PagoPA, l’Antitrust gela il governo: “La cessione a Poste è irregolare”
di Giuseppe Colombo , Aldo FontanarosaROMA — Il Garante della Concorrenza, l’Antitrust, silura il progetto del governo che vuole assegnare PagoPA alla Zecca dello Stato (per il 51%) e poi a Poste Italiane, per una quota rilevantissima (il restante 49%). Un’idea — scrive l’Antitrust in una sua memoria — che presenta «criticità concorrenziali».
Il Garante si concentra soprattutto su come avverrebbe il passaggio del 49% di PagoPA — la piattaforma per i pagamenti alla Pubblica amministrazione — dall’attuale proprietario (il Tesoro) alle Poste.
È questo l’aspetto più delicato della vicenda, come dimostrano le contestazioni dell’Abi. Il governo vorrebbe assegnare il 49% di PagoPA alle Poste con un decreto già approvato in Consiglio dei ministri, adesso in Parlamento per la sua conversione in legge.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, minimizza: "Non è che ha detto di no, la sistemeremo", dice ai cronisti al Senato sui rilievi Antitrust.
Eppure la procedura non piace all’Authority che reclama «condizioni minimali di …
ROMA — Il Garante della Concorrenza, l’Antitrust, silura il progetto del governo che vuole assegnare PagoPA alla Zecca dello Stato (per il 51%) e poi a Poste Italiane, per una quota rilevantissima (il restante 49%). Un’idea — scrive l’Antitrust in una sua memoria — che presenta «criticità concorrenziali».
Il Garante si concentra soprattutto su come avverrebbe il passaggio del 49% di PagoPA — la piattaforma per i pagamenti alla Pubblica amministrazione — dall’attuale proprietario (il Tesoro) alle Poste.
È questo l’aspetto più delicato della vicenda, come dimostrano le contestazioni dell’Abi. Il governo vorrebbe assegnare il 49% di PagoPA alle Poste con un decreto già approvato in Consiglio dei ministri, adesso in Parlamento per la sua conversione in legge.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, minimizza: "Non è che ha detto di no, la sistemeremo", dice ai cronisti al Senato sui rilievi Antitrust.
Eppure la procedura non piace all’Authority che reclama «condizioni minimali di trasparenza e non discriminazione a garanzia del mercato».
L’operatore più qualificato
Il ricorso a una simile procedura è la sola modalità», insiste l’Antitrust, che permetta di «selezionare l’operatore più qualificato». Operatore che potrebbe essere Poste come un qualsiasi altro.
L’Antitrust invoca quindi «un’asta competitiva o comunque una procedura che metta a confronto più manifestazioni di interesse».
Viceversa la scorciatoia governativa risulta «in conflitto con regole» che «assurgono a veri e propri principi ordinatori del sistema» anche per «la loro aderenza a principi euro-unitari e costituzionali».
La stima giurata
Nel suo decreto, il governo vuole che il valore di PagoPA sia accertato attraverso una stima giurata. Anche qui, però, l’Antitrust ha qualcosa da eccepire.
La stima giurata va bene, a patto che il valore individuato diventi la base di un’asta aperta a tutti gli operatori interessati a comprare il 49% di PagoPA (Poste, i suoi concorrenti, le stesse banche).
Il Garante si attarda, a questo punto, sul ruolo decisivo di PagoPA. In pratica «i soggetti di diritto privato che gestiscono servizi pubblici e le società a controllo pubblico» sono obbligati dalla legge a servirsene per «i pagamenti digitali alle pubbliche amministrazioni».
Il nodo dei pagamenti digitali
PagoPA, dunque, è «il nodo pubblico dei pagamenti digitali godendo di un significativo e non replicabile vantaggio rispetto a qualunque altra piattaforma venisse costituita dai privati».
Ora, l’ingresso di Poste nel 49% di PagoPA assegna al compratore (Poste, appunto) il «privilegio riconosciuto alla piattaforma, con conseguente partecipazione dello stesso alla (relativa) quota di profitti».
Aggiunge l’Antitrust che PagoPA nasce neutrale, «cioè come mero tramite» per i pagamenti. Invece la «cessione del 49% della piattaforma PagoPA si presta a minare questo carattere di neutralità», perché Poste «è presente anche nel mercato a valle».
Mercato «dove opera in concorrenza con gli altri soggetti che si avvalgono della piattaforma».
L’audizione alla Camera
Il 13 marzo, sentito in audizione alla Camera, Matteo Del Fante dice la sua su Poste dentro PagoPA: «Noi garantiamo al mercato — spiega l’ad di Poste — la riservatezza dei dati. Abbiamo registrato un miliardo di transazioni su Spid e nessuno si è mai posto il problema della riservatezza».
E ancora: «PagoPA è un circuito di pagamento su cui siamo assestati in 409 diversi fornitori di servizi. Il fornitore permette al cittadino di utilizzare, come circuito di pagamento, proprio PagoPA. Non c’è nessun interesse, chiunque ne sia il proprietario, a minimizzare la portata del circuito».
«Anzi: è interesse di qualsiasi azionista far crescere i propri asset nella massima riservatezza».
Aggiunge Del Fante: «Lavoriamo con le banche da più di 20 anni. Per legge, noi non possiamo fare credito né concedere prestiti. Ma dal 2002 distribuiamo prestiti di istituzioni finanziarie. Quando un nostro cliente vuole un prestito al consumo, analizziamo il caso e lo passiamo alla banca. Abbiamo fatto 48 miliardi di operazioni e 4 milioni di italiani hanno beneficiato della nostra presenza territoriale».