.
Il regolamento sull’IA
Anche Brando Benifei, l’eurodeputato Pd relatore dell’Atto sull’intelligenza artificiale, approvato definitivamente mercoledì 13 marzo, ha sottolineato come il completamente del mercato dei capitali Ue sia indispensabile allo sviluppo dell’AI, «altrimenti si rischia che gli investimenti vengano dirottati in maggioranza negli Stati Uniti». Il livello di integrazione che esiste tra gli Stati Usa infatti non è minimamente comparabile con quello tra i Paesi Ue.
Lo studio di Cdp
A tracciare le differenze tra le due “unioni”, e a soppesarne le conseguenze economiche, uno studio appena pubblicato da Cdp: “30 anni di mercato unico europeo: un confronto con gli Usa”, redatto da Alberto Guidi, Simone Passeri, Massimo Rodà e Livio Romano, coordinato da Andrea Montanino e Simona Camerano. Premettendo che gli scambi di beni tra i Paesi Ue hanno beneficiato largamente del mercato unico, il brief rileva però come il valore di scambi intra-Ue arrivi solo al 26% del Pil, contro il 60% negli Usa. Avanza a fatica anche la mobilità del lavoro: solo il 3% degli europei vive in uno Stato Ue diverso da quello in cui è nato, contro il 25% degli americani. Difficoltà ancora maggiori sul fronte dei servizi, ostacolati da normative diverse e barriere legali. Altro impedimento di non poco conto l’assenza di armonizzazione fiscale: «La Ue ha 27 sistemi diversi con aliquote d’imposta su società che vanno dal 9 al 35%, disparità che nel 2019 hanno favorito un profit shifting nell’area per 170 miliardi di euro», sottolineano i ricercatori.
Le distanze sul fisco
La scarsa armonizzazione delle aliquote Ue ha creato infatti anche alcuni “paradisi fiscali”: quattro Paesi, rileva l’Ocse, con riferimento al 2019, e cioè Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo e Belgio, hanno attratto in gran parte circa 170 miliardi di euro di profitti dei 200 trasferiti da Paesi Ue a fini fiscali. Gli stessi Paesi sono destinatari del 30% dei profitti trasferiti da Paesi non Ue all’interno della Ue.
Ma la conseguenza peggiore della mancata realizzazione di un mercato dei capitali europeo è rivolta al futuro, e riguarda la transizione verde. Un obiettivo al quale Bruxelles sta puntando con stanziamenti significativi di risorse e una legislazione che, tassello dopo tassello, sta cercando di superare gli ostacoli posti dai singoli Paesi.
Il mercato dei capitali
Ma, sottolineano gli autori dello studio, senza una piena integrazione dei mercati dei capitali è impensabile «soddisfare il fabbisogno di 620 miliardi l’anno (al 2030) stimati in Europa per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica al 2050».
La direttiva sulle Case Green
Una contraddizione che sta emergendo con una certa urgenza all’interno dei singoli comparti della transizione. Martedì 12 marzo per esempio ha avuto il via libera definitivo a Bruxelles la direttiva sulle Case Green. L’obiezione principale degli eurodeputati di centrodestra (che hanno votato “no” compatti) è che l’ambizioso programma, che porterebbe gli edifici dei 27 Paesi Ue alla neutralità climatica entro il 2050, non può contare su alcun tipo di finanziamento ad hoc, e gli Stati non dispongono di risorse per finanziarlo.
I rischi legati ai sussidi
Una questione che potrebbe porsi per ogni tassello della transizione verde, rileva Cdp, e che potrebbe sfociare anche in uno sviluppo sempre più squilibrato dei singoli Paesi, data anche la forte eterogeneità dei sistemi fiscali e del regime di concessione degli aiuti di Stato. I sussidi pubblici alle imprese infatti riflettono non soltanto la differenza di legislazione, ma anche di disponibilità delle finanze pubbliche nazionali. Emblematico, osserva lo studio Cdp, il confronto tra Germania, Francia e Italia: «Nel 2021 l’ammontare degli aiuti nazionali in rapporto al Pil è stato rispettivamente del 3,4%, 2,5% e 1,7%, a fronte di un debito pubblico pari rispettivamente al 66%, 112% e 142%».
Tutto insomma fa dire che il completamento del mercato dei capitali è indispensabile, non solo per mettere insieme le risorse pubbliche necessarie alla transizione verde, ma anche per favorire la mobilitazione dei privati, indispensabili nella misura compresa «in un intervallo tra il doppio e il quintuplo del settore pubblico».